29/11/2003

Punta la Piovosa (mt 2601)

Per desiderare di più bisognerebbe essere proprio incontentabili. Questo sabato la val Maira (CN) ci ha offerto tutto quello che si può desiderare: neve fresca abbondante, sole, niente vento, peasaggi splendidi.

Unico neo: ma quant'è lontana? Arrivo a casa a sera e mi rendo conto di aver percorso 280 km, tutti per strade statali. Fortuna che non c'era nebbia!

Sveglia alle 5. Mi pongo la solita domanda: "Chi me lo fa fare?". Tranquillo, Paolo, tra qualche ora avrai la risposta, abbi solo un po' di pazienza.

Panini, thé, lenti, auto. Francesco è seduto nell'androne di casa sua che mi aspetta. Carichiamo le sue due paia di sci (scaramantico al massimo) e ci lanciamo verso il cuneese.

Ore 7: Saluzzo (CN). Ci incontriamo con Davide, Dave ed Andrea. Se si va avanti così bisognerà prendere presto un minibus per spostarci in economia! Bene bene: la famiglia cresce!

Ore 7 e 15: Verzuolo. Si aggiungono al gruppo Giovanni e Danilo. Colazione rapida al Bar (ho già fame!) e poi andiamo all'appuntamento con Pier (mi pare), un amico di Danilo.

Finalmente iniziamo a risalire la val Maira, selvaggia e solitaria come poche altre in Piemonte. Per i primi chilometri il sole basso basso sull'orizzonte illumina con i suoi caldi raggi il nostro cammino. Poi la valle si fa più incassata e la luce azzurrognola del mattino si diffonde tutto intorno a noi.

Raggiunto Ponte Marmora, ci allontaniamo dalla strada del fondovalle e risaliamo la stretta stradina che percorre il vallone della Marmora fino a Tolosano. Tutta quest'automobile mi ha completamente intorpidito, non vedo l'ora di muovere gambe e braccia e scaldarmi un po'.

Per un primo lungo tratto percorriamo la strada che porta al colle del mulo. Durante tutto questo lungo traverso quasi pianeggiante penso a Davide ed Andrea, coi loro snowboard in spalla: che tortura sarà per loro questo rientro!

Intanto si sale e dopo qualche tornante, finalmente, ecco il sole. E soprattutto ecco la mole massiccia del Viso: fantastico nella sua veste invernale, il vero signore di queste zone. La traccia che i gruppi partiti prima di noi hanno lasciato ci toglie i dubbi sulla direzione da seguire. Finalmente si inizia a salire sul serio ed il gruppo un po' si sgrana. Io faccio il furbetto e tiro per un po'. Poi mi defilo per una sosta fisiologica. Ma ormai Danilo e Francesco sono lanciati. Faticherò un bel po' per raggiungerli.

Usciamo dal bosco. Il pendio si fa ampio e piuttosto ripido: iniziamo a zigzagare. Che sole spettacolare! Tre pernici si alzano in volo alla mia destra: le guardo controluce descrivere un ampio semicerchio e poi sparire sullo sfondo dell'Oronaye.

Raggiungiamo gli apripista. Che mazzo si sono fatti! Li superiamo e sperimentiamo in prima persona quale fatica sia arrancare in questo strato di fresca. Battute e scherzi non mancano: ognuno maledice il momento in cui passa in testa, gli altri dietro a sbeffeggiarlo.

Con mia agrande sorpresa arriviamo in cima che c'è già un bel po' di gente! Sono saliti dall'altro versante. Ci informiamo. La discesa da quella parte è più continua. Buone notizie per i tavolari.

Danilo e Francesco non perdono tampo: tolgono le pelli e si lanciano giù dal pendio ancora vergine incontro a Davide ed Andrea, rimasti indietro. Io mangio qualcosa di corsa, poi decido di seguirli, il supplemento di fatica della risalita alla cima sarà ripagato dalla goduria del pendio intatto. Che neve. Sembra di volare. Prendo ache un volo, ma che mi importa! Io in questa meraviglia bianca mi rotolerei tutto il giorno!

