
18/11/2009
The Rolling stones - Let it bleed
1969. Ma per me è l'autunno del 2007: sono sposo novello e sono su un aereo della Emirates diretto verso l'Australia per godermi la luna di miele. Figo no? In 20 giorni gireremo tutto il continente cercando di riempirci gli occhi con tutti suoi spazi, tutte le sue suggestioni. È il classico viaggio che non sai se ti si offrirà una seconda volta, quindi sono eccitato come capita all'inizio di un'avventura unica.
Per il momento però la difficoltà consiste nel far passare il tempo durante il volo. Cerco di trovare distrazione nel sistema di intrattenimento conficaato nello schienale del sedile di fronte a me: una specie di controller tipo play station permette di scegliere tra film, videogames e dischi. Incuriosito decido di spulciare la lista dei brani: sorpresona! Non ci sono solo Madonna e Michael Jackson o nenie arabeggianti. C'è addirittura Doolittle dei Pixies!
Decido di ascoltare i dischi che conosco poco della sezione classic rock. Tra i primi trovo i Rolling stones. Vada per Let it bleed. Come credo quasi tutti, pure io conosco un bel po' di canzoni degli Stones, ma non conosco nessun album per intero. Gli stones sono il classico gruppo di cui si fruisce attraverso compilazioni artigianali oppure istituzionali.
Sto andando dall'altra parte del mondo, sotto di me stanno passano l'Arabia, parte dell'India e l'Indocina. Nelle mie orecchie passano Gimme shelter, una delle mie preferite, poi tanto blues che non avevo mai sentito, c'è pure una versione un po' country di Honky tonk woman. Let it bleed gronda sangue, sesso e droga. E poi si prosegue fino alla conclusione gloriosa diYou Can't Always Get What You Want, sostenuta dal suo gospel, che suona quasi blasfemo in bocca ai 4 stones, oppure è solo un tentativo di redenzione?
Sia come sia, che bella scoperta. Australia, arriviamo!
13/11/2009
Cristina Donà - Tregua
1997. Ok, sono un esterofilo. Un anglofilo. Non è colpa mia se per sta musica qui l'italiano non funziona. Il Rock italiano se l'è sempre passata male. Schiacciato dal peso e dall'impegno dei cantautori. A me la strofa di De Gregori "... funghi buoni da mangiare, buoni da seccare, da farci il sugo quando è Natale" mi ha sempre ammosciato terribilmente. Ma cos'è? Una canzone o l'annuario della Cucina Italiana? Non parliamo poi dei sermoni di Guccini. Ma soprattutto nella musica dei cantautori non c'è uno straccio di arrangiamento decente e, quando c'è, è barocco e pesante, in pura tradizione prog rock. Ho sempre apprezzato De André, almeno lui aveva dei grandi testi, ma di certo di rock da quelle parti se n'è visto poco. Vasco? Va beh, lasciamo stare.
Con gli anni 90 le cose iniziano finalmente ad andare per il verso giusto. Pure qui il rock smette di essere sotterraneo ed inizia a venire fuori dai garage. Tra me e la Donà è subito amore al primo ascolto. Appena metto nel lettore Tregua sgrano gli occhi. Ho sempre me si apre con un giro di chitarra sostenuto dai miagolii di vero feedback.
'Questi dadi non segnano mai più di dieci, fanno così per non compromettersi, la stanza in cui vivo è un dado, ma non ho abbastanza mani per tirarlo lontano' e giù due randellate di chitarra in overdrive con un gran bel lavoretto di basso a sostenere il tutto. Peccato solo il suono del rullante un po' piattino, se no saremmo alla perfezione.
Vedo la Donà molte volte dal vivo. Straordinaria. Tutti sono in visibilio per i gorgheggini di Carmen Consoli, ma la vera rocker italiana per me resta la Cristina, che quando ti accarezza con la voce lo fa solo per prepararti al graffio e certe volte anche al pugno. I suoi testi sono straordinariamente efficaci: ermetici senza autocompiacimenti (quelli in cui invece scivolano spesso i Marlene Kuntz, ma anche di loro parleremo a suo tempo). Si sa, mettere assieme una batteria in 4/4 e la lingua di Dante e Petrarca non è per niente facile.
Ho 24 anni, e anche sforzandomi, non riesco a ricostruire che cosa sto facendo: mi avvicino alla laurea, probabilmente, studiando sodo e superando gli esami. Per il resto continuo a suonare il basso in un gruppo rock. Prodi è presidente del consiglio. Non molto rock neppure lui, a guardare bene. Nel tempo libero gioco a tennis e mi annoio mentre tutto il mondo piange la scomparta di Lady D. In quell'anno Nasce MTV Italia, chi l'avrebbe mai detto allora che poi ci avrei pure lavorato?
Al cinema è l'anno di Titanic (mai visto), del Grande Lebowski (uno tra i miei film preferiti di sempre), La vita è bella, L.A. Confidential. Il Toro langue in serie B.
Forse la cosa migliore che porto ancora con me del 1997 è proprio questo Tregua.
10/11/2009
Faith no more - The real thing
1989. Veniva giù il muro di Berlino. Ed io non sapevo bene come prenderla. A 16 anni è molto facile essere estremista, idealista e anche un po' stupido. Mi sembrava che l'ultimo baluardo contro il pensiero unico stesse cedendo, che la logica del carrello della spesa pieno e del soldo di plastica in tasca (giusto per citare lo splendido lavoro i Miserabili di Marco Paolini, andato ieri sera in onda su LA7) avese sconfitto qualunque ideologia.
