
22/3/2007
Mar Rosso
Una vacanza in villaggio. Tutto organizzato, incanalato, pianificato. Questo era il timore: sentirsi costretti a fare cose che non si vogliono fare. In realtà non è così. Basta avere personalità, voglia di fare qualcosa, essere allergici al lasciarci vivere dagli altri. Gli animatori ci proveranno, vorranno portarti a fare il lancio della ciabatta oppure cercheranno di disegnarti un bollino giallo (oppure rosso) nel mezzo della fronte per dividerti in squadre e farti partecipare a giochi che annoierebbo anche dei 14enni. Ma basta resistere e loro si ritireranno sconfitti.
L'altro timore era quello del non luogo. Trovarmi in un posto che potrebbe essere ovunque: Cesenatico, Ibiza, Maldive. Il villaggio difatti è una enclave che ti protegge dall'esterno, permettendoti di gironzolare armato solamente del tuo braccialetto colorato, grazie al quale potrai bere a volontà e sederti a tavola senza portarti dietro il portafoglio. Tutto sommato mica male. Chiaro che non è che ci hanno catapultato a Bengodi. Abbiamo già pagato tutto prima di partire, però allontanarsi dal bancone del bar senza mettere mano alla tasca dà una sensazione piacevole, forse è veramente questa la leva che ha sancito nel tempo il successo della formula all-inclusive.
Fin qui nulla di speciale, potremmo davvero essere ovunque. Ma basta mettersi una maschera e infilare la testa sotto il pelo dell'acqua per capire che siamo in un posto un po' speciale e tutto sommato ne vale la pena. Ogni dubbio su cosa dovrebbe essere una vacanza scompare. Là sotto, dove tutto è silenzio, c'è un mondo di colori e di vita, di movimento, di forme e di emozioni. Per me, che sono piuttosto ignorante delle cose del mare, era come assistere ad un rito sconosciuto di una popolazione culturalmente avanzatissima ma misteriosa. Al contrario per Claudia, Emiliano e Francesca gran parte di quel mistero era disvelato: mi stupivano chiamando i pesci per nome, riconoscendone i comportamenti, poi si rimettevano la maschera e scendevano in apnea di qualche metro per vedere la scena più da vicino; grazie a loro lo spettacolo era ancora più bello.
Commenti
oski (4/2/2007)
nn ha nulla a che fare con il mar rosso, ma con un vecchio post: cannabis rock verra' trasmesso al cineteatro baretti (san salvario, mon amour!!!) il 30 di aprile mi sembra alle 21 . accorrete numeros*!
19/3/2007
bene/male
Leggo un titolo su La Stampa di oggi: Le macchine della prossima generazione distingueranno tra bene e male?
E l'uomo? Non vedo come si possa insegnare una cosa che non si conosce...
9/3/2007
Un sassolino sulla spiaggia
Ho trovato un errore di battitura in una pagina di wikipedia. Timoroso ho cliccato su modifica. Mi si è aperto il testo sorgente. L'ho corretto. Ho salvato.
Ho spostato un sassolino sulla spiaggia della cosa più bella che esista su internet... e per un istante, anche se è sciocco pensarlo ed ancora di più confessarlo per iscritto, mi sono sentito parte di un tutto.
7/3/2007
E adesso: pubblicità!
Alcune pubblicità sono poco più che messaggi informativi: ti informano dell'esistenza di un'azienda che non conoscevi e dei prodotti o servizi che realizza. Altre servono a rinforzare la presenza di un marchio che già conosciamo. Altre sono semplicemente stupide e basta. Tra queste quelle delle automobili brillano per particolare livello di idiozia, tentando con i loro messaggi di proporre l'improponibile. Ogni mattina sento alla radio quella del nuovo suv della Opel: lui dice a lei: "Ma hai visto dove ha parcheggiato il nostro vicino??" E lei con amirazione: "Certo, riesce a parcheggiare sul terrazzo del suo attico" poi con tono di rimprovero misto a scherno: "...non come te che, ben che vada, parcheggi sotto casa...". E poi a seguire, su un sottofondo di motori ruggenti, il solito sproloquio sulla cilindrata (2400 cc), le prestazioni, le emozioni, ecc. ecc.
Li vediamo tutti i giorni quei suv, incolonnati nel casino del traffico di Milano o della tangenziale di Mestre, la loro potenza selvaggia addomesticata dal flusso di metallo su gomma che li avvolge. Ma poi, quasi come un risarcimento, appena vedono quel piccolo marciapiede su cui nessuno ha ancora osato parcheggiare perché troppo alto, vi avventano sopra e lo montano rombando soddisfatti. Non sarà il terrazzo che gli prometteva lo spot, ma è meglio di nulla.
Non so come mai ma in questi giorni sono particolarmente sensibile all'idiozia del messaggio pubblicitario.
Ecco un altro esempio di tutt'altro natura: I piaceri di ogni giorno sono un regalo, pagali con Visa. Ah sì? Sono un regalo? Allora vado a comprare un sacco di roba e quando cercano di addebitarmelo sul conto protesto e li denuncio per pubblicità ingannevole: se le parole hanno ancora un significato, i regali sono regali e non si pagano.
5/3/2007
L'inverno che non c'è stato
Non è parlandone fino alla nausea che risolveremo il problema, però dobbiamo. Volete i dati? Eccoli qui, freschi freschi (almeno loro). www.nimbus.it/clima/2007/070301InvernoTorino.htm
Non è per gusto del catastrofismo, per quanto talvolta mi colga, ma è per essere pronti al peggio... a 'sto punto non si può dire che non ce l'avevano detto.