
31/5/2003
Da primo
È uno splendido sabato di sole e già al secondo tiro sono ben felice di essermi spalmato un po' di crema solare sul collo prima di attaccare la salita.
La Rocca Sbarua è inondata di luce. Io e Francesco siamo in pantaloncini corti e t-shirt, ma a voler fare i coraggiosi si potrebbe andare su senza maglia. Ci faccio un pensiero, ma poi il pensiero di una scottatura "a tutta schiena" mi fa desistere.
Scegliamo la via di fianco alla normale: per un po' parlamentiamo su chi debba andare su da primo, io gli dico che per me non c'è problema, però lo vedo poco convinto e preferisco non insistere, va su lui. Oggi il settore è particolarmente affollato, un corso con alcuni ragazzi di Milano occupa le vie alla nostra sinistra ed alla nostra destra.
Appena raggiungo Francesco in sosta sento una voce familiare che mi chiama da sotto: Dave ci ha raggiunto. Gli lanciamo giù una corda ed in pochi istanti alla catena siamo in tre.
Qualche battuta poi mi guarda: "allora vai su tu?". Ma sì, affrontiamo il grande passo. Il tiro che mi aspetta non nasconde difficoltà. Ripassiamo un attimo le manovre che dovrò effettuare una volta in catena. Ok, si va. Un bel respiro per cacciare la tensione e via. Appoggio dopo appoggio, appiglio dopo appiglio: lo scatto dei rinvii negli spit è piacevole come il saluto di un vecchio amico. Sono soddisfatto di come riesco a mantenere la concentrazione, la paura non trova varchi. Raggiungo la sosta, mi assicuro e poi guardo i due là sotto. Tutto ok. Mi prendo anche il tempo per scattare loro una fotografia.
Alla fine della giornata abbiamo fatto un sette/otto tiri, tra cui uno abbastanza buffo in una specie di camino quasi orizzontale, in cui ci tocca avanzare strisciando ed alla cui fine mi tocca la distruzione della tela capolavoro di un ragno che, per nulla felice, si va a rintanare in qualche crepa più in basso.
Mi prendo anche il tempo per la mia prima quasi-caduta, giusto per aggiungere qualche altra emozione. Tento un passaggio, credo, di sesto; ma sono ormai stanco e ho le mani umide. Perdere la presa è un attimo, il rinvio è piuttosto alla mia sinistra, così faccio un piccolo pendolo prima di rirovarmi con i piedi contro la parete. Un attimo dopo il cuore inizia ad andare fuorigiri. Un paio di respiri profondi mi fanno ritrovare il controllo.
Sono le 18.30 quando scendiamo ad un affollatissimo rifugio Melano: c'è anche comitiva di svizzeri. International Sbarua! Fa un caldo cane. E la birra fresca va giù che è un piacere.
27/5/2003
Grigio/Marrone
Il cielo è grigio e le montagne sono spettri, mezzo nascoste là dietro il velo dell'umidità. Fa caldo. Tutti gli anni la stessa storia. Io questa stagione la detesto. Fortuna che non ci sono ancora troppe zanzare, ma arriveranno. E quando arriveranno l'inferno in terra sarà completo.
Stamattina, mentre scendevo i tornantini della strada di casa, ho notato che la cappa di smog dentro la quale Torino pare galleggiare 350 giorni l'anno (quando cioè non tira vento) in questo periodo non diminuisce, si limita a cambiare colore: dal grigio al marrone.
Mi limiterò ad alcuni giudizi sintetici su alcune cose che mi stanno accompagnando in questi giorni tra il grigio ed il marrone...
Dischi:
CALEXICO - The black light :-]
R.E.M. - Document :-)
Libri:
John Birmingham - E morì con un felafel in mano :-)
Mauro Corona - La montagna :-))
Film:
Matrix reloaded :-(
Se volete lasciate anche voi le vostre faccine di questo periodo... siete i benvenuti
Commenti
giovanni (5/27/2003)
Ø Il Giardino dello spirito. Un viaggio tra i simbolismi dell'Orto Medievale di Perugia. Un libro che penso abbiamo comprato in 9 e letto in 3 (autore a parte). Ø Il film Stigmate e non mi chiedete perché ho dovuto vederlo. Ø Il paesino di Castelluccio in Umbria, illuminato da un unico raggio di sole, tra nuvole nere, in uno degli altopiani carsici più belli e solitari d’Italia. Ø Una cena, appena sufficiente, ma tra ottimi, più che parenti, amici.
paolo (5/27/2003)
te la sei cercata: "perché hai dovuto vederlo?" ;-)
paolo (5/27/2003)
non c'entra, però ora se battete un a capo mentre digitate un commento (ora lo metto)
il vostro commento viene visualizzato correttamente
bello no?
giovanni (5/27/2003)
te la sei cercata: "perché hai dovuto vederlo?"