Raggiunto il resto della truppa si ritorna in cima, oramai sono partiti tutti e la vetta è nostra. Pappa e chiacchiere riempiono i minuti che ci separano dal secondo round.

Quello che segue è un sogno di neve fresca abbondante al limite del rischio. Canaloni ripidi, boschetti, piccole radure tra le piante, gobbe. C'è di tutto per divertirsi.

Quando raggiungiamo le auto abbiamo tutti un bel faccione sorridente. Che discesa memorabile. La suggelliamo con una serie di brindisi e piattini di leccornie assortite alla Locanda Ceaglio (frazione Vernetti). Poi ci attende il lungo ritorno.

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Francesco (12/1/2003)

abbiamo fatto la gita perfetta e adesso?

paolo (12/1/2003)

Cavoli! Che sia veramente la gita perfetta della stagione? Non ci resta che darci alle ciucche! ;-)

old john (12/1/2003)

Fatti non foste a viver come bruti…
ma per batter nuove piste,
dove la neve più farinosa e soffice,
vi porti
senza pericolo alcuno,
in paradisiaci monti,
dacchè più brutale risulti,
la caduta in questo fetido piano.
Lo spirito immane si alzi tra
larici e pini, e il poeta decanti,
con l’ardor di cento discese e
mille bevute
le beltate che pochi uomini colgano
nella fugace lor vita,
nell’attesa di godere per altre mille vite,
reincarnati in spiriti di pernici bianche
o falchi alpini,
ciò che all’animo e al corpo
sempre rinnova e
mai sazia!

Il "poeta" ebbro del ricordo
dal volume :
"Le esalazioni del lunedì lavorativo"

paolo (12/1/2003)

APPLAUSI!! STANDING OVATION! :-)

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27/11/2003

Kops, di Josef Fares

Immaginate un posto dove la polizia praticamente è inutile: non ci sono furti, non ci sono criminali, non capita mai nulla di brutto. Il massimo dell'azione è costituito da una mucca fuori controllo che va in giro per la città a brucare nelle aiuole.

Aggiungete 4 agenti di polizia simpatici e un po' psicotici. Ma non gravi. Come siamo psicotici voi ed io. Ognuno ha le sue piccole paranoie, quelle cose che ci rendono simpatici, ci rendono unici in ciò che siamo.

Beh. Un bel giorno arriva una ispettrice assai carina con delle bruttissime notizie per i nostri 4 amici: il loro comando di polizia non ha ragione di esistere! Che fare? Lo spettro della disoccupazione aleggia su di loro.

Non resta che alzare un po' le statistiche. Ovvero commettere qualche piccolo reato. Ma essendo i 4 dei bravi cristi è ovvio che non hanno la malizia per gestirsi il gioco alla meglio: insomma, la situazione degenera ababstanza in fretta, con esiti disastrosi per loro, spassosi per noi.

Una splendida parodia dei film spara spara americani, condotta sul filo del demenziale, ma senza mai esagerare.

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23/11/2003

Bric Rond (mt. 2540)

L'autunno, come forse è giusto che sia, si prende la sua rivincita. Veramente pensavamo che la stagione fosse iniziata e che non avrebbe subito battute d'arresto? Davvero ci immaginavamo distese di polvere destinate a durare da novembre fino a febbraio?

No, amici. Il tempo fa ciò che vuole, e a noi non rimane altro da fare che essere pronti all'azione, ogni qual volta le condizioni siano favorevoli.

Fa caldo. Ha fatto caldo per tutta l'ultima settimana. La minima non è mai scesa sotto i 5/6 gradi. È tempo di pioggia, purtroppo, e non ancora di neve. Pazienza. Sappiamo attendere. Le uscite delle settimane scorse sono già state una gentile concessione. Abbiamo apprezzato. Grazie.

Se non fosse che Davide e Fabrizio si sono muniti di nuovo equipaggiamento (sci il primo, tavola il secondo) e che quindi scalpitano dalla voglia di collaudare gli ultimi acquisti, il buon senso consiglierebbe di starsene sotto le coperte tutto il giorno.

