30/6/2003

E morì con un felafel in mano

Sono felice che un sacco di gente abbia commentato il mio ultimo post. Solo così il sito acquisisce significato. GRAZIE.

Ieri ho finito di leggere un libro che Luca mi ha prestato un po' di tempo fa: E morì con un felafel in mano, di John Birmingham (Fandango ed). Vi ricordate? C'era anche il film. Beh il film l'avevo visto a suo tempo, ma non è che mi ricordi molto.

Il libro invece è stata un'illuminazione. Questa la sostanza: John passa continuamente di casa in casa. Ma non sono case normali. Sono popolate da una fauna umana del tutto particolare: drogati, esibizionisti, dark, esoterici, persone che, per farla breve, hanno tutte qualcosa fuori posto.

C'è chi lavora, chi spaccia, chi è nel business del sesso, chi si limita a starci dentro col sussidio di disoccupazione.

Tra tende montate in soggiorno, sporcizia che avanza, droghe di ogni tipo, bollette di cui nessuno si assume la responsabilità le vicende narrate sono molto spesso al di là del grottesco e si concludono sempre con l'allontanamento di qualcuno: o il più pazzo viene cacciato dalla casa, oppure sono gli altri che non resistono più e fanno le valigie.

Gli episodi sono tantissimi e non c'è una reale continuità negli eventi. Potete partire dalla metà o dal fondo del libro. Non c'è un filo cronologico. Come se l'autore si sfogasse tutt'a un tratto per la vita fin qui condotta con davanti una birra oppure un bong (una specie di pipa di vetro per farsi di cannabis e derivati vari la cui presenza accomuna tutte le case).

A rendere ancora più frammentaria la lettura contribuiscono altri piccoli inserti, quasi dei post-it, in cui altri personaggi raccontano le loro storie di coabitazione. Un viaggio allucinante, un viaggio da morire dal ridere.

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29/6/2003

Pic d'Asti

Scusate se non sono più assiduo come un tempo nella scrittura, ma il caldo mi sta dando al cervello e lo sforzo che faccio per buttare giù righe è decisamente superiore a quello che mi è normalmente richiesto.

Ricordate quando alla fine del resoconto sull' Aig de Bionassay ho chiesto ai miei compagni di gita di programmare qualcosa di più semplice, che ci desse la soddisfazione di arrivare in cima?

Ebbene, sono stato prontamente accontentato. Complice anche la pigrizia, che, dopo la sfacchinata dell'ultimo 4000, ci ha indirizzato verso obiettivi più tranquilli, decidiamo di puntare sul Pic d'Asti, in val Varaita (CN), una punta piuttosto appariscente e ben visibile dalla strada che conduce al Colle dell'Agnello.

Parto da casa alle 7.30, che orario da merenderos! Passo a prendere Francesco ed arriviamo a Verzuolo dopo le 9.00. Giovanni sale a bordo ed iniziamo la salita della valle. Tra una cosa e l'altra poggiamo i piedi sul sentiero che mancheranno una ventina di minuti alle 11.00 e densi nuvoloni già si addensano attorno alle cime, ma non sembrano avere intenzione troppo 'bagnate'.

L'avvicnamento alla Sella d'Asti, piccolo colletto ad est della cima, non richiede molto tempo, per quanto si svolga lungo una pietraia pittosto noiosa ed insidiosa.

Al colletto tira un'arietta più che fresca. In pochi attimi mi trovo addosso tutto ciò che mi sono portato dietro. Siamo pur sempre sopra i 3.000 mt, ma, eh già, dopo il 4.000 della scorsa settimana noi facciamo i furbi ed io mi sono pure permesso di lasciare la giaccavento a casa. Peggio per me. Mi farò bastare il k-way ed il misero paninetto alla marmellata che ho avuto il buon senso di prepararmi stamattina.

Ci immbraghiamo, ci leghiamo, ci caschettiamo. Pronti! La descrizione di cui disponiamo è dettagliatissima ed i numerosi segni di vernice verde traccaiti sulle rocce tolgono i restanti dubbi su quale sia l'itinerario di salita. Salita facile e divertente, i chiodi disponibili sono tutti nei punti giusti.