In un pomeriggio grigio/marone vuoi aprire l'argomento donne?
paolo (5/27/2003)
come sospettavo... no, lasciamo stare... il pomeriggio è troppo grigio e marroneee per meeeee :-)
marqula (5/28/2003)
posso blagare gravemente cari miei, a parte in questi giorni che piove per il resto cielo azzurro smalto e montagne limpide a due passi, odore di fiori e tutto verde che scoppia, meno male che non fa più freddo!
dischi:
Musica veche din Moldova (folk - moldavia) ((-:
Maria Tanase's song ( cantante romena d'antan) [-:
Les tetes Raides - Chamboultou (((-:
film
ultimo visto: Lautari (di notte a fuori orario a casa di amici) (-:
libri
Moby Dick di Melville
assolutamente colossale, uno dei libri più belli che abbia mai letto, quasi bello come Il maestro e Margherita e cent'anni di solitudine! C'è un perché è un classico, in fondo...
aluccia (5/29/2003)
paolino, io per il tuo periodo grigio marrone ti consiglio il libro che sto leggendo ora: "Rumore Bianco", Don De Lillo. Secondo me potrebbe piacerti. un baccio
Agata (5/30/2003)
Mi sento in colpa. Qui, salvo sporadiche nuvolette piovasche, c'è il sole e il grigio del cielo c'è solo quando sta per nevicare o piovere. Caldo fa caldo e il mio Giacomo mi fa un po' impazzire e la pressione va sotto i piedi.
Il modo per ovviare a questo problema l'ho trovato. Alle 14.30 parto alla volta di Livorno dove mi aspetta un catamarano e tre giorni intorno all'isola d'Elba. Una follia che ci siamo regalati prima dell'arrivo di Giacomo... la prima volta che viaggiamo come famiglia e non come coppia. Non nascondo di essere emozionata. Ti racconterò al mio ritorno. CIAO
andrea (5/30/2003)
dischi:
portishead NYC :-))
rem (random) :-)
libri:
david foster wallace la scopa del sistema :-))))))))))
confermo il consiglio della tua amica paolo: rumore bianco è un ottimo libro e soprattutto è il migliore di delillo
Agata (6/3/2003)
RIEPILOGO: il week end lungo è stato azzurro, ma di un azzurro tale da fare male per quanto è bello. Peccato l'asssenza di vento che ci ha costretto ad andare solo a motore, anche se, viste le dimensioni del mio pancione, forse è stato l'ideale. Non abbiamo ballato un gran che ed ho sciolto in tre giorni 6 mesi di tensioni.
21/5/2003
La città incantata
Chihiro è una bambina paurosa, ma quando, per sbaglio, i genitori la portano in un parco giochi abbandonato e si ritrovano trasformati in maiali a causa della loro ingordigia, saprà trovare dentro di sé la forza di combattere le sue paure per far recuperare ai suoi l'umanità perduta e riscattare la sua libertà dalla strega Yubaba, tenutaria di un hotel per spiriti e fantasmi bisognosi di riposo.
L'ultima fatica di Hayao Miyazaki vale abbondantemente il prezzo del biglietto. Un cartone animato che in emozioni e fantasia dà tanti punti a pellicole blasonate e infarcite di stars. Era tanto che non mi incantavo così al cinema: le tradizioni giapponesi, nella loro bizzara complessità, sembrano fatte apposta per trasformaci in bambini stupiti.
E' un mondo magico, dove si può incontrare lo spirito del rapanello (spassoso), quello di un fiume malato ed inquinato, dove le rane parlano, dove spiriti tentatori mettono alla prova l'avidità della gente per poi punirla e tutti possono da un momento all'altro trasformarsi in qualcosa di diverso.
Chihiro perde il suo nome, tenuto come in ostaggio dall'avida Yubaba, si innamora di un giovane mago che sa trasformarsi all'occorrenza in un terribile drago, ma che a sua volta si troverà nei guai a causa della sua avidità. L'avidità, la mancanza di rispetto per la natura, l'inoperosità sembrano, per Miyazaki, essere le colpe più gravi di cui si macchiano sia uomini che spiriti.
