18/8/2005

U.S.A.

E cosi' anche il viaggio in USA e' quasi alla fine. In questo momento sono in un ostello di san diego, la postazione internet e' posizionata in cucina dove un tizio sta appestando l/aria nel tentativo di fare una bagna cauda (no, non temete, nessun tentativo di imitazione yankee del sublime intingolo piemontese, pero' vi giuro che sta sfriciulando aglio come un dannato, forse prepara un sistema antivampiri per l'intero ostello). Come vedete sta cavolo di tastiera yankee non ha le lettere accentate, portate pazienza.

Dicevamo, aglio a parte, gli stati uniti sono davvero un grande paese, oppure sono solo un paese grande? Gli spazi in effetti sono sterminate e potete guidare per ore senza incontrare un paese sulla vostra strada.

Confermiamo anche altri stereotipi diffusi: le case trasportate in giro sui camion, l'obesita' dilagante, fast food ovunque, barboni che frugano nei cassonetti ad ogni angolo di strada.

Ma se si guarda un po'oltre gli stereotipi ci si trova di fronte un paese dalle bellezze naturali incredibili, e per fortuna noi ci siamo limitati a California, Utah, Arizona e NEvada, se no dovrei stare qui ore a menarvela su che cosa abbiamo visto.

In ogni caso faro' un resoconto piu o meno dettagliato con la dovuta calma nei giorni a venire, una volta tornato in Italia e sperando che il mio cervello non si sia dimenticato gia' tutto quanto.

Per ora sappiate che il Joshua Tree, con tatno di alberi strani come sulla copertina del disco degli U2, esiste davvero, pure gli orsi esistono davvero, anche se non ne abbiamo visti (ma li abbiamo sentiti). Il Grand Canyon e' piu' grand di quanto si possa immaginare. Il Bryce canyon e' piu' bello dal vivo che in cartolina (ma quale posto non lo e'?). Le sequoie sono alte e bellissime, nonostante gli anni: anzi le loro migliaia di anni se li portano proprio bene.

Facciamola breve. Tanti chilometri, tanta stanchezza accumulata, gli occhi pieni di spazi sterminati, le orecchie assordate dai tuoni degli acquazzoni che corrono come anime in pena sulle painure semidesetiche di quello spazio che tex willer ci ha insegnato a chiamare 'il west'.

Per ora tanto vi basti, un abbraccio a tutti e a presto. :-)

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