25/1/2004

Punta Sourela (mt 1770)

Finalmente un po' di valli di Lanzo!

Già sapete che queste vallate le sento molto mie. Sarà che le vedo dalla finestra della mia stanza, sarà che i miei nonnni e mio papà bambino ci andavano in villegiatura, sarà che mia nonna riportava sempre qualche grazioso oggettino in legno dalla fiera di Viù, e questo curioso nome era sempre inciso nell'oggetto, sarà che la toma che si fa su da queste vallate non è niente male, ma, insomma, io qui mi sento veramente a casa.

Lo scorso fine settimana sono rimasto a casa per il maltempo. Il mio morale era a terra. Ma questa volta ci siamo proprio rifatti.

La visita di Claudia ed Eliana, in trasferta da Venezia, andava degnamente celebrata con ampi panorami e tanta neve. Così è stato.

La salita scelta è Punta Sourela. Un rilievo tondeggiante che si distacca dalla cresta Nord-Nord Est del Civrari (il trapezione innevato ben visibile in questi giorni da Torino giusto dietro il Musinè). Partendo da Col S.Giovanni la gita è di soli 700m di dislivello, così decidiamo che un appuntamento alle 8.30 è più che sufficiente. Niente levataccia tragica oggi! Meno male, perché la cena a casa di Davide della sera prima (grandi gli agnolotti del babbo!) richiedeva un po' di riposo per essere ben assimilata.

Ci permettiamo anche una seconda colazione al bar! Che polentoni! La giornata è bellissima e già lungo la salita verso Viù si aprono degli splendidi scorci verso il Rocciamelone, splendida cuspide sparata verso il cielo.

Alle dieci lasciamo la macchina sci ai piedi (Claudia è nell'orami consueto assetto da ciaspolatrice, chissà che il ginocchio non le permetta prima o poi di unirsi a noi sugli sci!). Siamo praticamente gli ultimi a salire. I posti auto nei pressi del cimitero sono tutti occupati.

Le giacche finiscono ben presto negli zaini. Che gran sole! Si sale dapprima per prati, poi si aggira un boschetto di bettule e si passa vicino ad alcune baite verametne suggestive. Il paesaggio è vario. Si arriva infine in vista della cima. Mi volto indietro e vedo la collina di Torino: si distinguono chiaramente la basilica di Superga e le antenne dell'Eremo. Sulla sinistra la strada del Colle del Lys e la bassa Val di Susa. Il Civrari torreggia sopra di noi.

Le cose più interessanti però sono alla nostra destra. La conca di Tornetti si apre molle ed accogliente sull'altro versante della valle. Alle sue spalle saltano fuori le cime del Gran Paradiso ed, in lontananza, del Rosa. Più su il ghicet Paschiet (da fare, da fare!) si apre sotto la Torre d'Ovarda, infine la testata della valle con le sue cime dall'aspetto severo (Punta d'Arnas, Cruce Rossa, Lera): uno spettacolo per gli occhi. Una delizia per lo spirito.

Raggiungiamo la cima. Scopro che Davide ha portato su gli avanzi dei formaggi della cena di ieri: banchetto! Solo il vento ci impedisce di fare piazza pulita di tutto. Decidiamo di scendere per portarci al riparo dalla furia di eolo e... continuare a mangiare! La discesa non è niente male nel primo tratto, pure molto segnato, poi la neve si fa dura per il vento, dopo è di nuovo bella, ma il pendio è troppo modesto per fare qualcosa.

Nei pressi delle baite un gruppo di scialpinisti più smaliziati ha già preso possesso di una comoda panca addossata alla parete di uno degli edifici. Si pavoneggiano della loro situazione e ci domandano se per caso non abbiamo del buon vino per allietare ulteriormente la situazione. Sorry, no vino. Ci sistemiamo pure noi. Non abbiamo il vino, ma abbiamo la fiaschetta della grappa! Che situazione da favola. Il vento più su sferza le cime, ma noi qui siamo al riparo ed il sole caldo quasi brucia sulla faccia.

Dopo una siesta di mezz'ora facciamo le ultime curve e scendiamo alla macchina felici e contenti.

Commenti

Old John (1/28/2004)

Ma ragazzi,
come mai non volete presentarci le vostre amiche…

eravamo a 500 metri da voi:
saliti alla Tomba di Matolda da Villa di Lemie (valle di Viù)

Forse è stato meglio così:
tra tosse e scorregge non eravamo presentabili!

Poi mi sa che voi la gita l’avete fatta di domenica, noi si poteva solo il sabato!