È una giornata nuvolosa, piovosa, tiepida. Una schifezza, insomma. Arriviamo a Ghigo di Prali (val Germanasca, TO) che le nove sono passate da qualche minuto.

Parcheggiamo di fronte agli impianti di risalita: vediamo solo i primi pali, la fune d'acciaio si perde su nella nebbia. Si dice che quest'anno le risalite non apriranno neanche.

Saggio la neve col bastoncino: marcia. Inutile starci a pensare. Facciamoci sta sgambata. Io e Davide con gli sci ai piedi andiamo su senza grossi problemi. Fabrizio, tavola sulla schiena e racchette ai piedi, fatica di più, e per quanto stia sulla nostra traccia, ad ogni passo affonda di qualche centimetro.

A tratti avanziamo sopra un tappeto rossastro: i larici hanno fatto cadere i loro aghi sul manto nevoso che in alcuni punti ne risulta completamente nascosto.

Siamo più meno a duemila metri d'altezza, quando incrociamo uno sciatore che già scende. Ci fermiamo a scambiare due parole. I suoi occhi sono due fessure così sottili che mi domando come faccia a vedere. "Non abbiamo bisogno di comprensione, abbiamo solo bisogno di rispetto". Sinceramente non capisco che cosa mi voglia dire. E così vado sul generico: "Ma sì, un po' d'aria buona. Sempre meglio che stare a casa, no?". Forse la mia filosofia per lui è un po' troppo triviale. Ci salutiamo ed ognuno riprende la sua strada.

Un'ultima rampa e siamo al Pian dell'Alpet. Nella nebbia si delineano i contorni della stazione d'arrivo della seggiovia. Davide ci ha lasciato indietro nell'ultimo tratto. Intravedo la sua sagoma che mi fa un saluto. Quando lo raggiungo vedo che non è solo: un bellissimo gatto tigrato lo corteggia senza remore per avere qualcosa da mangiare. Non ha un brutto aspetto, al contrario. Quando mi vede, mi viene incontro saltellando nella neve e mi guarda con occhietti imploranti. Per questo suo benvenuto si guadagna mezzo panino al prosciutto.

Ci fermiamo a mangiare un boccone. Fabrizio è soddisfatto e decide di non proseguire. Io e Davide invece vogliamo seguire ancora il percorso del secondo troncone della seggiovia e salire fino al Bric Rond. Davide parte come un treno. La nebbia è sempre più fitta. Sono come ipnotizzato dalle code dei suoi sci. Passo dopo passo raggiungiamo la meta. Puff che tirata. "Davide, hai fretta?" "Ma sì, tanto per scaldarci un po'... sgambatina!" "Ah, bon."

Un sorso di the caldo e poi giù nella nebbia. Non si vede quasi nulla ed inoltre nell'aria c'è una tale umidità che gli occhiali mi si appannano di continuo. Tento un paio di curve da professionista e mi trovo gambe all'aria. Va beh. Mi arrangio con le curve a spazzaneve: con queste condizioni non si può pretendere nulla.

Più in bassso gli sci affondano in un pesantissimo strato di neve marcia. Fortuna che siamo quasi alla macchina, non vedo l'ora di mettermi addosso qualcosa di asciutto.

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old john (11/25/2003)

Noi sabato ci siamo buttati sul

Col de Chaud Maison (mt.2.855) e punta Turge de la Suffie (mt.3.025)

vedi al solito

www.zeroincondotta.it

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17/11/2003

Enrico Remmert, Rossenotti

Il bello di Rossenotti è che se hai più o meno trent'anni, sei di Torino, hai fatto l'università ed appartieni a quella che grosso modo può essere definita una famiglia del ceto medio; allora non puoi fare a meno di ritrovarti. Essere di sesso maschile è d'aiuto per una definitiva immedesimazione.

Se in La ballata delle canaglie (il secondo romanzo di Enrico Remmert) la vicenda della Grande T è il filo conduttore di tutto il libro, qui non c'è un elemento così unificante, un qualcosa che ti prende la mano e ti porta verso l'ultima pagina.