In cima il panorama si mostra a tratti, tra una nuvola e l'altra. Il Viso non si mostra. Peccato, da qui dev'essere spettacolare. Consultando il diario di vetta scopriamo che alle 9 qualcuno è già passato di là. Probabilmente loro hanno visto qualcosa di più.

La fame ci spige ad affrettare la discesa. Lungo la pietraia ci fermiamo più volte a guardare la vetta appena salita: il suo aspetto promette difficoltà ben maggiori di quelle che abbiamo incontrato. È una montagna per fare gli 'sboroni', puoi mostrare le foto agli amici e fare la figura del grande alpinista! Su sta cosa le risate si sprecano.

Ma la fame ha presto il sopravvento. Arriviamo alla macchina. Appena partiti inizia a piovere: che fortuna esagerata! Ci fermiamo in bassa valle a fare la spesa all'Emporio del Buon Viso (se passate da quelle parti una sosta è molto raccomandata) e poi ci lanciamo a casa di Giovanni a banchettare.

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27/6/2003

La Ballata delle Canaglie

Milo e Vittorio sono due amici, due soci in "affari", il fatto è che i loro affari sono truffe di piccole dimensioni: principalmente frodi assicurative e spaccio di aspirine ad aspiranti sballati del sabato sera. Ma nei loro sogni c'è la Grande T, la grande truffa: quella in grado da sola di metterti a posto per tutta la vita.

Il libro è in gran parte scritto alla seconda persona: insomma, noi lettori vestiamo i panni di Vittorio nella maggior parte delle pagine. Così ci sentiamo ancora più dentro la vicenda quando ci tocca porre freno alla mania oratoria di Zio Grissino (lo zio di Milo, da lui chiamato per aiutare a realizzare la Grande T) oppure trattenere i nostri sentimenti per Cristina (la morosa di Milo).

Raccomandato in particolar modo ai torinesi, che potranno immaginarsi con più facilità le serate alcoliche ai Murazzi dei due protagonisti o le corse in vespa per via Po.

La ballata delle canaglie, di Enrico Remmert (Marsilio, 2002, 284 pp. 15,50 euro).

Commenti

aluccia (6/30/2003)

ah allora è bello sto libro? merita potter?

Paolo (6/30/2003)

Se è bello? Molto di più! Davvero, a me è piaciuto molto. Una delle cose migliori lette negli ultimi tempi.

Enrico Remmert (9/9/2003)

Be', grazie dell'attenzione. Allora, ogni tanto, qualcuno ne parla. Baci bacini. Er

dani (9/9/2003)

Devi essere + ottimista, ti ho già + volte detto che hai le carte giuste per tutto. ciao

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24/6/2003

Aiguille de Bionnassay (mt 4052)

Giovanni, Francesco, Andrea ed io siamo da poco arrivati a Courmayeur. È un sabato mattina caldo e limpidissimo, e decidiamo di fermarci in paese (suona strano chiamarlo paese, termine che evoca un ambiente semplice e pure un po' misero) a fare due acquisti, non di più perché bisognerebbe ipotecare la casa. Ci incamminiamo nella via centrale quando assistiamo ad una scena demenziale: un tipo sta portando a passeggio un'iguana. Il sauro se ne sta fermo a godersi il sole. Tutto intorno è un coro di oooh, aaah. Il padrone si gode i suoi dieci minuti di celebrità. Gli lancio un'occhiata del tipo "mavadaviailcu" e proseguiamo alla ricerca di qualche negozio di alimentari.

Ne trovo uno di formaggi. Ottimo, un po' di fontina nel panino ci sta alla perfezione. Mentre aspetto il mio turno entra una signora gucci-prada con occhiali a specchio super-avvolgenti. Si informa presso il negoziante se sia provvissto di 'formaggio d'alpeggio'. Lui risponde che ne ha molti: fontine, tome di ogni stagionatura. Ma la signora non vuole né fontina né toma: ha sentito parlare del 'Formaggiodalpeggio' (a questo punto va scritto come fosse un marchio registrato con formula brevettata) e ne vuole un bel pezzo. Mi domando perché non si compri tutta la baracca per togliersi la soddisfazione di lincenziare un formaggiaio così incompetente!

