
26/2/2007
Domenica senz'auto
La persona che più si è lamentata per la domenica senz'auto è l'unica che conosco che la domenica non si muove mai da casa, ma forse nel suo caso la lamentela è congenita.
Ora andrò a sfogliare i giornali e vedrò i commenti del giorno dopo sulla domenica senz'auto appena trascorsa, ma prima vi racconto come l'ho vissuta io. Verso mezzogiorno abbiamo preso l'auto e siamo scesi giù dalla collina (a parte gli scuolabus, che con gli anni sono diventati anziani bus non è mai esistito un servizio di corriera diretto Torino) ed ho parcheggiato in uno slargo a lato della statale.
Abbiamo atteso il pullman n. 61 e siamo andati tranquilli fino in centro Torino: strade deserte, atmosfera decisamente particolare. Quattro passi e siamo dagli zii di Claudia a fare la mangiatona domenicale.
Nel pomeriggio ci dirigiamo a piedi verso la stazione di Porta Susa, sarà l'abitudine veneziana alle marce, ma non ce ne accorgiamo neppure. A metà strada incontriamo Luca e Francesca che sono scesi in centro in bici. Le auto in circolazione sono pochissime: si può parlare a bassa voce, si sente il suono dei propri passi.
Rientro a piedi giù da via Maria Vottoria fino a via Po. Gente a passeggio e biciclette. Chiacchiere e passi, tanti, uno dietro l'altro. Le macchine ferme a lato della strada danno la sensazione di essere a spasso tra i leoni addormenti nella savana: per ora sono sazi, basta fare piano per non svegliarli, ma tra qualche ora torneranno ad avere fame di asfalto, ruggendo a suon di Pm10. Passa un 68 e lo prendo in direzione Corso Belgio, in 20 min sono a Sassi e passo da La', che sclera sulla tesi (coraggio! è quasi fatta!).
19:30. In un attimo i leoni sono in caccia. Trovo rifugio su un 61 che avanza già a fatica nel traffico lentissimo di corso Casale. Peccato, sarebbe stato bello giocare ancora un po'.
20/2/2007
Meraviglie del linguaggio
Ieri ho comprato un paio di pantaloni, il talloncino di cartone con sopra scritto il prezzo recita quanto segue: eventuali imperfezioni sono tipiche di questo prodotto e non costituiscono un difetto.
Non è forse come dire: noi facciamo prodotti imperfetti e lo sappiamo. Tu sei piciu e li compri? Oppure: guarda che le imperfezioni sono una figata pazzesca! Come hai fatto fino a d oggi ad usare capi perfetti? O ancora: per un difetto ci sentiremmo in dovere di rimborsarti, per una imperfezione no. Quindi non ci resta che stabilire che, per noi, un difetto non è un'imperfezione e voilà, sono tutti cazzi tuoi.
Tanto li ho comprati in saldo e non mi rimborserebbero comunque... però è divertente vedere come si può girare intorno con le parole.
Commenti
paolo (2/20/2007)
non è per insistere, ma ho scoperto che difetto ed imperfezione sono sinonimi sul Garzanti e su altri dizionari dei sinonimi. Quindi dire un'imperfezione non è un difetto senza aggiungere altro è come dire che 2 non è 2, che A non è A, che un cane non è un cane.
Se poi, e concludo, le eventuali (quindi non certe) imperfezioni sono "tipiche" di questo prodotto, ne consegue che nel caso non vi siano imperfezioni (cosa che essi stessi ammettono con la parola eventuali) questo prodotto... non è questo prodotto. Così ho controllato, pieno di ansia: non ci sono imperfezioni! Dunque, senza imperfezioni, tipiche del prodotto, questo prodotto non è questo prodotto, ma allora che cosa ho comprato??!!
16/2/2007
Illuminarsi di meno ed andare piano
Due iniziative di tipo diverso ma accomunate da un obiettivo unico: vivere meglio. (Per quanto il meglio mio non corrisponda mai in tutto e per tutto al meglio tuo, lo sappiamo tutti e due). La prima è m'illumino di meno, iniziativa di caterpillar per abbattere gli sprechi energetici. Come partcipare? Facile: oggi alle ore 18 e per un'oretta e mezza fate a meno del superfluo. Spegnete le luci inutili ed i dipositivi elettrici di casa vostra non strettamente necessari.