Le giornate di Vittorio, ma soprattutto le nottate, sono delle spettacolari odissee alcoliche: incursioni in un mondo di ragazzi inquieti e dal futuro indeterminato, che passano il tempo a bere, fumare, farsi, scopare.

È un mondo che ho un po' annusato anch'io, senza mai sentirmene veramente parte. Quando si è trattato di farmi il pasticcone mi sono sempre tirato indietro, troppa paura. Per ciò che riguarda il sesso poi non parliamone neppure, nella mia cricca eravamo proprio un po' sfigatoni. Ed è per questo che il libro di Remmert mi ha aperto quelle porte che per me sono sempre rimaste solo socchiuse. E di questo lo ringrazio, perché mi ha permesso di vivere (l'idea di narrare alla seconda persona è sempre un'espediente di prima classe) le cose che non ho vissuto in quanto troppo bravo ragazzo, troppo picio, troppo provinciale.

Incapaci di mettere assieme una relazione durevole, incapaci di decidere che cosa fare da grandi, stra-preoccupati di avere sempre amici attorno, ma che alla fine molte volte amici non si rivelano per nulla; i personaggi che circondano Vittorio nelle 170 pagine scarse del romanzo (ed Marsilio, collana farfalle, prezzo 12,50 ?) sono odiosi ed affascinanti allo stesso tempo, teneri a strafottenti.

È un mondo di giochi rischiosi, dove il pericolo delle conseguenze di un gesto stupido è presente. Il pericolo viene corteggiato con quell'aria da duri che si assume quando ci si sente immortali e padroni del mondo. Lo spettro dell'eroina aleggia sulle pagine e rincorre, lusingandola, tutta questa allegra/disperata brigata di affamati di vita. L'abuso, la dose di troppo, la cazzata sono lì dietro l'angolo.

Ma cribbio quanto vorrei averlo un amico come Vittorio: professionista della notte, generoso di frasi ad effetto per stupire le ragazze, curioso all'inverosimile e sempre alla ricerca del qualcosa che ci tiene in vita. Farmi portare ai murazzi, girare di locale in locale e fare mattina gestendoci al meglio la sbronza: alimentandola ogni tanto con un coca rhum, senza lasciarla mai scendere all'abbiocco.

Insomma leggete Rossenotti, fatevi anche voi questo giro sulla giostra della vita. Prendetevi il lusso di essere romantici all'eccesso. Rimanete LIBERI.

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Davide (11/18/2003)

Grande Pahula, io da neo adepto di Remmert non saprei dire di meglio se non che la lettura del libro le notti a me un pò le ha tolte.

Guido (11/18/2003)

Ho amato "la ballata" e questa sera penso che iniziero' "rossenotti": non vedo l'ora!
Ho solo un po' paura di restare deluso dal mio eccesso di aspettativa... vi faro' sapere (sempre che sia di interesse) ;-)

Scritch (11/19/2003)

Beh non so se ti pagano per q

Scritch (11/19/2003)

ehmm sorry il mio amicoimmaginario ha un po' fretta stamattina è ha premuto per me il tasto "invio"....
...dicevamo (io e il mio amicoimmaginario per l'appunto)-e stai bravo dammi tempo,ti ho anche citato sei contento ora?!?- ...dunque riprendendo non so se ti pagano per queste tue recensioni ;-) ma "noi" nella nostra ignoranza non conoscevamo codesto autore, ma mi sa che sarà il prossimo libro che acquisterò le tue descrizioni colpiscono sempre nel segno, ci hai veramente incuriositi.

paolo (11/19/2003)

ne acceterò tutte le conseguenze ;-)
attendo i vostri pareri

old john (11/25/2003)

cfr.

I VAGABONDI DEL DHARMA di Jack Kerouac

su www.zeroincondotta.it

ErikaT (12/4/2003)

dopo la tua recensione i libri di remmert sono nella mia lista di attesa x l'acquisto... bravo paolo!