Esco da lì pensando che mi dispiace di non avere in mano un bazooka per fare fuori un po' di persone a caso. Ma la vita, per fortuna, talvolta pareggia i conti. Giro gli occhi lungo la via ed incontro un viso familiare... ma è Matteo! Detto "il sindaco". Ci salutiamo. Sono veramente contento di incontrarlo. Lo mettiamo al corrente delle nostre intenzioni: andare a dormire al rifugio Gonella ed affrontare il giorno dopo l'Aiguile de Bionnassay, cima di 4000 e zufola mt. nel massiccio del Bianco. Matteo si entusiasma e ci offre appoggio logistico a casa sua per un pranzo e gli ultimi controlli sull'attrezzatura. Accetteremmo volentieri, ma è tardi e preferiamo, anche se a malincuore, prendere subito la strada della Val Veny. Se domani torniamo ad un ora decente lo passiamo di certo a trovare.

Parcheggiata la picasso (la glorieuse) prima della sbarra che ferma il traffico lungo la strada della valle, ci buttiamo gli zaini (e che zaini, tra ramponi, moschettoni, piccozze e corde varie ci portiamo sulla schiena una piccola casetta) in spalla ed affrontiamo la 'desolazione' del miage: laddove si stendeva solo pochi anni fa una bella lingua di ghiaccio ora il ghiaccio, ritraendosi, ha lasciato una morena sassosa, faticosa da percorrere e triste a vedersi.

Verso la fine del lungo corridoio morenico saliamo sul ghiaccio ed i primi crepacci aperti ci costringono ad alcuni su e giù prima di trovare la strada che, salendo lungo un contrafforte piuttosto scosceso, porta al rifugio Gonella. I tre soci mi mollano strada facendo. In effetti soffro per il caldo, ed arrivo abbastanza spompo dopo 4 ore di camminata.

Al rifugio l'ospitalità è ottima. Il gestore si da da fare, con successo, per creare una bella atmosfera tra tutte le comitive. La maggior parte di esse alle due di stanotte si metterà in marcia per raggiungere la cima del Bianco. Noi veniamo consigliati di partire alle quattro.

La temperatura è tale che mi fermerei sulla terrazza del rifugio a lungo, ma bisogna andare a letto. Domani ci sarà da faticare ben prima del sorgere del sole. Ci attendono mille metri di dislivello. Ed a 4000 metri non è poco!

Alle due il grosso della camerata si sveglia. Preoccupazioni e paure varie si fanno strada in me, e stento un po' a riprendere sonno.

Alle quattro veniamo chiamati e, dopo abbondante colazione e preparativi vari, alle cinque posiamo il piede sulla neve che ricopre il ghiacciaio del Miage. Legati, ramponati, caschettati; insomma pronti. Due dei catalani che dovevano salire alla Bionnassay non sono neppure scesi dalle brande. Gli altri due sembrano filare abbastanza alla svelta. Ma il ghiacciaio è spaccato da profondi crepacci, che ci costringono a lunghi zigzag. Ci imbattiamo in un lungo solco che taglia trasversalmente tutto il fronte del ghiacciaio, è troppo largo per poterlo saltatare. Un piccolo ponte sospeso di neve pare permetterne l'attraversamento. Ok, si inizia con l'adrenalina. Facciamo una sosta con le picche schiacciate a fondo nella neve ed attraversiamo. I catalani ci guardano attraversare, poi decidono di tornare indietro. Siamo solo più noi quattro.

Raggiungiamo la spalla di rocce e ghiaccio che fino a quel punto ci ha negato la vista della meta. È un mondo a due colori: il bianco della neve, il blu del cielo. Iniziamo un lungo traverso per raggingere il colle adducente alla vetta. Il pendio è molto inclinato e tagliato, una trentina di metri sotto di noi, da crepacci paurosi. La concentrazione è massima: sento solo il tutum tutum del mio cuore mentre penso a come muovere piedi e braccia per ottenere il massimo equilibrio. In effetti non trovo molto tempo per godermi il panorama e a ripensarci questo è uno degli aspetti più frustranti delle gite tecnicamente (almeno per il mio livello) difficili.

La cresta è affilata e le poche tracce lasciate da chi ci ha preceduto fin quassù, ad occhio Francesco le giudica tracce di discesa, non offrono aiuto nella progressione. In lontananza vediamo altri gruppi di 'formichine' arrancare verso i 4800 del Bianco. Alcuni aerei ed elicotteri ci passano sopra la testa. Anche a 4000 mt è difficile trovare un po' di solitudine!