Ma non esiste il cattivo assoluto e neppure il buono assoluto. Ed è forse in questa assenza di contrapposizioni forti che sta il fascino profondo di questa godibilissima favola.
http://www.centraldocinema.it/...
Commenti
Frolix (5/24/2003)
Inquietante (soprattutto all'inizio; per bambini coraggiosi) ma bello.
18/5/2003
Verso Punta Francesetti
Ore 3.20 di domenica mattina: sveglia. Beep beep beep beep. Schizzo come una molla: non sono neppure troppo catatonico. Bene. Maglia. Arva. Lenti a contatto. Macchina fino da Francesco. Poi si corre ad Avigliana a raggiungere Giovanni ed Andrea.
Mentre saliamo verso il Moncenisio tra un abbiocco e l'altro realizzo che è un mese che non metto gli sci nei piedi. Ne ho una gran voglia, neppure le nuvolacce che ci danno il benvenuto in Francia mi fanno cambiare parere.
Buio. Nanna. Mi sveglia Giovanni per chiedermi dritte sulla strada. Consulto la cartina solo per finta: "mmmh, direi, mmmhhh... di là..."
Arriviamo a Bonneval sur Arc (Riders of the lost Arc!)che sono circa le 6.30. Ci mettiamo gli sci in spalla. Pesano. Su verso il Refuge des Evettes. Pioviggina. Salendo la pioggerellina diventa nevischio. Il cielo è completamente coperto, ma fa comunque caldo.
Andrea mi raggiunge, sta canticchiando brazil. Io attacco la melodia della garota de ipanema. Ridiamo assieme ed intanto attraversiamo il Plan des Evettes in direzione delle bastionate dell'omonimo ghiacciaio. Ci passiamo sotto. Speriamo stiano su almeno per i prossimi dieci miniuti!
Giovanni ci segnala alla nostra destra due pernici. È la prima volta che le vedo. Una ha la livrea invernale, bianchissima. L'altra invece ha il piumaggio scuro. Scappano ticchettando. Avevo sentito suoni simili solo nei documentari sul gallo cedrone.
Consultiamo bussola e cartina un paio di volte, ma alle 11.30 ci guardiamo l'un l'altro: "ma dove vogliamo andare!?" Non si vede niente. Nessuno conosce la zona. Eppure il meteo italiano non era così brutto. Già, ma qualcuno ha pensato di dare uno sguardo a quello francese?
Iniziamo la discesa. Neve pesante ma per niente brutta nel primo tratto. Poi si fa troppo molle. Il mese di lontananza dalle assette si fa sentire: non sono a mio agio su questa polentazza.
Ritorniamo al piano ed il sole fa capolino tra le nubi: possiamo renderci finalmente conto che è un bel posto, ma le cime sono lassù, ben nascoste. Se vogliamo scoprire le vette di questa zona ci tocca ritornare.
La temperatura mite attira le marmotte fuori dalle loro tane. Non hanno alcuna paura e si lasciano avvicinare fino a pochi metri prima di scappare. Una di loro si avvicina ad un gruppo di anemoni e se ne sgranocchia uno sotto i miei occhi: è una scena che mi lascia senza fiato.
Cerchiamo il canalino giusto per scendere il più in basso possibile con gli sci... e lo troviamo. A tratti è una lingua di neve larga solo un paio di metri e ben costellata di rocce e cespugli affioranti. Le risate e le cadute non mancano.
Raggiungiamo la macchina facendo lunghe pause a goderci il sole ed il vento tiepido. Giovanni e Francesco portano avanti una discussione assurda sul thé e le sue varietà più adatte alla colazione.
Ma la birra a questa punto è molto più attraente: lasciamo il thé al momento della colazione e ci fermiamo al Moncenisio per un bel boccale.
Non vedo l'ora di ritornare per riprovarci.
16/5/2003
Dare to be surprised
Così arriva il giorno in cui bisogna misurarsi con i propri miti. A me tocca questa sera. Folk Implosion in concerto all'Hiroshima (TO).
Già in un'altra pagina ho raccontato di quanto mi senta legato alle canzoni di Lou Barlow. La prospettiva di trovarmelo davanti sul palco mi esalta e pure mi spaventa un po'. Da bravo americano si metterà a dire cose nella sua lingua convinto che noi tutti la sappiamo a menadito ed io mi attaccherò a qualche amico più anglofono di me: "che dice?".
