
18/9/2007
C'è nodo e nodo
In parziale risposta a quando richiesto da Old john, di cui del resto sto per seguire le orme (ma si sa, bisogna sempre imparare da chi è più esperto), posso dire che un tempo mi esercitavo a fare i nodi con uno spezzone di corda da alpinismo, stamattina, davanti allo specchio e con l'occhietto un po' pesto, mi esercitavo a fare i nodi della cravatta. Le cose cambiano, cari amici! :-)
12/9/2007
Ancora sul v-day, poi basta
Un amico mi ha mandato via email questo testo, che reca la firma di marco travaglio. Visto che dice grosso modo quello che io penso del v-day, ma lo esprime molto meglio, lo riporto col copia incolla.
A vedere i telegiornali di regime, cioè praticamente tutti, sabato a Bologna e nelle altre piazze non è successo niente (molto spazio invece al matrimonio di Baldini, l'amico di Fiorello). A leggere i giornali di regime (molti), il V-Day è stato il trionfo dell'«antipolitica», del «populismo», del «giustizialismo» e del «qualunquismo». In un Paese che ha smarrito la memoria e abolito la logica, questa inversione del vocabolario ci sta tutta: la vera politica diventa antipolitica, la partecipazione popolare diventa populismo, la sete di giustizia diventa giustizialismo, fare i nomi dei ladri anziché urlare «tutti ladri» è qualunquismo[...]
E infatti, che il V-Day fosse antipolitico, populista, giustizialista e qualunquista, lorsignori l'avevano stabilito prim'ancora di vederlo, di sapere che cos'era. A prescindere. Non sapevano e non sanno (non c'erano) che per tutta la giornata, in 200 piazze d'Italia e all'estero, migliaia di giovani dei Meet-up grilleschi hanno raccolto 300 mila firme (ne bastavano 50 mila) in calce a una proposta di legge di iniziativa popolare che chiede il divieto per i condannati di entrare in Parlamento, il tetto massimo di due legislature per i parlamentari e la restituzione ai cittadini del diritto di scegliersi i propri rappresentanti sulla scheda elettorale. Cioè hanno esercitato un diritto previsto dalla Costituzione, quello di portare all'attenzione delle Camere tre questioni «politiche» quant'altre mai. E l'hanno fatto con l'arma più antica e genuina di ogni democrazia: la manifestazione di piazza.
Quella piazza che, quando la occupano Berlusconi e Bossi e Casini e Mastella per chiedere cose incostituzionali, tutti invitano ad «ascoltare». E quando la occupano un milione di persone senza etichette né bandiere (tante erano mal contate, sabato, da Bologna a New York, se alle 20 i firmatari della petizione erano 300 mila, altrettanti erano ancora in fila a mezzanotte e molti di più avevano desistito per fare ritorno a casa) diventa un obbrobrio da ignorare e rifuggire.
se volete leggere il resto cercate in internet
Commenti
Old John (9/14/2007)
Bipolarismo di comuni interessi clienterali questa è l’attuale democrazia politica occidentale. (peccato che così non sia riuscita a definirla Karl Popper)
Ma a parte la corretta V-politica, quand’è che l’Hula diario parla degli “umori” prematrimoniali?
9/9/2007
V-day
Non ho firmato solo percé non sono arrivato in tempo al banchetto. Soprattutto oggi, dopo aver sentito una faccia da Casini che definisce populista e qualunquista la legittima richiesta da parte dei cittadini italiani di non vedere seduti in parlamento dei delinquenti con tanto di condanna, mi pento di non essere stato abbastanza svelto per arrivare a firmare in tempo.
6/9/2007
L'auto amica dell'ambiente
Io il sospetto dietrologo e complottista che in realtà sia possibile avere l'automobile a zero emissioni inquinanti ce l'ho da tempo. Ed è per questo che quando sento lo spot che dice Panda, l'auto amica dell'ambiente mi sento come se avessero detto Dioniso, il vinaio amico della tua salute oppure Snowy, la valanga amica degli sciatori.
