28/2/2008

ll 7 e l'8

Non vado al cinema da mesi, però ogni tanto mi prendo un film al noleggio, giusto per non perdere del tutto il gusto alla narrazione per immagini. Così mi capita di recuperare la visione di qualcosa di vecchio a distanza di tempo dalla sua uscita in sala.

Il 7 e l'8 è una commedia ben riuscita. Lanciato da Zelig anni or sono, il duo comico composto da Ficarra e Picone si cimenta con qualcosa di più consistente di una semplice raccolta di gag. Se allo Zelig le battute dei due perditempo alla panchina sono esplosive, qui invece si sorride per la trama incasinata, per gli scambi di persona e per i curiosi colpi di scena.

Insomma, nulla di epocale ma una serata molto ma molto piacevole.

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23/2/2008

Monte Laste (2247m)

Scialpinismo in Alpago. Forse è un sogno che sto cercando di realizzare. Il motivo per cui mi sto ostinando ad esplorare questo angolino secondario, in quanto a notorietà, delle Dolomiti è la rapidità con cui riesco a raggiungerlo da Venezia. È dunque il posto ideale per un mordi e fuggi in giornata.

Stamattina mi sono svegliato alle 5. Mi ero preparato già tutto ieri sera, quindi la situazione è stata facile da gestire: il caffé già pronto sul gas, la pentola con il quantitativo giusto d'acqua per preparare il the, il pane a fette per la colazione. Lo zaino è pronto, le pelli sono già attaccate sotto gli sci. Perfetto.

Peccato che quando arrivo puntuale alle 5:30 per prendere il vaporetto e raggiungere p.le Roma, i minuti inziano a passare senza che nulla si avvicini al pontile, nulla, intendo, che assomigli ad un vaporetto. Ok, c'è un po' di nebbiolina, ma se riesco a veder le luci del pontile dall'altra parte del canale, non penso che possa creare problemi alla navigazione.

Alla fine arriva con 20 minuti di ritardo. Per evitare un ulteriore rallentamento, scendo immediatamente dall'altra parte del canale e decido di affrontare l'attraversamento di Venezia a piedi. Gli sci nella borsa con lo spallaccio sulla spalla destra, gli scarponi allo stesso modo sulla spalla sinistra. Lo zaino in spalla. Per fortuna i materiali con cui sono fabbricati gli aggeggi da scialpinismo sono leggeri, altrimenti non arriverei neppure al primo ponte.

Raggiungo P.le Roma alle 6:10, per fortuna parte subito un pulman tra quelli che vanno al di là del Ponte della Libertà. Bene, alle 6:30 sono col sedere in macchina e tutto intorno ristagna un bel nebbione. Guido concentrato fino a Vittorio Veneto, poi finalmente buco le nuvole ed esco nel sole. Alle 7:40 sono al parcheggio di malga Pian Grand.

Sci ai piedi mi addentro nella splendida faggeta, ma non so ancora quale meta sceglierò. La selta è tra Cima Vacche (già salita anni fa il 2 di gennaio in compagnia Francesco) e Cima Laste. Il Cimone di Palantina appare troppo minaccioso, me lo terrò per una volta in cui sono in compagnia e munito di ramponi. Scelgo la novità di Monte Laste. La strada per il rifugio Semenza è battuta, sono passati sicuramente in molti negli ultimi tempi.

Dopo mezz'ora di falsopiano esco sul lato soleggiato. Su alcuni tratti della stradina affiorano i sassi, non credo che sia una gita fattibile tutta sci ai piedi ancora per molto tempo, visti gli ultimi caldi.

Mi infilo nel valloncello che porta alla prima salita. Un boschetto rognoso e completamente arato dai precedenti passaggi. Mi domando se l'Alpago non sia la zona più battuta dagli scialpinisti veneti.

Raggiungo il Sasso della Madonna. Di fronte a me si apre il pianoro che termina in un'altra ripida rampa che porta direttamente al rifugio Semenza. La descrizione di cui dispongo è piuttosto sommaria. Decido di risalire il lato più esposto al sole. Non che faccia freddo, sia chiaro, ma non avendo voglia di mettere i rampant preferisco una neve un po' più morbida.

Attraverso un paio di slavinette e mi porto sul pendio sovrastante, quindi con un lungo traverso ai piedi del Monte Cornor raggiungo il rifugio. La neve sarebbe già perfetta per la discesa sebbene siano solo le 9:30. Pazienza.

Dal rifugio la musica cambia. Il pendio finale risale il lato nord-ovest. Il vento che ha indurito il manto ed il poco sole hanno preservato una neve portante e ben levigata. Salgo gli ultimi 200 mt non senza qualche apprensione per i salti che si aprono sotto di me.