Poi attaccherà con le canzoni dell'ultimo disco, ma io lo aspetto al varco delle cose più vecchie. Quanti anni ci separano da Dare to be surpsied? Sei anni. A me sembrano molti di più. Forse perché le volte che quella cassetta è finita nel registratore scalcagnato che tengo in camera sono davvero tante. Un disco che quasi di sicuro metterei nella lista dei miei dieci album di sempre, se mai mi decidessi una volta a stilarla.
Ma la faccenda a quei tempi era ben diversa: i FI erano un duo, poi John Davis ha mollato, non aveva voglia di fare la rockstar. Stasera ci sarà un gruppo ad eseguire le canzoni scritte originariamente dal duo. Risulteranno più piene, più ricche di suoni.
Insomma, vedremo come va a finire.
Commenti
Paolo (5/17/2003)
Niente delusione. Anzi, sono molto soddisfatto. Il concerto è andato come speravo: buone dosi di elettricità alternate a carezze melodiche. Le pause sono enfatizzate, come anche le scariche elettriche. Si sente il suono delle dita che strusciano sulle corde del basso. Non mancano le incursioni nel repertorio più vecchio della band.
Lou ci confessa che, nonostante la sua aria professorale possa far pensare diversamente, è felice di essere a Torino. Più avanti invocherà il pubblico perché qualcuno gli porti un whisky: "sapete, oggi ho imparato la parola più importante in italiano... 'doppio'". Il finale è tutto suo: solo sul palco con l'acustica chiede al pubblico quali pezzi voglia sentire: vanno bene anche brani dei sebadoh. Se ne va un po' ingobbito dalla stanchezza e dall'alcool. Un grande. :-)
11/5/2003
X-Men
I supereroi, a ben vedere, sono sempre esistiti.
Cosa sono Ercole oppure Achille se non supereroi della classicità? Personaggi dai poteri straordinari, protagonisti di vicende straordinarie, chiamati ad affrontare prove sovraumane.
Ho il sospetto che la differenza tra le loro gesta, narrate in versi, e quelle dei vari Uomo Ragno, Devil oppure X-men, narrate a fumetti, risieda più nella forma che nel contenuto. La poesia epica ha una dignità culturale alta, il fumetto no. Questo fino a che il fumetto non si guadagna lo status di medium classico a sua volta. Al gruppo Editoriale l'Espresso questa dignità viene data per raggiunta: così almeno lascerebbe intendere la recente comparsa in edicola dei classici del fumetto di repubblica.
Ho tra le mani l'albo dedicato agli X-Men. Il super gruppo di mutanti più amato d'America, recentemente protagonisti anche del secondo film a loro dedicato (da me non ancora visto). Il volumetto è ben curato ed offre la possibilità di avvicinarsi a questo non facile genere fumettistico in una prospettiva cronologica: le storie presentate coprono l'intera vita editoriale degli uomini-x, dal 1963 ai giorni nostri. Colpisce l'ingenuità degli esordi, dove i nostri sono presentati come un'allegra banda di ragazzi, cui la natura ha donato poteri speciali, che loro riescono tutto sommato a gestire con facilità e ad indirizzare a fine di bene, per la tutela della Giustizia. Giustizia che in tutte le serie della Marvel, casa editrice degli X-Men, rappresenta l'obiettivo primario della maggior parte degli eroi. I loro costumi tutti uguali sembrano sottolinearne l'affiatamento di fondo.
Già con la seconda genesi (1976) emergono le differenze: entrano nel gruppo ragazzi di tutto il mondo (anche un sovietico, che si domanda se i suoi poteri non debbano essere considerati dello stato socialista in cui è nato). La loro reciproca litigiosità sale di tono (uno di loro, Thunderbird, in una tavola esclama "questo gruppo non è la società del mutuo rispetto"), i loro costumi si differenziano, come pure le loro personalità.
Le storie sono un abile miscuglio di fantascienza (classico il tema del viaggio a ritroso nel tempo per impedire il verificarsi di un futuro catastrofico, alla Terminator, per capirci), telenovela (gli amori e le rivalità che sorgono tra i componenti del gruppo), spettacolo (i costumi sgargianti da lottatori di wrestling degli uomini, quelli degni di una sfilata di alta moda delle donne; i combattimenti acrobatici sottolineati dalle prospettive sempre più vertiginose utilizzate dai disegnatori della serie).
Nella raffigurazione del corpo si nota una progressiva muscolarizzazione dei corpi (la stessa evoluzione che si è avuta nel mondo dello sport) maschili e di femminilità di quelli femminili (rapporto seno-vita-fianchi e stature da record); per giungere infine ad una rappresentazione quasi caricaturale dei personaggi ed al superamento dei costumi (E come Extinzione del 2001).