Ci fermiamo che la cima appare ormai vicina: la neve comincia a mollare troppo ed è malferma sotto i passi. Pazienza, si torna indietro, inutile correre altri rischi.

Si avvicina il mezzogiorno quando siamo di nuovo nei pressi del ponticello. Due francesi ci chiedono se quello sia l'unico passaggio per raggiungere il Gonella. Rispondiamo di sì. Dei commenti che seguono le uniche cose che capisco sono putaine e merde. Fa caldo, ed il timore che quel piccolo arco se ne vada giù con qualcuno di noi sopra non è frutto di pura fantasia. Decidiamo di attraversarlo gattoni, per distribuire ulteriormente il nostro peso. Alla fine ci passeremo sopra in sette. E poi via, a saltare altri crepacci. Ma quando finiscono le emozioni oggi?

Al rifugio ci concediamo una lunga sosta per riprendere le forze e toglierci una buona parte di vestiario. Poi, congedatici dai gestori del rifugio, inizia un lunghissimo rientro. Se all'andata la morena pareva lunga ora è veramente infinita. Arriverremo alla macchina alle 19. Troppo tardi per andare a svuotare il frigo di Matteo. Peccato!

Ci mettiamo in marcia verso Torino. L'impatto col caldo della città è dirompente. Lunedì sono a pezzi, oggi approfitto della festa di S.Giovanni per buttare giù queste righe. Sperando di raggiungere prima o poi una cima (le incompiute stanno diventantdo un'abitudine!), butto lì un invito a tutti: ragazzi, facciamo qualcosa di più facile? ;-)

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Old John (6/25/2003)

“Italiani che hanno faticato, sbuffato, sudato sulle Alpi. Una categoria di uomini privilegiati, che dalla vita hanno spremuto qualcosa, in fatto di gioie, di ebbrezze, di soddisfazioni interiori, che a nessun altro è dato conoscere". Massimo Mila

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20/6/2003

Cammino

Cammino. Ma cammino ai trecento all'ora. Se iniziassi a correre forse potrei andare ai novecento all'ora, oppure al contrario scoprire che non ne sono capace, che non riesco a prendere velocità.

Ma per il momento non ho nessuna intenzione di provare. Anzi. Vorrei fermarmi in un punto un po' sopraelevato e guardarmi intorno. Ma qui è tutta pianura, così piatta e monotona che gli oggetti, anche quelli non troppo distanti, e l'orizzonte stesso si perdono nell'aria torbida per la calura.

Così cammino. Come me tanti altri. Ogni tanto qualcuno sfreccia di corsa. Non hanno mai tempo di ascoltare. Al più si fermano a dirti qualcosa e poi ripartono. Se hai capito o meno, a loro non importa granché.

Giorno dopo giorno. Settimana dopo settimana.

Giornate uguali. Settimane uguali. Non ci si ferma mai.

Ti svegli che è lunedì. Ti addormenti che è venerdì. In mezzo ci sono gli pseudoproblemi dei clienti, che si incazzano per una virgola, per un maiuscolo sbagliato. Cose che lì per lì mi buttano addosso come se a quelle sviste fossero imputabili l'effetto serra e la fame nel mondo.

Due ore dopo arriva un'altra richiesta. Di quelle della settimana scorsa non me ne ricordo più né io né loro. Camminiamo. Tutti assieme. Loro a volte sono quelli che corrono. Che si schiantino. Io intanto continuo a cercare il posticino sopraelevato per avere una visione d'insieme. Ovvio che non c'è, o se c'è io non lo troverò.

Bel modo di sentirsi il venerdì vero? ;-)

Colonna sonora ideale: Queens of the Stone Age.
L'ultimo disco è una cosa che ti cresce dentro ed è quasi fastidioso all'inizio, poi però non riesci a farne a meno. Ed io che credevo di non avere più l'età per certe cose post-grunge...

