24/4/2006

Lanzarote, puerto del carmen

Cosi' eccoci a Lanzarote.

Chi sta pensando ad un caldo africano si ricreda subito. Passo quasi tutta la giornata con il giubbotto addosso: non e' tanto che faccia freddo, e' che tira un vento pazzesco.

Il paesaggio e' assulutamente lunare: all'orizzonte si stagliano i coni dei vulcani spenti. Da essi nei corsi della burrascosa storia di queste isole deriva il materiale di cui e' fatta lanzatrote. Lapilli, ceneri, rocce vulcaniche creano un panorama desolato ed affascinante al tempo stesso. Il mare poi circonda questo caos geologico quasi a volergli impdire di andarsene in giro a fare danni.

Purtroppo sia ieri che oggi il tempo non e' stato proprio dalla nostra: una cappa di nubi dense e minacciose avvolge costantemente le alture alle nostre spalle verso nord. Stasera addirittura piovigginava. Insomma staremo a vedere per i prossimi giorni.

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20/4/2006

Concerto per disegnatore ed orchestra

Io purtroppo non ci sarò... sì lo ammetto: parto, scappo. E va bene, confesso: vado a Lanzarote per una settimana.

Ma chi è a Torino o zone limitrofe, oppure volesse avere un pretesto in più per andare a visitare l'urbe taurinense io raccomando questo evento.

concerto per disegnatore e orchestra

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11/4/2006

Tullio Avoledo, L'elenco telefonico di atlantide

Tanti ne dicono benissimo, tanti ne dicono malissimo. Io l'ho terminato ieri sera e l'ho comprato solamente attratto dal titolo (un titolo bellissimo, sembra una poesia). Avoledo scrive bene ed in modo scorrevole e divertente. I riferimenti culturali, televisivi, musicali ecc sono i miei: indiana jones, martin mistere, cronos quartet, star wars. Le ultime cento pagine incasinano una trama che già nelle precedenti non appariva così lineare; ma tanti episodi e molti personaggi sono spassosi, per quanto caricaturali. Alla fine il protagonista sembra saperla troppo lunga... e nelle ultime 10 pagine arriva la stoccata finale, che volendo è anche un buon trucco per far quadrare tutto quanto precede. Non sarà un capolavoro, ma è divertente ed è meglio di tante cagate amaricane supersponsorizzate.

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8/4/2006

Malamot bis

Torno a distanza di tempo a fare il Malamot, da solo.

Preferisco fare una gita che conosco ed in cui sono sicuro che incontrerò gente.

La giornata fortunatamente è fredda: stamattina il termometro appeso nel cortile di casa segnava 4 gradi. Messo sull'avviso dalle previsioni decido di non esagerare ad essere mattiniero, così, pur essendo già aprile inoltrato, mi sono svegliato alle 6. Preparò il té mentre cerco di ricordarmi come mi chiamo, ed alle 7 sono in macchina.

In autostrada c'è già un po' di movimento e quando arrivo a Susa la città è già in pieno fermento pre-festivo. Ma, non appena prendo la strada che sale al Moncenisio, torna la piacevole sensazione di essere gli unici al mondo. Il cielo è nuvoloso, ma si capisce che è solo questione di salire ancora qualche curva. Poco sotto piana san Nicolao infatti buco il tetto della nuvolaglia ed esco in un mondo luminosissimo, fatto di neve bianca e cielo blu.

Parcheggio nei pressi del chiassoso allevamento di cani nei pressi delle scale, ed alle 8:30 sono con gli sci ai piedi che risalgo verso il valloncello in direzione ovest. Poche risvolte ed il sole mi è addosso: non mi abbandonerà per tutta la salita.

Salgo con buon ritmo su neve primaverile-morbida: non occorre montare i coltelli, le pelli fanno bene il loro lavoro sulla superficie bianca. Purtroppo il vento ha lavorato molto negli ultimi giorni ed alcuni tratti sono decisamente pelati: c'è meno neve rispetto all'ultima volta che sono venuto.