In cima vengo raggiunto da due ragazzi di Vittorio Veneto. Sono abbastanza stupiti di trovare un torinese che vive a Venezia che esplora in solitaria le gite dell'Alpago. Chiedo loro un po' di consigli per altri itinerari. Le loro risposte confermano che quello dolomitico è uno scialpinismo fatto di canaloni, pendenze sostenute ed adrenalina. Scopro anche che tengono un sito: www.montipallidi.eu, la mania di raccontare gite in montagna non è una prerogativa dei soli piemontesi, per fortuna!

Mi invitano a salire sul Cornor con loro, ma io sono troppo cotto e non vorrei essere di zavorra. La sciata fino al rifugio è splendida, ma da lì in giù è terribile. Sono le 11:30 ma la neve è fradicia e a tratti non del tutto trasformata. Me la prendo con calma per evitare danni da affaticamento. Quando raggiungo il boschetto dell'ultima rampa sento che lo sbattimento è quasi finito. Due ragazzi risalgono il pendio con le ciaspole facendo dei buchi grossi così. Per carità, lungi da me prendermela con i ciaspolari, ma è chiaro che da queste parti le gite sono poche e così si è sempre tutti a fare le stesse.

Bisognerebbe provare ad esplorare di più. Ma i boschi da queste parti sono quasi impenetrabili, sopra di essi le cime si alzano verticali. Sospiro pensando che in futuro dovrò trovare la voglia di macinare centinaia di km per vedere se più a nord le cose cambiano, ma ho il sospetto che dovrò trovare il modo di appassionarmi ai canaloni.

Se non fosse per i pendii sotto la cima, la faggeta finale è la parte più divertente della gita. La strada è così ben levigata da permettere di fare uno slalom tra paletti immaginari.

Arrivo alla macchina con una gran fame ed una gran sete. L'agriturismo Pian Grand me le soddisferà in modo eccellente tute e due. Mentre mangio, penso a futuri itinerari, ma se l'inverno non si decide a dare un colpo di coda qui resta ben poco da fare. Il giorno dopo aprirò la mail e troverò quella con cui Marco del Rifugio Gastaldi annuncia l'apertura primaverile per il 21 marzo. Chissà che quest'anno non si riesca a fare la Ciamarella

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21/2/2008

Tonight, tonight

Chi non ama il rock può passare oltre. Sì, perché in questo breve post si parla di quella musica semplice, basata su strutture ripetitive e propensa a sfruttare i rumori che gli strumenti elettrici sanno produrre, che da 60 anni ormai costutisce il linguaggio più usato ed apprezzato negli ambiti della musica pop.

Gli Smashing pumpkins sono un affare per chi è cresciuto negli anni Novanta, per chi è stato svegliato dal suono dei Nirvana del primo periodo (Nevermind) e poi non volendone seguire le derive più dissonanti (In utero) ha preferito farsi cullare oppure strapazzare un po', ma senza eccessi, dalla loro versione meno depressa e più zuccherosa, appunto gli Smashing pumpkins.

Perché quella degli S.P. è una musica ruffiana e piaciona al punto giusto, ma che ancora adesso, a distanza di anni, si lascia apprezzare. In particolar modo quella contenuta nel loro mastodontico Mellon Collie and the Infinite Sadness. Un doppio album contenente quasi due ore di musica, non tutta imperdibile, invero. Ma ad ascoltarlo adesso, a quasi 13 anni dalla sua uscita, più di un brano, tra i 28 della versione doppio CD, si merita ancora le 5 stellette. Il mio preferito è Tonight, tonight. Il suo arrangiamento basato su una strabordante presenza degli archi e sulle rullate di batteria è splendido. La vocina miagolante di Billy Corgan viene sommersa dagli strumenti, meglio così, del resto questa è una caratteristica di quasi tutto il rock serio: se vuoi far sentire la tua voce devi guadagnarti lo spazio sulle chitarre.

Il resto del disco è straordinariamente eterogeneo. Ballate, schitarrate, rumori, urla, sussurri. E soprattutti tanti, tanti stacchi. Ed io vado pazzo per gli stacchi.

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18/2/2008

Deliri nevosi

Ecco. I giorni passano. Li si può contare a decine, ma io non lascio traccia in questo povero e trascurato blog. Eppure di cose se ne fanno tante, ma purtroppo sono cose di natura lavorativa. Attengono al pane (sotto forma di pagnotta, quella da portare a casa) e quindi ben poco con i piaceri della vita, che per loro natura non sono retribuiti, e per di più, nel caso lo diventassero, smetterebbero di essere piaceri e diventerebbero mestieri. Mestiere deriva da mistero, così sosteneva un mio prof all'università, ma è anche probabile che questo non sia vero e ciò dimostra due cose: la prima è che i prof dell'università sono troppo pagati per le infomazioni sbagliate che ci danno, la seconda è che il mistero di cui stiamo parlando (la trasformazione di una stessa cosa da piacere a peso nel momento in cui diventa un dovere professionale) non trova neppure una spiegazione latamente etimologica.

