13/3/2009

Litigi

Leggo sul giornale che Berlusconi ha accusato Franceschini di essere cattocomunista. La replica del segretario del PD è stata pronta: e tu sei clericofascista! Attendo con ansia il Berlusca che, replicando a tono e per elevare il dibattito politico, gli darà del quattrocchi, al che l'altro replicherà dandogli del tappo. Poi li manderanno tutti e due fuori dall'aula al cospetto di Napolitano, dove cercheranno di giustificarsi: "ha cominciato prima lui!" E intanto l'Ialia sarà sempre più orgogliosa dei suoi rappresentanti.

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6/3/2009

Non è stata colpa mia

Tutto sommato il calcio è lo specchio dell'Italia. Non serve stare a guardare tanto più in là. La lettura di un quotidiano sportivo oppure l'ascolto di una trasmissione radiofonica con le telefonate del pubblico ci spiegano di più sul carattere italico di tanti saggi di psico-sociologia. Per questo è bello seguire il calcio, per questo è bello leggere tra le righe, per questo è bello non prenderlo troppo sul serio, e sopratutto prenderlo alla lettera.

Una partita di calcio tutto sommato in sé è una cosa piuttosto semplice: una volta capito il fuorigioco, il resto è veramente banale. Provate a guardare il rugby e capirete che cos'è un regolamento complesso, ma non divaghiamo.

I commenti ad una partita di calcio sono invece la cosa più complessa ed interessante che possiate ascoltare. Un miscuglio di banalità, partigianerie, voglia di dire senza dire, incapacità a parlare, capacità affabulatorie, afasie (invero rare).

La concessione (o la non concessione, a seconda dei casi) di un rigore dubbio riesce ad alimentare polemiche che si protraggono per intere settimane. C'è addirittura chi si avventura a stilare classifiche emendate dagli errori arbitrali, solitamente per mostrare come la propria squadra, a conti fatti, sia stata svantaggiata dalla lobby arbitrale.

Eppure se si analizza una partita in modo distaccato si scoprirà che, quasi sempre, per un episodio da calcio di rigore che penalizza una certa squadra, si trova anche un banale errore sotto porta di un qualche suo giocatore. Il bilancio del mancato rigore e dell'errore del giocatore è esattamente lo stesso: un goal.

Eppure nessuno spende più di qualche parola sul piede a banana del giocatore che da due metri spara il pallone sulla luna. Curioso: nessuno se la prende per un errore di uno che è pagato milioni per fare solo quello, mentre gli arbitri, in teoria, non sono neppure dei professionisti.

Perché ciò? Perché siamo il paese in cui le colpe sono sempre degli altri. Non ci si assume la responsabilità di un insuccesso, ma si cerca sempre qualche fattore esterno. Non sono io che non ho studiato, è il professore che ha giudicato male la mia preparazione. Non sono io che ho fatto un brutto lavoro, è il mio capo che mi ha dato le indicazioni sbagliate. Non sono io che mi sono spiegato male, sei tu che non mi vuoi capire.

L'arbitro è un capro espiatorio perfetto. Nessuno tifa per un arbitro, è quindi il tappeto perfetto sotto cui nascondere la polvere dell'inconsitenza dei centravanti. Non ho mai sentito un allenatore dire: non mi lamento per quel rigore, preferisco strigliare i miei giocatori per gli errori commessi.

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