Alla prossima
Old John e Big Frank

paolo (1/28/2004)

...infatti era domenica! Sabato ce la siamo presa stracomoda, spero che ci sia presto occasione per gite a ranghi completi...

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19/1/2004

Lo specchio magico di M C Escher

"Il disegno è illusione: suggerisce tre dimensioni sebbene sulla carta ce ne siano solo due." (M.C.Escher)

La prima volta che mi sono imbattuto in un'opera di Maurits Cornelius Escher (1898-1972) è stato nel libro di educazione artistica delle medie. L'opera era Relatività e passai molte ore a contemplarla, stupefatto, ed a cercare di comprendere i segreti che celava.

Per Natale ho deciso di regalarmi il bel volume di Bruno Ernst Lo specchio magico di M.C. Escher  (Evergreen ed.), e devo riconoscere che mi sono proprio fatto un bel regalo. L'opera contiene una biografia completa, un'analisi dell'opera dell'artista olandese e la riproduzione in dimensioni sufficientemente grandi delle sue principali opere.

Escher è un artista decisamente non allineato, tanto che la critica l'ha sempre snobbato sicuramente per problemi di collocazione. È difficile, infatti, inserirlo in una delle varie correnti artistiche del '900. Non è surrealista, non è cubista, non è astrattista.

In realtà le sue sono opere tutt'altro che difficili: non è necessario alcuna conoscenza artistica per comprenderle, al più un po' di curiosità di tipo logico-matematico. Ma anche questa è di troppo se ci si vuole limitare a stupirsi di queste stampe. Ed è lo stupore la prima emozione suscitata da molte delle opere di Escher. Stupore generato dal contrasto tra ciò che sappiamo non poter esistere in realtà, ma che nelle sue opere vediamo rappresentato con sfacciata chiarezza.

La riproduzione della realtà tridimensionale su di una superficie bidimensionale permette di giocare alcuni scherzi veramente divertenti ai sensi (ed alla logica) dell'osservatore. Escher, a differenza di molti artisti, non parla ai nostri sentimenti. Mira direttamente al nostro cervello, alle nostre capacità cognitive. Matematici, psicologi, mineralogi furono i suoi più entusiasti ammiratori (lo stesso Ernst insegnava matematica). Pur conservando un valore estetico artistico rilevante (per la cura della composizione ed il gusto dei dettagli che ritroviamo in esse ) le sue stampe assomigliano piuttosto a giochi di prestigio, ad indovinelli.

In Relatività il tema della compenetrazione di mondi diversi, ognuno con le sue leggi di gravità, trova la sua completa espressione. Vi invito a stampare l'opera. Poi scegliete uno dei vari personaggi che popolano la stampa e divertitevi a condurlo su e giù dalle scale fino a fargli raggiungere il suo giardino. Ci sono tre giardini, anche se uno è seminascosto nel bel mezzo dell'opera, ma lo si riconosce per la presenza di una pianta. Potete aiutarvi ruotando l'immagine di 90° prima a destra e poi a sinistra.

In Su e giù la stessa casa è riprodotta due volte: la giovane alla finestra ed il ragazzo seduto sulla scala tolgono ogni dubbio. Coprite con un foglio bianco la metà di sopora dell'opera: è tuto a posto (ok, riconosco che la prospettiva a linee curve è un po' accentuata e potrà lasciare un po' nauseati), ma comunque siamo coi piedi ben piantati su di un pavimento piastrellato. Se spingiamo lo sguardo verso l'alto incontriamo un portico da cui si accede ad una scala, salendola troviamo il giovane seduto, dopo aver girato il pianerottolo, possiamo salire e bussare alla porta della casa della giovane. Casa che si trova collegata ad un altro edificio da una serie di archi nei cui pressi, dritto sopra la nostra testa, è ben visibile un bella volta piastrellata. Ebbene, se ora spostate il foglio e scoprite la metà superiore, scoprirete anche che su quella volta voi, fino ad un secondo fa, stavate appoggiando i piedi! E vi sentirete come risucchiati verso l'alto, come se foste appesi come un ragno a quella stessa volta, che ora non sapete più se è volta, pavimento oppure tutte e due le cose.

Anche quest'opera, come la precedente, sembra volerci provocare con una serie di domande. Dove sta la verità? E, più che altro, esiste una verità unica? Le risposte di Escher non sono mai confuse, sono chiarissime, ambivalenti ma chiarissime.