Temuti dall'umanità per i loro poteri, si fanno in quattro per difenderla da altri mutanti, che invece vorrebbero semplicemente eliminare gli esseri umani ed affermare la nuova specie a livello planetario (più che legittimo, dal punto di vista evolutivo).
Gli X-Men in un certo senso lottano, non compresi, contro se stessi. Sognando quella convivenza tra razze che anche la realtà di tutti giorni ci mostra difficile.
È un fumetto seriale, progettato per uscire periodicamente ed in quanto tale è soggetto a lunghi periodi di appannamento. Ma i momenti fulgidi, se proprio il genere non vi repelle, sono decisamente alti. Quasi imperdibili.
5/5/2003
Bretagna
Avrei dovuto portare con me un blocco note, per prendere appunti durante il viaggio. Ma non l'ho fatto. Pazienza. Mi tocca lavorare di memoria. Non dovrebbe essere difficile: sono rientrato dalla Bretagna da poco più di ventiquattro ore. Invece è difficile: fuori adesso ci sono 18 gradi, l'aria è ferma, le piante immobili come statue. Oggi sono rimasto quasi tutto il giorno in ufficio davanti al pc. Quel 'quasi' rappresenta la pausa pranzo trascorsa fuori, immerso in un caldo decisamente prematuro per la stagione.
Questo è sicuro: la giornata di oggi è l'esatto opposto delle ultime dieci.
Lassù, nel nord-ovest della Francia fa freddo. Il vento ci sferza quando siamo in sella e scuote il camper anche quando questo è fermo in campeggio. Durante il giorno non possiamo lasciare fuori nulla senza che qualche folata ce lo porti via. Durante la notte culla il nostro sonno, il più delle volte accompagnato dal ticchettio della pioggia. Lo culla o forse lo popola di incubi, viste le facce che abbiamo al nostro risveglio, quando Luca esplode nel suo solito grido di battaglia: "pedalatina deh!"
Il più delle volte il vento non è solo. La pioggia, infatti, è una sua compagna abituale. Le nuvole viaggiano ad una velocità impressionante, creando, nei momenti più soleggiati, curiosi effetti di luce nei prati e sulla strada di fonte noi. Comunque anche nei momenti in cui il sole splende nel cielo qualche goccia ci arriva addosso.
Messa così sembra una cosa addirittura romantica ed affascinante, ma è solamente frustrante: dopo aver attraversato nottetempo tutta la Francia, seguendo una lunga diagonale da Lione a Nantes, senza vedere nemmeno una nuvola, incontriamo la prima pioggia entrando in terra bretone. Sapevo che avremmo avuto ache fare con un clima ostile, però speravo che ciò non sarebbe accaduto fin dal primo momento.
Il nostro viaggio è stato pensato come viaggio ciclistico, con il camper in un ruolo di supporto. Nei miei progetti mi sono più volte detto: "se piove forte resto in camper". Ma se l'andazzo è questo, mi rendo subito conto che non si può andare per il sottile: bisogna bagnarsi. Superare lo choc iniziale. Un po' come d'estate al mare quando, avanzando in acqua, questa arriva alla pancia. Bisogna tuffarsi. Qui sappiamo che le nostre tute, una volta bagnate, difficilmente torneranno asciutte. Tanto vale togliersi il pensiero da subito.
Dei miei quattro compagni di viaggio Luca e Sergio sono quelli con più chilometri nelle gambe. Io e Dave non ne abbiamo molti, ma abbiamo fatto tanta montagna durante l'inverno. Beppe invece è un po' a corto di fondo e fin dall'inizio del viaggio si propone come "guidatore ufficiale".
In realtà finirà per essere anche il "cuoco ufficiale", degnamente supportato da Dave.
Alla fine della vicenda ci rendiamo conto di aver pedalato per circa 500 km. Una buona parte di questi su single track ad un passo dal mare. Sono chilometri che valgono il triplo sia per la fatica sia per la soddisfazione.
(continua)
Commenti
paolo (5/7/2003)
Luca mi ha inviato una mail in cui sintetizza con un elenco cinico e realistico la nostra vacanza bretone. Mi prendo la libertà di riportarlo...
Avreste potuto vedere:
Tobia (5/21/2003)
Se fosse possibile vorrei saperne di più su: Un campeggio gestito dai nonni di Jack lo Squartatore; Una notte allo Yacht Club. Sembra si tratti di materiale molto interessante. Anche la storia sui gabbiani suicidi non deve essere male...