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giovanni (6/20/2003)

Magari c’è,
magari lo troviamo già domani a quota 3.071,
solo che dobbiamo camminare per arrivarci,
ma forse è una delle poche lunghe marce che fanno bene,
o magari lo troviamo il giorno dopo a quota 4.000, ma non riusciamo a godercelo…

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15/6/2003

La Cialma (mt 1560)

Primo vero giro in MTB della stagione.

La Cialma è un alpeggio situato a poca distanza dalla omonima punta, che si eleva a separare i valloni del Rio Albina e quello del Tessuolo, poco sopra Lanzo (TO). Come capita spesso con gli alpeggi 'moderni' vi conduce uno stradone sterrato, accidentato ma abbondantemente ciclabile.

La giornata è calda ed io e Sergio ce la siamo presa abbastanza comoda: "alle 9 meno 10 sarò da te" gli avevo promesso la sera prima. E infatti arrivo alle 9.20, ops!

Il campo base è a casa di Fabrizio, non lontanta dall'abitato di Vietti. Più tardi arriverà una bella compagnia a sbranare carne alla griglia. Il pensiero fisso della braciola ci accompagnerà lungo tutta la salita.

Dopo un 5 km di avvicinamento su asfalto svoltiamo seguendo le indicazioni su alcuni scoloriti cartelli in legno. La strada si fa subito ripida ed è meglio conservare le forze. La prima parte è nel folto del bosco. Dcecido di tenermi la maglia asciutta per la discesa e la infilo sullo zaino. Tanto siamo nel bosco, non saranno quei duecento metri 'allo scoperto' a procurarmi qualche scottatura! Qualche ora dopo tutti sghignazzano guardandomi le spalle: tre belle scottature rosse delimitano la "Y" bianca disegnata dalla mia salopette. Mi toccherà andare al mare, se, prima o poi, voglio un'abbronzatura un po' meno ridicola.

Durante la salita sulla destra si trovano un paio di fonti di acqua gelida. Pura gioia per la gola e per la testa. Ci imponiamo di andare su con calma, o meglio, 'con cialma'. Può sembrare incredibile, ma su sta idiozia ridiamo lungo tutto il tragitto!

Qunado usciamo dal livello del bosco si aprono delle splendide viste sulla bassa valle di Lanzo (in lontananza si scorge nella foschia la collina di Superga) e sulla testata delle vallate di Ala e Grande. La Ciamarella è sempre là e continua a chiamarmi. Peccato che quest'anno nella stagione scialpinistica non abbiamo trovato spazio per lei. Alla sua sinistra la Bessanese, alla destra i denti che chiudono sul confine francese la Val Grande.

Superiamo l'alpeggio e proseguiamo fin dove la strada lo permette, prima di trasformarsi nel sentiero che conduce alla cima Vaccarezza. Fine della corsa. Sbraniamo i micropanini alla marmellata che per fortuna avevo infilato nello zaino prima di partire, lottando con i tafani che, attratti dal nostro profumino, si danno da fare per il nostro sangue.

La braciola chiama. Sgonfio leggermente i pneumatici e via. Gli scossoni della discesa scaldano le braccia e ci prendiamo qualche pausa per far riposare le mani. Nella parte alta la strada è particolarmente sassosa, ma dopo pochi chilometri il fondo è liscio e ricoperto da ghiaia fine: insomma la tenuta è molto buona e si scende che è una goduria. Inseguo Sergio mentre salta sui tronchi che tagliano trasversalmente la strada (credo fungano da scolo per l'acqua).

Arrivati a casa di Fabrizio (grazie Fabri per l'ospitalità) io incomincio a dedicarmi alla birra (grazie anche per la birra!)... quello che succede nelle ore successive è un po' confuso...

Se volete una descrizione dettagliata dell'itinerario consiglio il solito ed indispensabile www.peveradasnc.it/mtb/percorsi/cialma.htm

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Paolo (6/17/2003)

eh sì, c'è chi si è dato cose ben più serie... non nascondo un briciolo di invidia... www.zeroincondotta.it/mondo/modules.php?[...]

Gio (6/17/2003)

Non dirmi che invidi la sveglia all’1.30 !

Vedo che c’è sintonia tra di noi perché quest’Unghia di Ciamarella è nelle nostre brame!

Poi c’è chi ci supera, salendo al GranPa senza neanche andare a dormire….