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15/11/2003

Monte Selletta (2574 mt)

È venerdì sera e sono a Cumiana (TO). Strano posto davvero per passare il venerdì sera. Mi sto rovesciando dalle risate, e come me il centinaio abbondante di persone che occupano la sala. Ma davanti a me non c'è un comico, c'è un alpinista. C'è un alpinista che sa raccontare le cose con ironia e semplicità: è Mauro Bole, detto Bubu. Ci mostra alcuni filmati, dove con grazia e potenza supera alcune difficoltà per me inimmaginabili. Roccia e ghiaccio: tutto verticale, tutto strapiombante.

Passano le ore: quando esco nell'aria fredda della notte rifletto sulla vita, il lavoro, il rischio, la paura ed altre cose da nulla. Lui è un professionista. Le pareti sono il suo mestiere. Io passo la settimana sul computer. Ma domani è sabato e anche se siamo solo a metà novembre c'è tanta neve sulle nostre montagne. E la neve è la cosa più bella che si possa desiderare.

Davide mi ospita per la notte: sveglia alle 6:20. Ci prepariamo in silenzio ed usciamo diretti all'appuntamento con Francesco. Rapida colazione al bar e poi via, su dalla val Germanasca, destinazione Roderetto. Parcheggiamo nella piazza del paese. Mentre scarichiamo gli sci una signora si avvicina e con lo sguardo un po' spiritato ci mette in guardia dal pericolo valanghe.

Ma come. Non nevica da una settimana! Il caldo di questi giorni dovrebbe aver contribuito all'assestamento del manto. Il bollettino poi indica pericolo 2. Eppure le parole di una persona del posto suonano sempre più vere di ogni bollettino. Non riesco quasi a guardarla in viso mentre si accommiata rivolgendoci le ultime raccomandazioni, mi concentro sulle stringhe del mio scarpone. Appena se ne va io ed i miei compagni incrociamo gli sguardi e facciamo gli scongiuri di rito.

Prendiamo la stradina che, risalendo il fondo del vallone, porta prima all'abitato di Arnaud e poi alla Balma. La borgata è completamente sepolta dalla neve. Le case sono tutte deserte. Le uniche tracce che portano quassù sono quelle che abbiamo appena lasciato noi. Prima sosta per chiacchiere, the caldo, qualche biscotto, un quadratino di cioccolata. Il vallone è stretto e selvaggio. I canaloni alla nostra destra sembrano aver già scaricato tutta la neve in eccesso.

Il vallone piega a sinistra in direzione Sud e ben presto raggiungiamo una splendida radura. Il sole basso basso si affaccia appena sopra il colle della Fontana; di fronte a noi il luccichio della neve è uno spettacolo magico. Prendo la testa del gruppo e mi rendo conto di quale fatica si faccia a battere traccia. Ma che soddisfazione avanzare in questa spianata immacolata ed intatta.

Come spesso capita durante la salita i miei pensieri vagano qua e là: vecchi ricordi, persone, cose fatte che sarebbe stato meglio non fare, cose non fatte che sarebbe stato meglio fare; la mia testa è un piccolo mondo fatto di pensieri. Poi, poco per volta, la fatica comincia farsi sentire. Mi fermo spesso a prendere fiato ed a godermi il panorama. Un aereo romba su nel cielo e mi ricorda che ci sono altri esseri umani da qualche parte. Un grosso rapace scivola silenzioso verso la boscaglia. Nella neve alcune tracce di animali testimoniano della vita dura e talvolta crudele degli animali selvatici. Ogni tanto guardo i miei compagni e dico loro: "canada!", loro capiscono e sorridono.

Francesco, come al solito, va in coppia con l'altitudine e tira il gruppo. Davide, invece, va un attimo in fuorigiri, ma stringe i denti e non molla. Dopo più di quattro ore di salita ci fermiamo. Siamo su un anticima. Io ho una fame esagerata e divoro lo splendido panino che mi ha preparato Davide (nella fretta di uscire da casa ieri sera ho dimenticato di prendere qualcosa da mangiare).