Facciamola breve: due gite con gli sci in 15 giorni sono troppo poche. Punto e basta. L'inverno è troppo corto ed il riscaldamento globale minaccia di accorciare anche quel poco che, con sempre minore puntualità, si presenta alle porte ogni anno. La mia capacità di sognare itinerari è di fatto inesauribile, mentre il mio tempo per realizzarli è poco. Se poi mi vado a complicare la vita, come è successo sabato scorso, il tasso di soddisfazione scende ulteriormente. Ma di questo, tutto sommato, mi importa poco. Ho sbagliato la discesa. Ho seguito un costone sbagliato e mi sono dovuto togliere gli sci. Poi finalmente è apparsa una lingua di neve larga 3/4 mt in mezzo alla pietraia e così mi sono buttato giù verso il bosco. Poco prima di trovarmi tra le piante ho goduto per cento metri di farina meravigliosa. Era l'ultimo pasto del condannato alla boschina.

La selva oscura di Dante, rispetto al lariceto in cui mi sono incasinato, era un giochetto. Lo sconforto mi aveva quasi colto quando la voce di Claudia (Virgilio sotto forma di Beatrice! Potere della stanchezza e della disidratazione, se siete cinici, dell'amore, se siete romantici) mi ha indicato la retta via. Il sole picchia duro e la neve diventa molle, ma il paesaggio tutto intorno è un sogno e se volete capire di cosa parlo basta che saliate appena oltre il colle del Sestrère (TO), prendiate la stradina che porta verso Sauze di Cesana e nei pressi del tornante secco verso destra iniziate ad infilarvi nel vallone che si apre di fronte a voi. Il mio consiglio è quello di lasciare ad altri il boschetto, anche se nei sui pressi potrete trovare i camosci (ne ho contati una decina) o qualche metro di neve farinosa sopravvissuta chissà come alle temperature primaverili degli ultimi tempi.

La stradina che ci riporta a Besse Bas è fortunatamente quasi tutta innevata, anche se corre tra prati in cui ormai si vede più erba (giallognola) che altro. I ciaspolatori che l'hanno percorsa nei giorni scorsi hanno fatto una bella pista destinata a durare un po' di più rispetto al manto nevoso spelacchiato che la circonda fino almeno a 2000 mt di altitudine.

Ricomincio a fare la danza della neve nell'attesa di trovare un lavoro che mi lasci libero 3 mesi l'anno.

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9/2/2008

Sostieni mondovisione!

Sostieni mondovisioneVerrebbe la tentazioni di farli tornare a casa. Un po' per poterli riabbracciare ed anche un po' per invidia. Ormai è ben più di un anno che Paolo e Cristina girano il mondo e ce lo raccontano dalle pagine del loro bellissimo blog www.mondovisione.eu. Ma a me piace di più saperli liberi e felici da qualche parte per il globo terracqueo. Per sentire i racconti dalla loro viva voce possiamo ancora aspettare un po'.

Ma i nostri per poter proseguire hanno bisogno di una mano...

Di seguito riporto parte della mail ricevuta oggi da Cristina.

Nei nostri svariati tentativi di trovare un modo perpoter continuare a viaggiare, siamo incappati in unconcorso di racconti di viaggio. Premio in palio di500 euro ai dieci racconti più votati ogni mese.Abbiamo pubblicato il nostro racconto in gara per ilmese di febbraio, quindi avete tempo fino al 29 difebbraio per sostenerci.Il concorso prevede un solo voto per persona, nientedoppi voti o trick da nerd :-) mi raccomando se no cisqualificano, ma nulla vieta di coinvolgere amici,colleghi, conoscenti e soprattutto tutta la famiglia!!!

 

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8/2/2008

Ratatouille

Amo i cartoni, non he ho mai fatto mistero. Ed è quindi solo per una serie sfortunata di coincidenze che non avevo ancora visto Ratatouille, l'ultima fatica della Pixar.

Ieri sera, complice un dvx, ho colmato questa mancanza. Ed il topetto Rémy mi ha conquistato fin dal primo momento.

Il topo e la cucina sono ben più inconciliabili del cane e del gatto. Il loro rapporto non può che configurarsi come una strenua difesa della seconda dalle intrusioni del primo. Ovvio, quindi, che le scene in cui si vede l'esercito dei topi preparare la cena per il critico gastroniomico più crudele di Francia siano un po' ripugnanti, ma sta qui la forza del film. Ognuno può cucinare. Verrebbe quasi da dire che ognuno deve provarci. Giocare con i sapori come un pittore gioca con i colori e nel frattempo esercitare il proprio gusto. Tutte cose che troppo spesso io sacrifico alla fretta di pasti trangugiati di fronte al pc o comunque con trascuratezza, perché spesso, duole dirlo, mangio pensando ad altro.

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7/2/2008

lavorare in casa

Lavorare in casa è una figata. Poi i vicini iniziano i lavori di ristrutturazione del loro appartamento.

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