24/11/2004

'Trane, Tom e altri compagni di viaggio

Avete presente quelle improvvisate che a volte fanno gli amici? Ma sì. Quelle che sei lì a casa che non fai nulla di speciale, che magari stai guardando la tv, quando tutt'a un tratto: beeep. Suona il citofono. Qualcuno sale 10 miuti, neanche si toglie la giacca. Ti abbraccia, ti chiede come va. Tu gli chiedi a lui. Poi ci si saluta ripromettendosi di vedersi, ma con più calma, la prossima volta.

Ecco, quello che scrivo oggi è un po' da prendere così.

Sto leggendo Le ore di Michael Cunningham (vedi su www.ibs.it).

Non so ancora dove andrà a finire e neppure mi importa. Però mi piace come è scritto. Mi piacciono le lunghissime digressioni, quella sorta di incessante flusso di coscienza con cui le vite di tre donne esranee tra di loro vengono raccontate. Magari alla fine delude. Ne riparliamo a fine lettura.

Il Sottofondo musicale in questo periodo è offerto da tom waits (se volete ascoltate il singolo mozzafiato). Da lui ti aspetti sempre la grande delusione. E sarebbe più che giustificata. Dopo anni di grandi album potrebbe anche permettersi uno scivolone. E invece no. Sempre più rumoroso. Sempre più incasinato. Sempre più unico esponente di un genere tutto suo.

Tutt'altro tipo di suoni, per scappare ogni tanto da Waits, che alla lunga tende a farsi soffocante, me li propina John Coltrane. Cd del jazz deagostini, 7.50 euro di grande musica. Sono in un periodo piuttosto jazzy, e quindi sono incline a lascairmi tentare dai tempi 12/8, dai sassofoni, dai ritmi pestati sul charleston; ma devo dire che Coltrane non era mai stato tra i miei favoriti: non lo capivo. Forse continuo a non capirlo, ma non mi stanco di ascoltarlo.

Forse il jazz sta lì. Lo capisci solo a momenti, poi il fraseggio si perde nell'improvvisazione ed intatno tu ti perdi nei tuoi pensieri. Poi lo ritrovi, poi lo riperdi. Ma quando torna il silenzio alla fine non hai più una scusa per pensare e ti senti improvvisamente orfano.

Per il resto sto scoprendo quanto è brutto dover lottare per avere il tempo di fare le cose che si amano fare. Vorrei tornare ad essere per un po' un universitario perdigiorno, ma non si può. Pazienza. Devo solo imparare ad organizzarmi meglio. Ma se non ce l'ho fatta in 30 e fischia anni...

Commenti

Agata (11/25/2004)

Finalmente torno a leggere il Traverspensiero. Mi mancava. Confesso ogni tanto aprivo il sito e provavo una sorta di delusione nel trovare un laconico avviso di non lavori in corso. Sarà quello che si vuole, ma sei uno dei pochi legami con quel fancazzismo universitario che è ormai passato da tempo. Io ho dovuto fare dell'organizzazione una scuola di pensiero: ore 7.00 sveglia, colazione al fanciullo, colazione mia e di Dante, ore 8.15 ingresso all'asilo nido, ore 8.30 (mai puntuale) ingresso al lavoro. 10 ore di rompicapi sola come un verme (la vecchia segretaria che avevamo, l'immagine della precisione, si è licenziata e quella nuova fa solo il part time e non sa usare il PC) Ore 19 schizzo a casa, do cena al fanciullo, mangio, mi rotolo sul tappeto con mio figlio. Ore 9.30 nanna del fanciullo e inizia la seconda giornata lavorativa... quella della casalinga! (Deccisamente la parte peggiore della giornata, odio i lavori domestici). A questo si aggiunge la plurisettimanale gita a torino per clienti e le sporadiche gite lunghe (sono da poco stata in Islanda). Per forza che mi devo organizzare!.

Comunque, grazie per lo sfogo. Ti abbraccio
A

Agata (11/25/2004)

Ho dimenticato di dire la cosa più importante: Tom Waits allieta (se così si può dire) una buona parte del mio minimo tempo libero e concordo con te: ogni album è una nuova piacevolissima scoperta...

Mr COOL @ (12/7/2004)

il disco di Tom Waits è incredibile e partecipa anche quel scombinato di Les Claypool al basso, anch'io pensavo che dopo alice e blood money sarebbe stato difficile dire cose nuove efficacemente e invece un disco scrauso, sporco che non smetto di ascoltare da almeno due settimane... invece col jazz vero e proprio continuo ad avere delle incomprensioni, a parte slanci d'amore per Gabriele Mirabassi e Michel Godard (così si suona la tuba!) ma poi però dopo poco mi stufano, irrimediabilmente...

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