Paolo (6/17/2003)

... e infatti si sono visti i risultati %-)))

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10/6/2003

Alpi Apuane e trentenni in crisi

C'è gente che a trent'anni dice già 'non ne posso più, cambio vita' e fugge verso le campagne con l'idea di aprire un bed & breakfast oppure un agriturismo.

'È che non ne posso più di andare in giro vestito così', indossa una camicia, pantaloni scuri con riga, scarpe chiuse scure, estremamente elegante. Mi guarda: io indosso una polo, un paio di shorts ed i sandali. Tratta faccende immobiliari, probabilmente tira su anche dei bei soldi. Ma a Torino oggi è caldo record. Con un caldo così che te ne fai di un lavoro?

Ieri tornando a casa ho fermato l'auto sotto casa dell'amico Ale. Si è affacciato dal primo piano ed abbiamo fatto quattro chiacchiere. Mi fa 'Ma tu eri in ufficio vestito così?' (Shorts, t-shirt e sandalo). Gli dico che non devo vedere mai i clienti, con cui ho solo rapporti telefonici. In realtà sono tutte scuse. Con questo caldo non ce la farei a tenere addosso una giacca per neppure dieci minuti. E vadano a cagare tutte le apparenze e la storia che l'impressione è quella che conta. Ci indignamo per il burka e poi non riusciamo a capire che la giacca e la cravatta sono il burka del terziario occidentale, ipocriti.

E così va a finire che ripenso a casa di Andrea a Nicola (provincia di La Spezia). Alla goduria di un weekend in un paese dove le automobili neppure possono arrivare. Urlano là sotto, tra La Spezia e Carrara. Ma sono così lontane.

Ripenso alla fuga di casa la mattina presto, sabato mattina, mentre tutti ancora ronfano di gusto, per andare a scoprire il calcare del Procinto e la bellezza delle alpi Apuane.

Ripenso a Davide che mi dice 'La sbarua è una cattiva maestra', ed ha ragione. Non mi sento a mio agio su quella verticalità. Vado su con poca testa, poche gambe, troppe braccia. Risultato, il primo tiro già mi stende. Il paesaggio è comunque veramente fantastico. Il mare è a pochi chilometri, ma questa è montagna vera, bassa, ma vera.

Ripenso al timore per un temporale che si avvicina. 'Davide, non sarebbe meglio scendere?'. Ci pensiamo per un po', ma poi preferiamo proseguire. Alla fine, per nostra fortuna, i nuvoloni passeranno più in là, risparmiandoci una bella lavata.

Grandi Davidi. Tra un 'cristu' e l'altro ancora una volta mi riescono a portare oltre alle mie capacità.

Giorgia, santa Giorgia, ci aspetta di sotto. Probabilmente non sapeva che pizza fosse accompagnare degli arrampicatori.

Alle diciotto il sole declina, siamo affamati ed assetati e la birra ed il panino al Rifugio Forte dei Marmi sono una autentica manna dal cielo.

Ripenso a quanto mi sono divertito domenica mattina a dare la tinta al bagno di casa di Andrea, ché a casa scapperei al solo pensiero. Le birre. Le risate. Il sudore cola lungo la schiena ma intanto la giornata vola.

Lo so che bisogna essere realisti, che non si può impostare tutto sulle sensazioni. Ma a 'sto punto forse li capisco un po' di più questi trentenni che vanno in crisi...

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gio e piera (6/11/2003)

Non aprite troppi bed & breakfast, la concorrenza guasta, perché necessariamente, al massimo tra un paio d’anni ci siamo anche noi e, se a tua volta non ne aprirai uno, ti vedrei bene ad arrotondare lo stipendio accompagnando bikers o scialpinisti sulla strada dei cannoni, che già conosci bene, tra Val Varaita e Val Maira.

Per citare Alberto Paleari: “com’è duro farsi pagare per una cosa che faresti comunque perchè ti piace!”

Gio e Piera
Un coppia di trentenni molto maturi.

paolo (6/11/2003)

sto già lubrificando la catena ed affilando le lamine!

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4/6/2003

Ma a voi Matrix Reloaded è piaciuto?

Non so se avete già visto Matrix Reloaded. A quanto pare è un destino a cui è difficile sottrarsi: prima o poi, di vostra volontà o costretti dagli amici (amici?), vi capiterà o vi è capitato di vederlo.

