
18/7/2006
Taxi amari
Il taxi fa parte di quelle cose che non mi posso permettere. Esattamente come il Dom perignon, le cene di pesce da 50 euro, la Mercedes, ecc ecc. Una corsa in taxi mi dà l'emozione di un prodotto di lusso, qualche volta ho potuto osare, ma era sempre perché dividevo la spesa con altri amici, ed in quattro il prezzo del taxi diventa quasi abbordabile. Se consideriamo che attraversare milano con tariffa notturna è una botta da 20 euro ho sempre preferito stare al freddo ad attendere il tram sulla circonvallazione ed arrivare a casa mezz'ora dopo.
Tutto questo per dire che a me la protesta dei taxisti un po' mi infastidisce. Come mi infastidirebbe un blocco stradale di bottiglie di Dom. Se ho ben capito la tarifa delle corse è fissata a livello regionale (grazie Guido per la preziosa informazione). Il problema è che le lincenze sono limitate e cedibili. Così, tanto tempo fa, qualcuno ha dato il la ad un meccanismo perverso vendendo la sua licenza a peso d'oro. Qualcuno ci è cascato e l'ha comprata a peso d'oro. Cosa assurda perché la licenza (sempre grazie Guido) è gratuita. Così è nato il costume di vendere le licenze, a quanto pare a prezzi stratosferici, così che l'attuale progetto di liberalizzazione sarebbe la catastrofe per tutti quegli imprenditori (io li chiamerei ingenui) che hanno deciso di pagare il pizzo per fare i taxisti.
Così alla fine si può dire che la colpa è dello Stato, che permette la cedibilità di una cosa che non si ottiene pagando, ma d'altro canto vorrei ricordare ai cari (nel vero senso della parola) taxisti che il rischio fa parte dell'impresa, e che come c'è chi è rimasto secco con parmalat oppure la bolla speculativa della new economy oppure comprando un bar che poi si è rivelato un pacco, ecc ecc; così anche loro hanno corso il loro rischio d'impresa, e ora non possono pretendere di scaricarlo sulla comunità. Non è la prima volta, credo, che una normativa rivoluziona le condizioni di una data categoria di lavoratori.
Questo è quanto ho capito leggendo i giornali e parlando con mio fratello. Chi ne sa di più (o magari ha un amico taxista, ma non un ultrà: accetto solo qualcuno con cui si possa parlare) è il benvenuto.
14/7/2006
Manu Chao al Traffic
Ho amato i Manonegra come pochi altri gruppi in vita mia. E quindi dire quello che sto per dire mi costa un po' di fatica.
Manu Chao ieri sera è stato ... abbastanza noioso.
Secondo me oramai è diventato troppo personaggio. È l'uomo delle battaglie sociali. Ieri sera ha subito sposato la causa del no tav alzando al cielo la bandiera col simbolo del movimento. E va bene così.
Non confondiamo i piani artistico e politico: non lo sto criticando perché io sia un fanatico della Tav (ho idee molto confuse al proposito, con una lieve propensione per il no)ma ora ho l'impressione che, alla fine, a lui importi di più essere il testimonial delle battaglie che il musicista.
Che i suoi dischi non siano neppure lontanamente paragonabili al meraviglioso miscuglio che un tempo produceva con la sporca dozzina è un fatto riconosciuto da tutti quelli che erano appassionati di quello splendido bordello, ma almeno dal vivo speravo che si facesse supportare da una band adeguata: sbagliavo. Fortuna che c’era Garbancito (ex Manò) a fare qualche stacco di percussioni e lo special guest Roy Paci a scaldare l’atmosfera con la tromba. Diversamente il giudizio sull’esibizione di ieri sera sarebbe stato disastroso.
I pezzi da solista di Manu Chao sono scarni: lo sappiamo e lui stesso lo ha ammesso più volte. Ma durante il live di ieri anche i pezzi dei Manonegra sono stati semplificati nell’arrangiamento e così si ha avuto l’impressione di ascoltare lo stesso brano per due ore.
In macchina stamattina mi riascoltavo il live in the hell of patchinko… beh non c’è proprio paragone.
12/7/2006
Italia vs Europa
La vittoria dei mondiali di calcio dopo 24 anni poteva essere un'occasione per dimostrare di essere un po' migliorati col tempo. Ovviamente l'occasione è stata sprecata.
Il vero problema è che questa vittoria è come sempre l'unica cosa che accomuna gli italiani, che per il resto continuano ad essere degli eterni sparpagliati: sud contro nord, est contro ovest, comune contro comune. Ma se questa pax momentanea sul fronte interno è addirittura deliziosa, è sul fronte eseterno che l'atteggiamento dei rinati italiani mi deprime.
L'avversario è ancora sempre il nemico: come se fossimo ancora ai tempi della guerra.
La gentre prova più simpatia per il Brasile oppure l'Argentina che per la Germania oppure la Francia. L'Europa da quel punto di vista è un mezzo fallimento. Siamo uniti ma ci stiamo reciprocamente sui marroni. In occasione della partita con l'Italia i tedeschi si sono tuffati a pesce nel mare delle solite banalità sugli italiani mammoni e pizzaioli. Gli italiani da parte loro non aspettavano di meglio per attaccare briga.
Si gode ad aver battuto i tedeschi. Si gode ad aver umiliato i francesi. Non si gode ad aver vinto il torneo o, per lo meno, questa è una cosa che viene dopo. Perché bisogna tirare in ballo argomenti extra calcistici quando poi è di calcio che si tratta? Perché purtroppo è li che si colloca la nostra frustrazione. A farla da padrone è sempre il senso di inferiorità. Siamo peggio in quasi tutto: standard di vita, stipendi, sanità pubblica, ecc ecc, ma almeno a pallone vi battiamo, sai che consolazione! Per giunta il nostro calcio si è dimostrato fondato su un sistema di corruzione pazzesco e così si leva il coro "amnistia! amnistia!". Il sistema marcio viene santificato perché è servito ad avere ragione dello straniero.
Insomma, la soddisfazione, ammesso che nella vita si possa essere soddisfatti per la vittoria di una squadra di calcio (ok, per il Toro posso fare una deroga, ma solo perché so che sarebbe una vittoria contro quel sistema di cui parlavamo sopra) mi è già passata. Resta la perplessità di chi vorrebbe sentirsi in un paese un po' più europeo, circondato da paesi un po' più europei ed invece gli tocca di essere italiano litigioso circondato da stranieri astiosi ed invidiosi: insomma, l'Europa è fatta, ora non resta che fare gli Europei, viene solo il dubbio che se non siamo riusciti a fare gli italiani, figuriamoci gli europei.
Nella mia concezione del mondo il calcio di club è la cosa seria ed idiota in cui siamo immersi tutto l'anno ed i mondiali, al contrario, andrebbero vissuti come una festa: chi se ne frega se l'Italia perde, basta giocare onestamente. Forse confondo il calcio con le relazioni internazionali.
Morale: io non sono nazionalista, ma europeista, ma non toccatemi la mia torinesità o mi girano i marroni. Quindi neppure io sono senza macchia. Ciau neh!
7/7/2006
consumo dunque esisto?
ho poco tempo per scrivere, ma per fortuna ho un po' di tempo per segnalare qualcosa: il diario della repubblica di oggi (file PDF) sui consumatori ed il loro rapporto con le corporazioni sembra piuttosto interessante: lo leggerò in treno più tardi.