27/12/2004

Morefreddo

Natale è appena passato. È la mattina del 27 dicembre e la sveglia suona alle 6:30. Supero lo smarrimento e mi ricordo che ho appuntamento a Roletto con Dave.

Carico sci e tutto quanto in macchina e parto. C'è movimento per le strade di questo lunedì pizzicato tra le feste, non credevo. La giornata non sembra delle migliori: il cielo grava grigio sulla tangenziale, incastonata delle luci color rubino degli antinebbia delle auto davanti a me. A tratti mi tocca accendere il tergicristallo.

Ancora una volta ho fiducia in nimbus: dicono che questa perturbazione deve passare nella prima mattinata.

Arrivo da Dave che sono già stanco di stare col culo nel sedile e le mani sul volante. Per fiondarci su dalla val Chisone prendiamo la sua macchina, che ha su le gomme da neve. Stamattina ce la siamo presa comoda. Ci fermiamo per fare colazione. La realtà si insinua nel nostro mondo finto fatto di neve e di gite: la radio gracida le prime notizie dell'onda anomala che ha colpito il sud-est asiatico. Ma che succede? Le proporzioni del disastro restano ancora indefinibili. Ci rimettiamo in macchina alla volta di Pragelato.

Sono felice che Dave provi ad insistere con gli sci. È curioso che tutte le volte che prova a lasciare la sua tavola per mettere ai piedi i cosi sia per fare un gita con me. Speriamo che vada meglio dell'ultima volta, quando, oramai a fine inverno, abbiamo sbagliato completamente itinerario nel tentativo di fare il Ciarm del prete, nella conca dei Tornetti sopra a Viù (TO).

Lasciamo l'auto nell'ampio ed ancora vuoto parcheggio della pista da fondo della Val Troncea. In cielo qualche varco di azzurro lascia ben sperare. Partiamo sci ai piedi lungo la pista di fondo verso l'abitato di Laval. Il trasferimento in falsopiano è piuttosto lungo. La temperatura non è molto fredda e ben presto le giacche finiscono negli zaini.

Il fisico nonostante gli abusi alimentari delle ultime ore regge bene. Ogni tanto incrociamo qualche fondista, ma questa volta (un annetto fa mi ero preso una lavata di capo giusto qui in val Troncea) stiamo ben attenti a non rovinare i loro binari e la convivenza funziona pacificamente.

A quale punto occorre lasciare la pista per salire la sponda alla nostra sinistra? Il dubbio ci coglie. Vedo i cartelli che segnalano il sentiero estivo. Direi che va bene. Inizio a battere traccia in 20 cm buoni di farina. Un bel lavoro.

Dopo solo dieci minuti ci tocca attraversare un primo ruscello. Inizia il ravanaggio. Dave mi maledice, ma è mai possibile che noi due si debba sempre sbagliare itinerario? Consultiamo ancora la carta. La nevicata della notte ci toglie il conforto di eventuali tracce lasciate da qualcuno passato prima di noi.

Pazienza. Questo bosco non può essere infinito. Decidiamo di salire lungo la mulattiera estiva, sperando di uscire al più presto nei pascoli sovrastanti, in corrispondenza della malga Seytes. In verità l'itinerario a tornanti è molto suggestivo. I boschi della val Troncea sono davvero splendidi. Certo, con qualche palmo di neve in più sarebbe meglio, giusto per evitare di grattare col fondo degli sci pietre e radici affioranti, ma non ci si può lamentare. Una nuvola ci avvolge e ci regala una mini-nevicata, quasi ad ammonirci che potrebbe essere peggio.

Arriviamo all'alpeggio, adagiato a mezza costa in un ampio pratone. E' un posto incantevole e la vecchia costruzione, in parte diroccata, rende il paesaggio pressoché perfetto. Respiro profondamente e credo che il mio volto esprima tutta la mia goduria, così che anche Dave, già un po' stanco per la progressione, si lascia contagiare e ci facciamo una sosta ristoro condita con cazzate demenziali di ogni genere.

Ritemprati dal calore dal thé dei thermos e dalle cazzate (incredibile quanto una risata aiuti ad alleviare la fatica) ripartiamo verso il secondo bosco. L'itinerario è spettacolare: una delle migliori invernali che abbia mai fatto. Certo, battere traccia è dura, ma la sensazione di essere i primi scopritori del mondo è così bella che ripaga di ogni sforzo.

Superato un incantevole boschetto in falsopiano ci tocca risalire la sponda che porta sulla cresta del contrafforte che porta alla cima. La poca neve fresca appoggia su una precedente crosta da rigelo. Per lasciare una traccia decente mi tocca praticamente gradinare a suon di calci. Vedo Davide molto affaticato, ma so che che se superiamo lo spartiacque potremo scendere verso gli impianti di Pragelato ed eventualmente andare sulle piste per rientrare in tutta comodità.