È una salita varia e mai noiosa: sotto di me si allunga il lago gelato, ed a guardia il forte Variselle. La strada del colle, sul versante opposto, è ancora comletamente innevata. Supero gli ultimi casamenti diroccati e comincio a sentire la fatica. Cerco di controllare il passo e rallentare l'andatura: come al solito c'è una parte di me che scalpita per arrivare, mentre la parte razionale tira il freno.

Gli ometti della vetta mi accolgono con un vento tagliente. Mi accoccolo contro il più grande per cercare un po' di riparo e faccio merenda. Ma svelto, ché fa un freddo cane!

Tolgo le pelli e mi preparo alla discesa. La parte alta offre condizioi quasi invernali, con accumuli di farina alternati a lastre da vento. Con un po' di scaletta risalgo in direzione del gobbone sulla destra: la parte migliore della gita: fondo duro e crosta portante.

Vedo alcune tracce che vanno verso il canalone est che scende diretto. Ma sì, proviamolo. La scelta non è delle migliori. Lo strato di neve non è tale da colmarlo completamente: affiorano pietroni. In moltio punti mi metto gli sci in spalla.

Supero la strettoia e da lì in poì la discesa è a tratti divertente, anche se la neve non ancora del tutto trasformata non è il massimo. Poi, di colpo, affondo nella neve marcia. Il sole sta lavorando alla grande, ma oramai sono in vista del piano, che raggiungo in dieci minuti.

Mi cambio e mi godo il sole caldo sulla pelle: che belle le gite primaverili. Con gli occhiali da sole sul naso ed il finestrino abbassato inizo tranquillo la discesa verso Susa. Il mio stomaco chiama a gran voce: polenta, panino, birra, quello che vuoi, purché in quantità. Giro, ridendo tra me, alla volta di Moncenisio in cerca di ristoro.

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7/4/2006

Santana, per favore, basta !!!!

Odio just feel better!

È banale, sentita e risentita, noiosa: basta, Carlos, basta!!! Già supenatural era letale, ma speravo che dopo gli striliardi guadagnati grazie ai milioni di copie venduti da quella robaccia decidesse di andare in pensione, o almeno in vacanza per 200 anni. E invece no... neppure Madonna è così pallosa.

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4/4/2006

realtà stravolta

La realtà è stravolta, ecco perché mi sentivo un po' strano! Fortuna che il Cavaliere mi ha illuminato in proposito.

Chi come me ieri sera ha visto il confronto Prodi/Berlusconi ha saputo che la realtà è stravolta. È una cosa che il premier ha ripetuto così tante volte da dare la nausea: ma la nausea non nasce solo dalla ripetitività. Non è questa a turbarmi. Da uno che si è fatto i soldi con la pubblicità e che quindi sa bene che a martellare con la stessa frase si ottiene sempre un risultato, questo insistere non mi stupisce affatto.

Solo quando mi soffermo un po' di più a riflettere sul senso delle parole salta fuori qualcosa che non mi convince.

La realtà: che cos'è? Oggi per me fa caldo, per il mio collega è freschetto: la realtà è che ci sono 24 gradi al sole. Ma è come ci sentiamo che conta, in fin dei conti, no?

Quindi della realtà non ci frega poi più di tanto, oppure no, ci frega eccome!

Ci sono cose che posso definire realtà: sto scrivendo sulla tastiera del pc, l'ufficio intorno a me è reale. Ma il tasso di disoccupazione, scusate, ma quello io non riesco a definirlo realtà. Neppure il prodotto interno lordo, o il debito pubblico. Sono astrazioni numeriche. Utili, senz'altro. Sono aggregazioni di dati, fatte sulla base di definizioni del tutto opinabili su che cos'è un disoccupato, o su che cosa sia il valore monetario dei beni e dei servizi prodotti in un anno sul territorio nazionale (p.i.l.)

Realtà è il caffé amaro, un pizzicotto sul sedere, una macchina che ti investe, un amico che non c'è più o che invece c'è, una voce amica che ti aiuta, il telefono che squilla quando sei al cesso, la perdita dello scarico del vicino del piano di sopra, ma soprattutto il paninazzo col caprino che sto per mangiarmi.

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