Avrebbero dovuto mandarmi a viver un paio d'anni oltre Cortina (che per un veneto d'adozione, sempre per citare Paolini, non è solo un posto vicino a Dobbiaco), forse avrei capito che delle ideologie non te ne fai un corno se sai che da qualche parte c'è gente col carrello della spesa pieno e tu no, e magari fai la coda per la benzina.
Non c'è il bianco, non c'è il nero, ma tante sfumature di grigio. La buona Antonia, immigrata dall'Ucraina che fa le pulizie dai miei vicini, vi direbbe con l'odio neglio occhi: "Tutta colpa di Gorbaciov!!". Ecco, lei stava meglio prima. Forse il suo carrello era relativamente pieno e lei si accontentava. Ora è dovuta venire in Italia a pulire i cessi in casa d'altri. Io non sono andato in Ucraina a pulire il cesso a casa di nessuno. Quindi mi sa che stavo fisicamente dalla parte della squadra vicente, anche se parteggiavo ideologicamente per la squadra perdente: che fortuna, che stupidità.
Intanto nel mio lettore CD giravano solo dischi di gruppi tagati USA, e forse anche questo avrebbe dovuto fare suonare qualche campanello d'allarme nella mia testolina. In particolar modo girava questo The real thing. Un mescolone di riff metal, basso funky, tastiere (ma non eravamo quelli che odiavano le tastiere?!), voce molto più melodica dei grugniti o degli acuti a cui ci avevano abituato le ugule del metal. Per di più, cosa inaudita dai tempi degli speramentalismi metal dei Beastiue boys (1986), Mike Patton ogni tanto infilava un rap tra una schitarrata e l'altra. Insomma, ci stavamo avvicinando a quel cosiddetto rock alternativo che proprio in quegli anni prendeva forza commerciale.
Era per me rassicurante. I nostri producevano una cover di War pigs da far tremare i muri ricordandomi che le mie radici heavy rock non erano nulla di blasfemo in quel contesto, laddove la maggior parte dei gruppi che avrei ascoltato in seguito li avrebbe considerati gravi peccati di gioventù.
Insomma i Faith no more mi aiutavano a traghettare lo stretto che separava l'isola del metal verso il più vasto continente del rock, togliendomi una buona dose di paraocchi.
4/11/2009
Air - Moon safari
1998. Ma non importa. Perché un disco di questo tipo per me è eterno. Lo ascolto ancora adesso. Me lo metto nel lettore portatile. Lo tengo nella memoria del pc da ascoltare mentre lavoro, ovunque sia, con qualunque stato d'animo, che faccia pioggia o che faccia sole.
Colpisce per la sua semplicità melodica eppure non stanca mai. Una via di mezzo tra i Pink Floyd e le colonne sonore di Burt Bacharach, ma più vicinio al secondo per feeling (good feeling).
Sto scrivendo alle 6 del mattino (la bimba e le terapie mi fanno diventare mattiniero), il caffé è sul fuoco e moon safari bisbiglia dallo stereo: tutto è al suo posto.
So che i loro dischi successivi sono altrettanto belli eppure non ne ho sentito neppure uno, ne ne ho mai sentito l'esigenza.
Vengono spesso definiti un gruppo di musica ellettronica. Beh, mai un gruppo di musica elettronica era stato così acustico e caldo. Moon safari e una coperta di lana quando il brivido ti corre lungo la schiena, è il paio di guanti quando il freddo ti indurisce le dita, è la tazza di té caldo dopo una giornata sulla neve.
Se quando avevo vent'anni non potevo immaginare un mondo senza chitarre in overdrive , ora a trentasei compiuti faccio fatica a immaginare un mondo senza Moon safari. Grazie Nicolas Godin and Jean-Benoit Duncke. Grazie Air.
2/11/2009
Red hot chili peppers - Blood sugar sex magic
1991. Siamo sempre lì. D'altra parte è lì che, almeno per me, si fa un po' la Storia e vi anticipo che molte volte torneremo, cronologicamente, da quelle parti.
In moltissimi ricordano Under the bridge, molti anche Give it away. Io ricordo a memoria tutto il disco. Sto anche cercando di ricordare chi mi lo aveva prestato (per anni di Blood sugar sex magic ho avuto solo una audiocassetta duplicata in casa), ma non me lo ricordo. Fantastico. Che tirasse un'aria di fusione tra funk e rock era chiaro da anni (Living Colour primi fra tutti), ma che l'esito finale potesse ere questo, non so in quanti se lo aspettassero. Sicuramente neppure i RHCP, che in effetti non torneranno mai più a qui livelli. Rick Rubin, il produttore, sembra essere il vero artefice di questo disco: spoglia il suono dei quattro ragazzi di Los Angeles dei riff metal che ancora caratterizzavano il loro precedente lavoro e di fatto reinventa la band sulle basi di una chitarra secca e asciutta e di giri di basso profondi ed articolati.
Il disco mi apre occhi, orecchie e cuore. Mi rendo conto che sta capitando qualcosa tutto intorno a me e sono felice di avere l'età giusta al momento giusto. Non solo il grunge, dunque, ma anche un rock intessuto di funky. Con gli amici si scambiano di dschi e le cassette vanno come il pane.
Gli scenari sono sempre gli stessi a cui si faceva cenno nel precedente post: tangentopoli, guerra del golfo ecc. Ma almeno musicalmente si ha l'impressone che ci sia speranza. L'undeground diventa mainstream, le radio passano i RHCP! Blood sugar sex magic si trova anche nei negozietti di dischi di provincia! I più avveduti subodorano lo sputtanemento commerciale, ma io me ne frego e vedo solo un grande rinnovamento.