La seconda iniziativa è fissata per lunedì prossimo ed è la giornata della lentezza. Un invito ad andare piano, a riflettere su ciò che si fa, ad assaporarlo meglio: cibo, lavoro, percorso casa-lavoro. Tutto fatto con calma.
Ascoltando la radio oggi ho sentito che le due inizative riscuotono consensi, per quanto, soprattutto la seconda, non comportando un risparmio economico personale, venga un po' vista come un'inutile festa dell'indolenza una celebrazione del cazzeggio.
Forse è un po' così, ma vale la pena rischiare. Mal che vada, andando pianino, si ridurrà almeno il numero di incidenti d'auto.
8/2/2007
Tom Waits - Orphans
Un triplo album, niente meno! Soppeso il cofanetto per un po', guardandolo quasi con sospetto. Poi lo prendo, metto su il primo cd: brawlers (chi litiga, fa fracasso). Ed è di un'immediatezza tale che dopo aver ascoltato solo 3 tracce tutto lo scetticismo per quello che sembrava solo 'un altro disco di tom waits' svanisce.
Blues, puro blues, blues al 100%.
Lui stesso le definisce come canzoni travolte dalla corrente e rimaste impigliate nei rami dopo che il flusso si è ritirato. Chissà, forse è proprio così. Di sicuro la voce di Waits si contorce, graffia, poi si piega fino quasi a rompersi e poi torna a ruggire.
Per gli altri due volumi vi dirò poi, ma Brawlers si colloca già nella mia classifica dei 10 album blues migliori di sempre.
5/2/2007
Neve 2007
Facciamo il bilancio della stagione fin qui.
Dal mio punto di vista mi sono ancora salvato abbastanza bene. Ho messo gli sci ai piedi 5 volte: 4 volte per scialpinismo. Una volta avrei dovuto mettere le racchette ma non le avevo. E cos' ho scoperto che ce n'era abbastanza da far affondare il piede, almeno in alto (sopra i 2200). Due altre volte le ho effettivamente messe (avevo imparato la lezione).
Insomma: non c'è neve, è vero. Ce n'è proprio poca. Fa caldo, molto caldo. Se poi sia solo una stagione nivologicamente sfortunata, oppure questa scarsità di precipitazione sia il sintomo del cambiamento climatico in atto, questo non lo so, non ho gli elementi per poterlo dire.
Ma una cosa penso di poterla dire: tutto questo è triste, non solo perché le montagne senza neve d'inverno sono tristi, ma anche perché si rischia un'estate senz'acqua.
Se poi la mettiamo solo sullo svago che la neve ci procura. Come dicevo sopra, quest'anno me la sono ancora cavata bene: neve pesante ma abbondante all'alpe Devero a capodanno, gita bella la setttimana scorsa in Valle d'Aosta, ed anche ieri, nei pressi del passo S.Pellegrino (provincia di Belluno, vicino a Falcade) (partenza sci ai piedi dai 1.900 mt) gita carina in cerca di canaletti innevati così che sembrava di essere a fine aprile di un'annata normale.
Il paesaggio era come sempre superbo: Civetta, Pelmo, Antelao, Pale di S.Martino, appena appena spolverate.
Ma per i prossimi fine settimana bisogna sperare in qualche perturbazione, ed io sono come sempre col naso per aria ad aspettare che qualcosa venga giù.
2/2/2007
Neve nuova
Il meteo dice male, o meglio, dice bene ma non nell'immediato: nel weekend nevicherà. Pazienza, ci vuole pazienza. Vale la pena di aspettare un po'. Il ricordo della gita primaverile della settimana scorsa al Gran Costa (sopra Pragelato) è ancora freschissimo nella mia memoria. Il sole caldo sulla schiena, la neve trasformata in alto e quasi marcetta in al parcheggio di Grand Puy.
La sete mi secca la gola, mentre tutto intorno si apre il panorama sull'alta Val susa. Mi godo lo spettacolo dei vecchi baraccamenti sepolti in parte dalla neve mentre stacco le pelli da sotto gli sci. La discesa è divertente. La sciata richiede un'attenzione non eccessiva per via delle pendenze sempre moderate. La neve richiede qualche cura in più: i lastroni soffici sono in agguato mentre nella parte bassa il manto trasformato (ma ormai infradiciato d'acqua dal solleone delle 13) minaccia di cedere sotto il mio peso. Caprioli salterini corrono a nascondersi dove il lariceto è un po' più folto.
Ma ora ci va altra neve per nutrire la nostra fantasia e continuare a sognare.