In una parola, ho la sensazione che mi stiano prendendo per il sedere...
3/9/2007
Storia
Non sono mai stato un grande amante della Storia. A Scuola mi faceva paura: le troppe date ed i troppi nomi da ricordare non sono mai andati d'accordo con la mia memoria discontinua e perennemente distratta, ma ciò non toglie che la materia in sé mi affascinasse e non poco.
Forse è per questo che quando, credo circa 10 anni fa, ho affrontano l'esame di storia contemporanea all'università, ci ho messo dentro tutto me stesso. Mi sembrava una Storia così viva e recente che il mio presente ne scaturiva quasi in modo immediato.
In particolar modo erano alcune reminiscenze della lettura di 1984 di Orwell a ricordarmi il rischio di una riscrittura della storia. Dovevo conoscere la storia, così nessuno avrebbe potuto ammannirmi una versione distorta di essa. Ovviamente partivo dal presupposto, presupposto di cui sono ancora oggi più che convinto, che la Storia che mi insegnavano all'università fosse una storia onesta, autentica, ricavata dall'incrocio di fonti, selezionata attraverso il reciproco controllo di storici professionalmente dediti all'esegesi delle sue fonti.
Per queste ragioni la lettura di Vuoti di memoria di Stefano Pivato (ed. Laterza) fa suonare un campanello d'allarme: se ci dimentichiamo la storia siamo disposti a prendere per buona una qualunque sua rilettura. Soprattutto in un'epoca come la nostra, in cui partiti politici privi di tradizioni (oppure con pessime tradizioni) pretendono di rifarsi una verginità, negando i loro trascorsi oscuri (quando non lugubri).
Gli storici sono stati scacciati dal principale elaboratore di cultura del nostro paese: la tv. Molto meglio avere giornalisti che si reinventano la storia in versioni adatte ad accendere il dibattito, a fare notizia, ad avallare politici furboni (quando non proprio ignoranti) in riletture storiche assolutamente infondate quali, giusto per citarne alcune: il fascismo dal volto umano, i comunisti al potere, i partigiani considerati alla stregua di teppaglia criminale.
Guarda caso in questi giorni ho appena terminato la lettura de Il complotto contro l'america di Roth. In esso l'autore gioca a riscrivere la storia degli Stati Uniti. Nelle elezioni del 1940 Roosvelt perde a favore di Lindbergh (che in realtà non si è mai candidato), e l'america finisce poco a poco nel gorgo del filonazismo (se volete sapere come va a finire selezionate il testo in blu alla fine del post)
Insomma Roth gioca con la storia, e per qualche anno sposta l'ago della bilancia della storia a favore dei Nazisti. È difficile pensare che senza l'intervento degli U.S.A. le cose in Europa sarebbero andate a finire come sono andate a finire, ossia con una vittoria delle democrazie contro le dittature.
Che cosa fa Roth? Gioca pesante con la storia. Che cos'è la sua? Una presa in giro? Un esercizio accademico? Fantastoria? Non so bene che risposta dare. Di sicuro è un esperimento che, se non si conosce la storia com'è andata veramente, può generare confusioni. E penso che se non si conosce la storia è difficle che l'appendice a fine libro, contenente schede biografiche dei personaggi protagonisti del libro, basti a fare luce nella nebbia della finzione creata, magistralmente, da Roth.
Il libro ovviamente ha suscitato grosse polemiche (un buon punto di partenza è la pagina di wikipedia dedicata al romanzo). Ma tutto sommato ha il pregio di far riflettere ancora oggi su una fetta di storia che non deve essere dimenticata e che invece in Italia si cerca di confondere in una storia condivisa.
Alla fine la correttezza storica viene recuperata e la storia inventata da Roth torna nel solco della Storia così come è realmente avvenuta, con lo sbarco in Normandia, gli alleati in italia e la caduta dei regimi fascista e nazista.