Mentre scalcio e rifletto sul da farsi, dal boschetto di mughi alla mia sinistra si leva in volo una coturnice. Ammiro il suo volo ed intanto mi godo il panorama. Dave mi raggiunge sul costone. "Se vuoi andare in cima vai". Ma io preferisco di no. Le nuvole non lasciano speranze e, più su, la neve non può che peggiorare a causa delle croste da vento.

Non sono un collezionista di cime. Per la vetta tornerò col sole. Salgo solo di qualche metro a vedere cosa c'è dietro un lieve avvallamento. Non c'è niente, solo nuvole bianche sopra e neve bianca sotto. Mi faccio una piazzoletta e inzio a togliere le pelli e a chiudere gli attacchi.

Occhio, sono le prime curve serie delle stagione. Non devo esagerare con l'eccesso di entusiasmo.

Le nuvole sono salite quando raggiungo Dave, un morbido raggio di sole ci rivela la via di discesa. E via, si scende. Si diverte pure lui, è tutto dire. In certe conche l'accumulo di fresca arriva al ginocchio. Purtroppo la temperatura alta favorisce il formarsi dello zoccolo di neve sotto gli sci. Quando torno a casa devo scrivere 100 volte per punizione "ricordati di sciolinare prima della stagione invernale". Nella parte bassa fatico non poco, è come avere della colla spalmata sul fondo. Imparare, imparare.

Arriviamo al villaggio di Laval seguendo un gruppo di ragazzi che fa fuoripista. Da lì, pattinando, si torna alla macchina. Birra, birra! Panino, panino! Ci piazziamo al bar a rifocillarci mentre fuori incomincia a nevicare. Incredibile come tutto cambi in 5 minuti. Finalmente ci rilassiamo. La sera cala rapidamente ad avvolgere tutto nella penombra. Si parla del capodanno, si ride.

Da qualche parte si contano morti a migliaia. La natura da una parte ti dà una minuscola carezza bianca di neve, mentre altrove abbatte un maglio di acqua e fango su chilometri e chilometri di coste. A noi non resta che stare sospesi ed ammutoliti nel rispetto.

lascia un commento>>

25/12/2004

Monte Pintas

Sono tornato a Torino da meno di 24 ore per le feste di Natale. Mi sento con Francesco per dare vita ad un progetto di cui si era già parlato via mail: la scialpinistica del giorno di natale. Gita da fare un po' di corsa, per tornare in tempo per il pranzo.

Il 24 sera si mangia e si beve fino a tardi. L'indomani la sveglia alle 6.30 mi riporta alla realtà in modo traumatico. Fortuna che ieri sera ho avuto la pazienza di preparare il necessario per la gita. Per ciò che riguarda il meteo, San Nimbus annuncia l'arrivo di una perturbazione, ma dovrebbe iniziare a fare sul serio solo dalla serata.

Alle 7:20 siamo già in macchina diretti verso la Val Susa. L'autostrada è deserta e filiamo su che è un piacere. Svoltiamo su dallo stradino che porta al Frais e cerchiamo di indovinare che condizioni ci aspettano lassù nella nebbia. Neve poca. Tornante dopo tornante arriviamo al bivio per pian Gelassa. La strada non è stata pulita, ci tocca mettere le catene. E che cosa ci va? Fortunatamente Francesco ha più testa di me, così mentre sono lì che mi rigiro in mano la catena sinistra, dall'altra parte lui ha già montato la sua ed arriva a darmi una mano. Finalmente si riparte.

La neve è oramai dura e trasformata, sono giorni che non nevica. Fortuna che la temperatura è fredda. Sci ai piedi raggiungiamo le sagome scheletriche dei pali degli impianti di risalita, oramai abbandonati. Saliamo sotto di essi seguendo le tracce di una motoslitta. Fa freddo e la visibilità è piuttosto scarsa. La traccia si trasforma presto in una strada che, dopo alcuni tornanti, raggiunge la stazione di partenza del secondo ex-skilift. La costruzione è oramai in gran parte diroccata. Mentre salgo mi immagino una storia di fondi tagliati, di annate scarse di neve, ecco il bel risultato: una bella fila di pali in lenta ed inesorabile ossidazione.

Questo è quello che succede a volere la montagna facile a tutti i costi.

Continuiamo a slire nella nebbia, anche se ogni tanto il cielo si apre e lascia intravedere la cima della Ciantiplagna. La neve è di tipo crosta-super. Qualche volta la crosta è ricoperta da neve riportata dal vento. Già ci immaginiamo che delizia sarà la discesa, ma si sa, sulla fresca sappiamo sciare tutti, no?