Già ai tempi del primo Matrix, quando molti uscivano dal cinema come se avessero appena avuto un'illuminazione ('ma allora la realtà è un'illusione, che storia!'), ero un po' perplesso: era un tema ricorrente nella fantascienza già da dieci anni e quindi per me, che allora bazzicavo il genere abbastanza spesso, non era nulla di nuovo. Un film ben fatto, insomma, ma nulla più.

Col secondo le perplessità aumentano: la quasi assenza di trama viene mascherata con infiniti combattimenti tirati per le lunghe. I meccanismi dei passaggi dal dentro al fuori della matrice ormai vengono dati per abbondantemente compresi, mandando terribilmente in crisi le persone con la memoria corta oppure quanti non abbiano visto il primo (probabilmente si dà per scontato che tutti abbiano visto il primo). Insomma, all'inizio un riassuntino alla star wars poteva starci bene...

La domanda che vi pongo è già nel titolo: Ma a voi Matrix Reloaded è piaciuto sì oppure no? Perché?

Lasciate pure le vostre considerazioni.

Per rompere il ghiaccio eccone alcune inviatemi via mail dall'amica Frolix (grazie!).

1) Neo indossa una lunga veste nera (sicuramente comodissima per i combattimenti)con cui si libra in cielo in una sorta di via di mezzo tra don camillo e superman

2) Zion la città dei ribelli sembra la Silicon Valley e ci si domanda come mai gli abitanti abbiano tutta questa tecnologia e non riescano a fabbricarsi dei maglioni senza buchi (presumibilmente le tutine in gore-tex e gli occhiali li importano da Parigi)

3) Vengono avanzate teorie sui programmi a dir poco deliranti. Programmi che scappano per non essere cancellati; che si duplicano; che si sposano (impulsi elettrici che acquisiscono coscienza e quindi anche un corpo, un sesso e si sposano???)

4) La recitazione di Monica Bellucci è talmente scarsa da risultare dolorosa e fossi in lei avrei citato gli autori per il vestito in stile matrimonio di provincia, quando tutti gli altri indossano quelle belle tutine nere (sospetto che l'idea fosse metterne in mostra le procaci curve, ma magari mi sbaglio)

5) Il maestro di chiavi (ma non era in Ghostbusters) recita anche peggio della Bellucci

6) L'architetto, la figura chiava, parla come se stesse recitando un resoconto annuale alle Nazioni Unite. A un quarto del suo discorso speri che la pellicola vada a fuoco

7) Naturalmente tutte le incongruenze saranno spiegate nell'ultimo Matrix; ebbene sì ne hanno fatto un altro e io sarò là a vederlo, il che mi fa sorgere delle perplessità anche nei miei riguardi...

Commenti

parinot al sivè (6/5/2003)

accidenti, non ho visto nè il uno nè il due ma a leggere questi commenti mi viene voglia di andare a vederlo, soprattutto mi sembra i costumi siano belli e curati e anche questa cosa dei maglioni è interessante.

Jhonny "theboy" Barretta (6/5/2003)

riguardo al punto 6...
ho visto matrix 2 domenica e la pellicola ha preso fuoco veramente! però prima ,quando recitava la Bellucci

paolo (6/5/2003)

Johnny, forse il fenomeno si è verificato a causa delle occhiate che lanciavi alla Bellucci?? ;-)

agata (6/9/2003)

Dopo quanto avevo sentito non potevo esimermi dall'andare al cinema a vedere Matrix. Per farlo nel migliore dei modi sabato mi sono riguardata il 1° e poi sono andata al cinema. Sul primo devo difendere il film, a me è piaciuto. Ritengo più vicino e probabile un futuro alla maniera del grande fratello dove qualcuno ci dice subliminalmente come ci dobbiamo comportare, che sapori dobbiamo sentire... che un futuro su marte. Considero questa fantascienza tristemente futuribile, e in qualche modo già parte delle ns. vite. In compenso il secondo mi ha delusa, ma davvero tanto. L'immagine in cui Neo infila una mano nella ferita virtuale di Trinity e le ridona la vita mi ha fatto capire in che razza di monumento all'economia ero entrata. Il pubblico vuole abbozzi di sesso, un po' di tette e azione, bene, ecco Matrix Reloaded. La cosa che più mi intristisce? lo riguarderò, ed andrò a vedere il terzo episodio... sono anche io in questo meccanismo perverso di marketing drogato da Matrix.
Un'ultima battuta per la tua amica: i vestiti fighi sono quelli che loro hanno quando sono dentro matrix. Nel primo episodio spiega che sono una proiezione della loro immaginazione, per questo sulla nave sono simil-straccioni.

