
7/9/2004
Venezia, mostra del cinema 2
L'abbuffata continua. Ed è quasi inevitabile che arrivino i bocconi indigesti. "Scappiamo per un po' dal cinema americano", ci siamo detti. E così sabato sera abbiamo scelto un film in concorso: Mar adentro di Alejandro Aménabar.
C'è coda per entrare al palatim. La proiezione, prevista alle 24.00, inizia con 20 minuti di ritardo; quasi a confermare la mia imprssione di base: la mostra del cinema di venezia è un posto dove vedere i film che tra un mese saranno nelle sale, ma facendo più coda e pagando più caro l'ingresso (10 euro).
Poi si spengono le luci.
La pellicola racconta la storia (vera) di Ramón Sampedro, tetraplegico da 26 anni, che combatte nella cattolica Spagna la sua battaglia per il diritto di morire dignitosamente, la sua battaglia per l'eutanasia.
È uno di quei film che ti sanno far sentire male. Che ti sventolano sotto gli occhi la tua fortuna di poter camminare, prendere le cose in mano, girare la testa e guardare dove ti pare. Ci sono persone per cui questo è un sogno. Ramòn è (o meglio era) uno di questi. Ha diritto di scegliere il momento ed il modo della propria fine?
I dialoghi sono spesso scoppiettanti e spennellati di un'ironia che, visto il tema, non ti aspetteresti. Il microcosmo di personaggi che circondano il protagonista copre tutte le possibili opinione sul tema: chi capisce e rispetta, chi non capisce ma rispetta, che non capisce ma non rispetta. C'è anche spazio per chi cambia idea. Ramón invece le idee le ha chiarissime e non avrà ripensamenti.
C'è poesia. C'è dolore. C'è politica. Serio candidato al Leone d'oro.
Sullo stesso tema, ma con in più la sferzante critica sociale di cui il protagonista, gravemente malato, si facaeva portavoce e che aiutava a rendere più leggero il tutto, preferisco Le invasioni barbariche.
(La recensione su filmup)
Ieri sera, oramai forti nella nostra capacità di scelta e stuzzicati dalla recensione apparsa su repubblica ("una bella sintesi tra cinema d´arte e talento comunicativo"), la nostra scelta cade su The World - Shijie, di Jia Zhang-ke.
Basta mezz'ora e ci ricordiamo perché il cinema orientale è una questione per palati fini. Tempi lunghi. Dialoghi così realistici da rasentare il nonsense. Difficoltà culturale nostra di penetrare una cultura millenaria così lontana dalla nostra. Difficoltà culturale loro di affrontare, senza rimanerne schiacciati, la transizione a tempo di record dal feudalesimo comunista alla modernità tecnologica.
Usciamo stravolti dopo due ore e venti senza speranza. Finale super drammatico. Una pesantezza come non ne vedevo da tempo.
4/9/2004
Venezia, mostra del cinema
Completamente contagiato dal clima della mostra del cinema di Venezia sono andato a vedere film per tre sere di fila. Credo che nei prossimi giorni continuerò con lo stesso ritmo, finché non mi si arrosseranno gli occhi (computer di giorno più cinema la sera, ottimo!) e non mi verrà il sedere quadrato a forza di stare seduto.
Andiamo con ordine.
Fahrenheit 9/11 (Michael Moore) mercoledì 1/09
Se anche solo la metà delle cose che ci racconta Moore in questo brillante e drammatico documentario fossero vere, Bush dovrebbe essere messo in galera e le chiavi dovrebbero essere gettate ai pesci. Al confine tra giornalismo e spettacolo, Moore racconta l'ascesa politica di Bush: da inetto amministratore aziendale a presidente deli USA. Tutte cose che in europa, chi ha un briciolo di cervello, sapeva già. Speriamo che gli americani vadano in massa a vederlo e decidano di crescere, una buona volta.
Che dire ancora? Che dopo aver visto questo film il dilettantismo delinquenziale di un Berlusconi (buon per noi che non sia lui a capo della prima potenza militare al mondo) pare poca roba.
The terminal (Steven Spielberg) giovedì 2/09
Se nel film precedente abbiamo visto ciò che gli Stati Uniti, purtroppo, sono; in questo al contrario Spielberg ci racconta ciò che vorrebbero essere. Tom Hanks, nei panni di un simpaticissimo cittadino proveniente da un paese dell'est, sbarca New York senza sapere neanche una parola di inglese. Nel suo paese però, mentre lui era in volo sopra l'oceano, si verifica un colpo di stato. Il nuovo governo non viene riconosciuto da quello americano. Il povero Victor, non provenendo da nessun posto, non può entrare negli stati uniti. Vivrà le settimane successive nell'area dei voli internazionali del trerminal dell'aeroporto. Si troverà un lavoro, farà amicizie, si innamorerà, giocherà a fare il cupido per aiutare un amico. Alla fine sarà amato da tutti tranne dal direttore dell'areoporto, per cui rappresenta un'anomalia burocratica piuttosto scomoda.
Un mondo buono, solo burocraticamente idiota, dove si viene giudicati in base al pese di provenineza. Putroppo sappiamo che il male non è tutto lì, ma per un piao d'ore (forse un po' troppe per un filmetto così) non è brutto crederlo.
Volevo solo dormirle addosso (Eugenio Cappuccio) venerdì 3/09
Dulcis in fundo, un film italiano. Marco Pressi (per la sua ragazza è semplicemente el muerto) sgobba da mattina a sera tardi nella sede milanese di una multinazionale dei microchip. Giacca scura, cravatta, lessico aziendale: un giovane di successo. Ma non siamo più negli anni 80: l'azienda non vende. Bisogna tagliare posti, fare fuori i rami secchi e, povero Marco, tocca a lui, che, ironia della sorte, fino al giorno prima formava i neoassunti su ridicole teorie motivazioniste al lavoro.
Stressato, male alimentato (è vita mangiare un wurstel a notte fonda suduti sul cesso col pc sulle ginocchia?), assolutamente incapace di amare (Laura, la sua ragazza per lui è solo un corpo caldo a cui dormire addosso, appunto); Marco rappresenta il mondo dei giovani colletti bianchi dal posto precario e dalla pensione irraggiungibile. Risate amare, salutari. Finalmente un film che parla della realtà?
Per satasera grande indecisione: Collateral oppure A love song for Bobby Long