L'ennesimo banco di nebbia ci raggiunge in un punto delicato. Perforiamo coi bastoncini la crostona sotto i nostri piedi: stiamo andando su una specie di bolla d'aria intrappolata sotto la neve. Non è proprio il massimo per la sicurezza. Va bene: lasciamo perdere la salita. Tanto più che una lunga serie di paravalanghe, che si intravedono in mezzo alle nuvole, ci ammoniscono circa i rischi che si corrono ad attraversare questo pendio. La cima del Pintas dev'essere lì sopra, ma non vale veramente la pena raggiungerla.

Non ci resta che scendere. Mettiamo mano ai thermos e ci scaldiamo col thé caldo. Poi inizia il divertimento. Francesco prova a scendere in bello stile. Io mi accontetno di andare giù a spazzaneve. Non ho proprio voglia di fare il pieno di frustrazione nel giorno di Natale. È veramente una brutta neve. Poco importa, si ripassa un po' di tecnica di discesa. Il buon umore non ci abbandona neppure quando le punte degli sci rimangono intrappolate dai rododendri seminascosti.

Gli ultimi metri, ma intendo proprio gli ultimi 50, sono ottimamente trasformati e mi permettono di tracciare due curve decenti. Ok. Buon Natale alla neve. Ci mettiamo in auto e ci dirigiamo verso le rispettive case e le rispettive tavole.

Commenti

davide (11/8/2006)

salve ho una casa a madonna della losa e un giorno io e il mio amico abbiamo deciso di andare a fare un giro in moto e sali sali siamo arrivati fino alla veccgia seggiovia dove abbiamo lasciato la moto e abbiao continuato a piedi fino alla cima del pintas dove abbiamo messo una bandiera italiana ed è stato eccezionale.
sinceramente mi piacciono tantissomo queste gite improvvisate! dopo esserci mangiato un panino con un bel bicchiere di vino siamo tornati giu passando da quella struttura cge sembra un repititore...emozionante!
un saluto e comunque sto posto lo conoscono già in troppi a quanto vedo.....

lascia un commento>>

13/12/2004

Giornata internazionale della Montagna

"1000 Cortina d'Ampezzo, 1000 Madonna di campiglio, 1000 Sestriere". Questo si auspica il Ministro La Loggia.

Sabato si celebrava la Giornata internazionale della Montagna. Io neanche lo sapevo. Ma l'ho scoperto stamattina ascoltando su radio 24 un'intervista al Ministro in occasione dalle celebrazioni della Giornata (nei prossimi giorni, quando sarà disponibile online lo streaming dell'intervista, aggiornerò il link).

Dopo aver sintetizzato in modo icastico, con l'affermazione che vi ho riportato sopra, quello che secondo me può essere il peggior scenario possibile per il destino delle nostre montagne, il Ministro ha divagato con qualche frase fumosa sull'equlibrio idrogeologico e ha chiuso accoratamente indirizzando lontano il suo sguardo, verso i posti remoti dove le montagne sono teatro di guerre sanguinose.

Sì ma cosa si fa di concreto per la montagna? Risposta: una nuova legge per regolamentare la circolazione sulle piste da sci (legge 24 dicembre 2003 n. 363, link al PDF).

E Bravo il Ministro La Loggia (siciliano, ministro degli affari regionali con delega speciale alla montagna. Riconosciamolo, un siciliano con delega speciale alla montagna fa un po' sorridere, come del resto lo farebbe un valdostano alla tutela dei beni culturali della magna grecia).

Perché me la prendo tanto? In fin dei conti non sono pure io un po' ipocrita ad ergermi come difensore della 'purezza' della montagna? Io che vivevo prima a Torino ed ora a Venezia e che mi limito ad andare in montagna durante il tempo libero?

Il mio mordi e fuggi non è parte anch'esso dell'invasione turistica di cui le montagne sono teatro nei giorni di festa e che il Ministro ci ammannisce come modello di sviluppo per le nostre montagne?

Sabato, senza neppure essere al corrente della Giornata internazionale, sono andato in montagna. Ci ho portato pure la morosa. Siamo andati a Pian Benot, sopra ad Usseglio, nelle valli di Lanzo (Piemonte). Gli impianti di risalita (2 skilift + 1 baby) sono ancora chiusi. Ma i gestori degli impianti già sono al lavoro e si preparano all'apertura lavorando, con i gatti delle nevi, la neve caduta nelle scorse settimane.