La prima parte della discesa è su neve splendida. Farina abbondante per tutti. Francesco e Davide di fronte a me disegnano serpentine sul pendio. Io cerco di ricordarmi come si fa con discreti risultati. Siamo a metà novembre, che spettacolo. Purtroppo raggiungiamo ben presto la boschina che ci separa dalla traccia di salita. Ognuno per sé. Francesco la attraversa direttamente (V grado boschina). Io trovo un passaggio che mi porta più a sud ma mi permette ancora di sciare un po'. Davide sbuca dopo un po' alle mie spalle, ma non capisco che giro abbia fatto.

Non ci resta che ripercorrere la nostra traccia fino a Roderetto. Non mancano le risate mentre ci lanciamo, con tecnica da fondisti improvisati, lungo la discesa. Ogni tanto mi fermo a riposare le gambe e saluto il passaggio dei miei compagni battendo le mani e gridando Hop Hop. Ma la mia testa è già alla birra ed al panino che ci prenderemo una volta giunti all'osteria di Roderetto.

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Davide (11/18/2003)

Aggiungo solo che superata la sibilla cumana di rodoretto con debite invocazioni al dio e scongiuri relativi per i suoi auguri gratuiti la gita è stata magnifica (questo per chi non c'era)

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9/11/2003

Muzzerone

Leggo su www.gulliver.it che un sacco di gente va ad impantanarsi con gli sci sulla farina abbondante ma pesante scesa nelle scorse settimane. I commenti sono quasi unanimi: non fa ancora abbastanza freddo. E allora cosa c'è di meglio che spalmarsi sulla roccia calda?

E' la notte tra sabato e domenica a Nicola (SP). La serata a casa di Andrea è volata via piacevolmente: polenta cotta nel paiolo di rame sulla fiamma del camino, spezzatino, le mustardele procurate dai Davidi e poi vino, canzoni, scherzi fino a notte fonda.

La pioggia ci nega la gioia di vedere l'eclissi totale di luna di stanotte. Ma alle 4 io faccio un salto fuori e scopro che si vede la luna, e che non è ancora del tutto uscita dal cono d'ombra della terra. Che spettacolo. Quelle cose che ti fanno sentire piccolo piccolo e ti rimettono al tuo giusto posto.

Chissà che domani non sia una bella giornata. Mi addormento sperando di risvegliarmi con un bel sole che entra dalla finestra.

Ed è così! La pioggia di sabato stava iniziando ad infradiciarmi l'umore. Il sole è caldo. Basta indugiare! Andiamo al Muzzerone!

Arrampicare vista mare è splendido. L'aria è calda, la roccia pure. Peccato solo aver fatto i dormiglioni stamattina. C'è tempo solo per un paio di tiri. Vado su da primo. Mi porto dietro un maillon, nel caso non ce la faccia ad arrivare in catena. In realtà mi diverto tantissimo: buone prese, anche per le mie dita deboline.

Arrivato in catena al termine della prima via sono così concentrato a fare la manovra correttamente che mi dimentico di guardare il panorama, che sciocco. Ma per cosa arrampichiamo a fare allora? Per le difficoltà? Ma dai! La gioia dell'immersione nella natura, una natura in verticale, ma pur sempre natura: quello è ciò che cerco nell'arrampicata.

Durante il mio secondo tiro mi fermo a contemplare il mare: il sole ormai è annegato nello strato di foschia. Ogni tanto un'onda si frange sugli scogli. L'odore di salmastro mi punzecchia il naso.

Purtroppo l'oscurità arriva veloce, e ci tocca una ritirata abbastanza precipitosa. Siamo gli ultimi ad abbondanare il settore. Un ragazzo passa mentre ritiro la corda nello zaino: "spegnete voi la luce?". Ma la luce è già spenta: mi tocca tastare con le mani il suolo tutto intorno a me per controlalre di non aver seminato nulla.

Risaliamo chiacchierando il sentiero che porta alla strada: le luci del porto di La Spezia ci accolgono sospese nel tremolio dell'aria umida. Peccato che questo fine settimana debba finire.