Voi cosa ne pensate?

http://tecweb.unich.it/progetto45/opere.html (sito completo di galleria, biografia e links; ottimo punto di partenza per scoprire l'opera di Escher)

Commenti

marqula (1/22/2004)

caro Pol,
sicuramente di Escher pensiamo un gran bene, almeno io, e la sua pittura è estremamente affascinante perché: 1) ha uno sviluppo biologico, nel senso che se tagliamo un cavolo e osserviamo le mille spirali che ha prodotto nella sua crescita immediatamente pensiamo che anche l'artista è rimasto folgorato da questo e ha composto le sue immagini in base agli stessi criteri con cui il cavolo, o altre piante o la chiocciola o il paguro o il lichene hanno costruito il loro capolavoro biologico. La geometria sottende alle creazioni del mondo che ci circonda, pensiamo ai frattali, ed è meravigliosa, questo sembra essere il messaggio di Escher.
2) "La realtà è un'illusione, non esiste" sembra ammonirci Escher, più efficaciemente di matrix (bleah!), e la ricerca della verità non può che dirigersi verso il paradosso e l'affascinante rmonia dei contrari. Penso ai disegni di Escher con gli angeli e i diavoli disegnati insieme a formare un unico disegno (Cirkellimiet IV)
I miei preferiti sono: Levensweg II e Trappehuis, ma anche i suoi primi disegni, tipo Castrovalva, 1930, paesaggio dell'abruzzo è molto bello.

ancora io (1/23/2004)

Ho trovato i link alle opere che o segnalato nel mio commento: www.nightgaunt.org/escher/30/castrova.htm
per Castrovalva, paesaggio dell'abruzzo (da notare le piante in basso a sinistra); trappahuis, casa di scale: www.nightgaunt.org/escher/50/houstair.htm ; mentre invece Levensweg è qui: tuttoescher/immagini/divisioneregolare/pathoflifeii.htm

Raf (11/8/2007)

Associazione Gioventù Pro-Volturara
Giovanni Palatucci

IL GAZZETTINO VOLTURARESE
Mensile dell´Informazione



Oggetto: Inedito quadro di Maurits Cornelis Escher (1898-1972) raffigurante NESSIE IL MOSTRO
DI LOCH NESS, che emerge dall´acque richiamato dall´ UOMO NERO senza volto.

Il Gazzettino Volturarese dopo il trovamento dell´Inedito Quadro di cui all´oggetto a Volturara Irpina (AV) e dopo il film trasmesso dalla BBC Inglese e ritrasmesso dai Mass Media Italiani circa la nuova apparizione del Mostro di Loch Ness (Scozia) ritiene necessario informare il Mondo intero che il pittore e incisore Olandese M.C.Escher già lo aveva disegnato e ne aveva annunciato la sua ricomparsa sulla scena Mondiale richiamato dall´UOMO NERO senza volto. In relazione a quanto sopra esposto, è pacifico che:

1. O Escher ha visto di persona il Mostro di Loch Ness durante il suo girovagare,
2. O Escher credeva nell´esistenza del Mostro di Loch Ness tanto è vero che lo ha disegnato.
L´opera è datata 18.1.1949 ed è stata dichiarata Autentica dal Perito Grafico Dott.Prof. ANNA PETTRECCHIA iscritto all´Albo dei consulenti del tribunale Civile e Penale di Roma La Consulenza grafica composta da ben 51 pagine è stata Giurata e depositata al Tribunale di Roma in data 04 agosto 2006. questa è una Grande scoperta per il mondo dell´arte. TV e Quotidiani di Avellino, Benevento, Crema nonché il Giornale di Polizia ne hanno già diffuso la notizia in lungo e largo. Anche internet riporta decine di siti dedicati all´inedito Quadro di M.C.Escher. Del caso si sta occupando anche la PROCURA DELLA REPUBBLICA DI AVELLINO, interessati dallo stesso poliziotto proprietario del Quadro.
L´Olanda Nega l´esistenza dell´inedito (senza averlo mai visto o esaminato) "ALTRI" FANNO FINTA DI NIENTE e "snobbano la notizia per invidia o cattiva fede". IL GAZZETTINO VOLTURARESE si fa portavoce di questa Grande scoperta fatta da un appartenente alla Polizia di Stato Italiana e, il caso o il fato ha voluto che fosse proprio questo paesino dell´Alta Irpinia a scoprire l´Inedito Quadro di M.C. Escher. IL MOSTRO DI LOCH NESS dopo essere stato riportato in vita da Escher è "sbucato" a Volturara Irpina forse perché invitato dal Mostro nostrano "IL DRAGONE DI VOLTURARA". Onore e gloria a Escher, al MOSTRO DI LOCH NESS, a tutte le persone IRPINE e ai Mass Media Nazionali e Internazionali che pubblicheranno lo
STORICO EVENTO.-
Il Presidente dell´Associazione
Marra Michelangelo
Per eventuali contatti si potrà utilizzare la e-mail:
marramichelangelo@tiscali.it
http://www.romanzieri.com/archives/001204.php
http://www.ladysilvia.it/magaView/news/8885/arte
http://www.amicidellapolizia.it/html/arte.htm
http://www.ladysilvia.it/magaView/news/7869/arte
http://otrale.blog.tiscali.it/dg2044158/
http://www.ladysilvia.it/magaView/news/7662/cronaca
http://www.irpinianews.it/DaiComuni/news/?news=19596
http://notiziario-volturara.blogspot.com/

http://www.napoli.com/stamparticolo.php?articolo=13464

Raf (11/19/2007)