Su con me c'erano Giovanni e Francesco. Abbiamo mangiato e bevuto al bar. Portando un po' di soldini ai gestori del locale nonostante la stagione sia ancora chiusa. Rientrando verso valle ci siamo fermati in un negozietto di Viù a comprare i formaggi. Li abbiamo pagati cari. Sono buoni ma cari. Pazienza. Mi sono detto: 'sono soldi che restano a chi vive in valle'.

Per la strada, oltre a noi, praticamente non c'era nessuno.

Sto per caso cercando di mettermi a posto la coscienza? Forse sì, forse no.

Ma non credo che ci sia solo una differenza di grado tra il mio salire le montagne defilate a forza di pelli di foca ed il rombo delle motoslitte delle gite proposte dai pacchetti turistici all-inclusive delle località di grido. Tra il mio ravanage in mezzo alla boschina e le piste ricavate sbancando a suon di ruspa i migliori pendii. Tra il mio tranfiare in salita e la musica sparata a palla dai bar sulle piste. Tra la mia pazienza nell'attesa di una nevicata e la pretesa di avere le piste innevate (anche se artificialmente) in occasione delle feste natalizie.

Cosa ne pensate? Vorrei che la discussione uscisse un po' dal nostro giro. Ché tanto so di che tenore sarebbero le risposte di Francesco, di Giovanni e degli altri della compagnia.

Diffondete il link!

Commenti

Old John (12/14/2004)

Ieri sera leggevo sul Corriere di Saluzzo che non hanno ancora trovato i nuovi gestori del Melezè a Bellino, dopo 20 anni di fabbrica sono proprio a 2mm dal propormi ed oltrettutto ho la mia dolce metà che mi appoggia!
Ma è un buon sistema per soddisfarsi e essere ricambiati del proprio amore dalla montagna ?
Vi prego non appoggiatemi,
perché ci va molto
meno fegato
a fare la Malvassora al Becco Meridionale della Tribolazione
o la Walker o la traversata degli Apostoli!

paolo (12/14/2004)

ok, non ti appoggerò...
senti, hai posto nella seconda settimana di maggio?
;-)

paolo (12/14/2004)

Anche io non sapevo che sabato era la giornata internazionale della montagna . Ma spero solo che prima o poi si possa celebrare quella “vera” , la giornata di chi ama la montagna così com’è e non come si vuol far diventare. Non voglio 1000 Sestriere o 1000 Cortina d’Ampezzo ma una montagna imbiancata che quando volti le spalle vedi dietro di te solo una lunga traccia sulla neve polverosa che all’orizzonte si confonde tra rocce e cielo…..

Roby4061 (12/15/2004)

ma dai, se ti sei fermato al bar "nei e soleil" ero anche io lì dentro...

bello spunto. mi ricordo le polemiche su tale legge. il problema degli impianti da sempre adito a discussioni "calde".

guarda qui, ad esempio, cosa si ha il coraggio di scrivere:

http://forum.meteogiornale.it/viewtopic.php?t=16256

Il buonsenso, gente, il buonsenso, dov'è finito??

paolo (12/17/2004)

grazie Roby, è una discussione interessante. Purtroppo, in casi come questi, si finisce sempre a dire le stesse cose. Da una parte c'è l'ambientalista retrogrado e dall'altra lo speculatore nel nome del dio denaro. La verità, come al solito, non esiste. Esistono solo due diverse concezioni del mondo e, tra le due, una miriade di posizioni intermedie.

Quanti modelli di sviluppo montano conoscete che non siano stati realizzati a suon di ruspa e cemento? Io ne so poco in materia.

pierpaolo (12/21/2004)

aspettarsi che i politici promuovano iniziative volte a valorizzare la montagna sarebbe tempo perso. questo governo, poi! un ingegnere dirige la giustizia, in un paese di laureati in giurisprudenza....a questo punto non è strano che sia un siciliano a dover parlare della vita di montagna! d'altra parte l'etna è una montagna alta 3300 metri, con rifugi, guide vulcanologhe...
la verità è che la montagna la possono valorizzare solo quelli che, come noi, la amano e la vivono tramite la fatica, fuggendo, anzichè cercare, gli aiuti "meccanici".
meno male che in italia di montagne ce ne sono moltissime, e nessuno riuscirà a rovinare monti come la tersiva o la tsanteleina: raggiungerli è avventura, non facile turismo.

l'annocheverrà (12/29/2004)

Visto che ormai il Melezè me lo hanno affittato,
ringrazio Pierpaolo per le due mete ispirate
per il nuovo anno.
Ditelo solo piano,
perché conosco un tipo che vuole farle in m.bike+sci !
Ovviamente io sarei più ispirato a godermele in tenda,
dall’Alpe Ervillieres,
in dolce compagnia,
come ha fatto Roby :
http://www.roby4061.it/mounts/itinerari/puntatersiva.htm

lascia un commento>>