Ci^^ (6/9/2003)

VI SUPPLICO non toccatemi Matrix divento una bestia.....
è l'idea che ha rivoluzionato il cinema e sfido chi dice il contrario!!! e poi è una cultura, bisogna documentarsi prima di sputar sentenze ...baci!!

parinot al sivè (6/11/2003)

Ho finalmente visto matrix 1 l'altra sera, in compagnia della famiglia Bargis e di Stefano Mule, e quindi mi sento in pieno diritto di entrare in questa discussione. È un plasticone paura!! Hanno fatto il film di tekken 3 dopo aver letto un bignami di paolo cohelhoh... Comunque, sul serio, fa veramente vomitare e io avevo voglia di vedere un plasticone rilassante con tante sparatorie, ma quella roba... In confronto ad un qualsiasi episodio di Alien scompare, addirittura Nirvana è più bello (che è tutto dire!). Mah! baci a todos

paolo (6/11/2003)

beh, dai. Nirvana almeno era un tentativo di realizzare una 'spaghetti fiction'... a me non era dispiaciuto come tentativo...

parinot (6/12/2003)

È vero che Nirvana è un nobile tentativo di Spaghetti fiction, e abbastanza ben riuscito, ma non tanto da essere di per sè un bel filmone! Sicuramente rispetto alla banalità schiacciante di matrix è un capolavoro - akira kurosawa e toshiro mifune! Ma come dici nell'introduzione il tema di matrix è già stato ampiamente sviluppato dalla letteratura fantascientifica e non (già il vecchio della montagna ci ammoniva che: Nulla è vero, tutto è permesso; un po' di secoli fa, per cui scopre l'acqua calda spacciandola per un'intuizione geniale, ed è forse proprio questo che ti fa il latte ai ginocchi.

Ci^^ (6/17/2003)

La finiamo di fare il popolo controcorrente a tutti i costi? ... che tristezza No Matrix No Nirvana che vi guardate le avventure dei teletubbies?

Paolo (6/17/2003)

eddai, i gusti son gusti, un po' di tolleranza! E poi non si "fa" i controcorrente... si dice la propria idea e bon!

frolix (6/17/2003)

In effetti io i teletubbies qualche volta li ho guardati e devo dire che li trovo inquietanti. tutto quel saltellare nel praticello dall'aria post-atomica.
se ne potrebbe fare un bel film dell'orrore...

MaGiCMuSH GiGI (7/3/2003)

CIAO!MAtriw, è vero , non propone nulla di nuovo, ma sekondo me serve apposta per riportare nella mente della gente di kuesto tempo , il pensiero dei piu grandi mistici e pensatori del passato.In libreria è pieno di libri ke parlano dell'illusione della realtà, ma kome noterete non c'è una grossa pubblicità per kuesti testi in giro...o uno si informa e li cerka o non li troverà mai.I registi di Matrix volevano lanciare un messaggio, e ci sono riusciti , ma non dobbiamo dimentikare ke sono sponsorizzati dalla WARNER e ke la suddetta ha investito un bel kapitale per produrre il film, e kuindi lo deve rendere più kommerciale possibile perkè deve riguadagnare i soldi investiti.In più non dimentikiamoci ke SIAMO in MAtrix e ke dicerto non è autodistruttivo, kuindi imposta un film kome kuesto in modo da kreare perforza dubbi e perplessità...mika si può permettere di skollegarci tutti!!ANdate oltre l'apparenza e askoltate il messaggio...Wake uP!!

paolo (9/10/2003)

Il primo Matrix è un gran bel film,fantascienza un po'fumettistica ma di notevole impatto.Il secondo uno spettacolo visivo...e una noia mortale...l'interpretazione della Bellucci è sicuramente la peggiore della storia del cinema di tutti i tempi.Ciao

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