18/7/2008

Sport e doping

Io un po' in bici ci sono andato. So quanto è faticoso. Una volta per poco non ci lascio pure la pelle, su al Galibier: i 2600 e fischia metri di altitudine ed un improvvisa nevicata agostana mi avevano fatto cadere vittima di un attacco di freddo. Fortuna che c'era Luca con me, che mi ha buttato in una macchina di passaggio verso un ricovero caldo qualche chilometro più sotto.

Insomma, per andare in bici bisogna essere allenati. Allenandosi tanto si migliorano i tempi, diminuisce la fatica e forse si impara anche a resistere al freddo. Ma per arrivare ai livelli dei professionisti l'allenamento e le bistecche non possono bastare. Ci va la chimica.

Negli sport di fatica il campione pulito non può esistere ed è da ingenui pretendere che esista. Perché la fatica oltre certi limiti è imbattibile. Fare centinaia di chilometri tenendo medie di certo tipo non è umano, non è nelle possibilità dell'essere umano. Poi può esistere il caso unico, il talento. Ma non possiamo distinguerlo in mezzo ai dopati. Ed è per questo che lo sport non ha senso. La competizione sportiva trasformata in spettacolo, incrostata di sponsor ed avvolta da bigliettoni e contratti stellari non può per i suoi stessi presupposti essere un puro e semplice confronto di capacità fisiche. Chi riuscirà ad escogitare la pozione magica che sfugge ai controlli, vincerà e si porterà a casa il malloppo.

Per questo motivo mettere in croce Riccò è doppiamente antipatico. I media hanno bisogno dell'eroe da metere sotto i riflettori. Quel qualcuno non può che essere un dopato. Ergo i media sono la causa del doping. Perché nessun giornalista spenderebbe mai parole per celebrare il ciclista che si è ritirato a metà giro, contento di averci almeno provato oppure quello che rischia sempre di arrivare fuori tempo massimo, ma tutto sommato ce la fa ad andare avanti per il gusto di esserci, ammesso che simili figure esistano ancora o siano mai esistite.

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7/7/2008

Val Canali

Sabato siamo saliti a farci una camminata in Val Canali, nelle Pale di San Martino. Stupendo, semplicemente stupendo. Il Rifugio Treviso sbuca fuori all'improvviso dopo una salita a tornanti immersa nel fitto del bosco. Vien voglia di fermarsi a guardare le nuvole che giocano con le cime e gli scalatori che sfidano la gravità su da queste guglie di calcare dall'aspetto indomabile.

Ma le gambe vogliono di più e così saliamo fino alla Forcella Canali, che apre l'accesso all'altopiano, un territorio marziano fatto di rocce in alcuni punti ricoperte da nevai in rapido ritiro.

La giornata è dalla nostra e più passano le ore più il tempo migliora. Il sole è caldo e mette sete. Nulla di meglio che fare di nuovo tappa al Treviso per un birrone alla spina (siamo in Trentino, qui nei rifugi c'è la birra alla spina). Poi si scende verso i pascoli di fondovalle nell'aria calda del pomeriggio.

Grazie a Claudio (che è venuto fino a piazzale roma a prenderci!). Eliana e Claudia per la compagnia! foto su http://picasaweb.google.it/clocappe/ValCanali[...]

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1/7/2008

Trenitalia 2

Sono sopravvissuto al rientro a Venezia con due cambi di treno. Ho pagato circa sette euro di più rispetto a quando usufruivo dell'Intercity diretto, ora soppresso perché non produttivo, come mi hanno spiegato i controllori ed i capitreno. Ci ho impiegato 25 minuti di più. Ho capito che Trenitalia dà di più! Prezzi più alti. Tempi di percorrenza più lunghi. Più cambi di treno.

La prossima volta si prenderà l'auto. D'altra parte a quanto pare i treni servono solo per andare e venire da Roma. E crepino pure tutti quelli che si vogliono muovere verso altre mete.

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