Si va ancora a mangiare i panigacci (buoni!) a Podenzana e poi ci si rimette in strada alla volta di casa.

Il giorno dopo il corpo è un coro di dolorini. Sono proprio fuori allenamento.

Un abbraccio collettivo a tutti gli amici per lo splendido fine settimana trascorso insieme. :-)

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vogliadisole (11/13/2003)

e cantava le canzone che ssentiva sempre a lu mare... oppure il chant il chant il voule boire la mer... da quest'estate di San Martino (?) parecchio marcescente una voglia di sole, di tuffarmi di nuovo nel tumpi... mi sa che è solo l'inizio e dovrò aspettare un bel po'. Viva l'odore di Salmastro che ti entra nelle nari - Mar (come mare!) COOL (come lu trafanari) @ (come @mmmore!)

Paperina (11/15/2003)

che bello!!!! C'ero anche io a spegnere le luci!!!
dai Paolino ammettilo......di notte sono un'ottima guida con la tosse!!!!

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2/11/2003

Si inizia

E vai che la stagione è aperta!

Il pretesto per mettere le assi ai piedi me lo offre MrQla, invitandomi a pranzo da lui a Rore (val Varaita CN). Il compagno di gita è fin troppo facile trovarlo. Giovanni basta dirgli val Varaita e subito scatta sull'attenti con gli sci in mano! Perché stavolta convincere qualcuno da tirare dentro non è facile: è vero che ha nevicato. Ma è anche vero che c'è poco fondo, che la neve scesa nelle ultime ore è probabilmente pesante, che non sciamo da qualche mese; che insomma i furbacchioni che oggi, come negli scorsi giorni, hanno approfittato delle piste già battute, ma degli impianti ancora fermi, per sollazzarsi con discese in fresca a basso tasso di rischio hanno fatto una gran scelta.

Alle 8.00 sono da Giovanni. Risaliamo la valle: incredibile! A Venasca i prati sono già imbiancati. Il peso della neve sulle foglie è stato fatale per i rami di molte piante. Lungo la strada stiamo all'occhio per evitare che qualche ramo ci arrivi sulla testa. Decidiamo di andare al Bric Rutund, nel vallone di Bellino. La strada è stata pulita in modo da permettere il passaggio di una sola auto. Ma tanto non c'è un gran traffico da ste parti, non oggi almeno. Il rifugio Melezé per giunta è ancora chiuso.

Ore 9 e mezza circa. Si calzano gli sci per la prima volta in questa stagione e si inizia a sfacchinare su per la salita. È una salita dura. Ad ogni passo si sprofonda di quasi mezzo metro, a volte anche di più. Nessuno è ancora passato da queste parti.

Ogni tanto la neve si assesta sotto il nostro peso con un tonfo sordo. Sembra un tuono. E tutto intorno a noi si vede la superficie bianca tremare per qualche metro. Immagino che effetto possa fare sentire un suono del genere mentre si risale un pendio aperto ed inclinato.

Giovanni da dietro scherza: "Perché non ti fai assumere alla Fiat-Hitachi? come macchina movimento terra?". Già! Ne stiamo spostando di metri cubi di neve! Giovanni mi ricorda che questo è il luogo della mia prima gita, nel lontano 2001. Anche allora le condizioni non erano tanto meglio ed io non calzavo un paio di sci da un paio d'anni! Quanti cristi! E che fatica quella volta.

A mezzogiorno siamo solo a metà strada e decidiamo di rientrare per non fare tardi con i rispettivi impegni. Credo che per la prima volta porto a termine una discesa senza cadere. Ma la sciata non è per nulla gratificante. Neve troppo pesante, sci che avrebbero bisogno di una sciolinata. Speriamo finisca in fretta va!

Alle 13 siamo alla macchina ed iniziamo a scendere verso Sampeyre. Lì giunti io e Giovanni ci salutiamo. Recupero la mia macchina, ho già in mente le carni cucinate dal maestro asadero Felipe ed un bel bichiere di rosso. Il mio stomaco ruggisce.

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