Ciao,complimenti - Se puo'
interessare ai tanti lettori, ecco una
notizia sensazionale (arte e cultura)
vedi:

C’e’ chi dice che l’Opera di M.C. Escher ( 1898-1972 ) e’ Autentica e cita
Al riguardo una Consulenza Giurata presso il Tribunale di ROMA datata
04 Agosto 2006, fatta dalla Dott.Anna PETRECCHIA, un Famoso e Stimato
Professionista.
La Perizia e’ di ben 51 pagine e attesta L’Autenticita’ dell’Opera datata
18.1.1949, Opera che a parere di Esperti del settore Arte e della TV e Carta
Stampata raffigura Nessie, il Mostro di Loch Ness che emerge dalle acque
Del mare o di un lago, richiamato dal suono di un flauto,suonato dall’Uomo
Nero senza Volto ( a mio avviso un mostro chiama un altro mostro).-

TV locali e Giornali hanno riportato la notizia in diverse occasioni.
TV : Telenostra di Avellino
Irpinia Tv di Avellino ecc.
Giornali:
Ottopagine Avellino del 08 giugno 2005
Il Corriere di Avellino pag.19 del16 maggio 2005
Il Giornale di Polizia .
Ecco inoltre alcuni dei tanti Siti internet che ne parlano:

http://www.romanzieri.com/archives/001204.php

http://www.lisipo.it/

http://www.amicidellapolizia.it/html/arte.htm

http://www.ladysilvia.it/magaView/news/8885/arte

http://iprovinciali.splinder.com/archive/2005-06?from=10

http://www.ladysilvia.eu/magaView/news/7662/cronaca

http://www.ladysilvia.it/magaView/news/7869/arte

http://otrale.blog.tiscali.it/dg2044158/

http://telegolfonews.blogspot.com/2007/07/n-e-s-s-u-n-o-n-e-p-r-l.html

http://www.irpinianews.it/comuni/news/news/?news=19596&comune=118

A T T E N Z I O N E
La M.C.Escher Foundation di Baarn Olanda al riguardo dice :

“ This is to let you know that M.C.Escher NEVER HAVE MADE a
Painting and the mentioned paining of Loch Nes is a fake.
You should rectify this message. It is absolutely nonsense.
For years this people are trying to get a certificate, but
They never will get, because it is a forgery.
M.C.Escher Foundation.”

A quanto ci e’ dato a sapere da Fonti attendibili e bene informate, fino a questo
Giorno la M.C. Escher Foundation NON HA MAI VISIONATO o
CONTROLLATO L’INEDITO QUADRO ORIGINALE, ne’ la scritta, ne’
La data 18.1.1949, ne’ la dedica, ne la o le firme, ne’ i numeri di registrazione
Fatte di proprio pugno da Maurits Cornelis Escher dietro al Disegno.

Cio’ nonostante, la stessa M.C. Escher Foundation ha affermato che l’Opera
E’ FALSA ( senza vederla ) ma non ha ancora fornito LA PROVA della
Falsita’ del Quadro .

Molti si chiedono come la M.C.Escher Foundation POSSA FORNIRE TALE
PROVA se, NON ha mai visionato o esaminato ( ne ha mai fatto visionare o
Esaminare da propri Esperti) L’OPERA ORIGINALE.

Restiamo in attesa che venga resa nota la Prova della falsita’ del Quadro
Per poterla divulgare in tutto il Mondo.

Fin quando non verra’ esibita la Prova di falsita’ dell’Opera, il Quadro Inedito
E’ e RESTA UN O R I G I N A L E .-

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11/1/2004

La prima cascata

La prima volta che faccio qualcosa, di solito ci capisco poco.

Sono abbastanza lento, quindi pure la seconda non vado molto più in là.

Poi l'interpretazione si fa spazio, il cervello metabolizza, le sensazioni vengono incasellate al loro posto ed il concetto di esperienza, quel dato tipo di esperienza, prende forma, infine si assesta nel cervello e non se ne va più.

Sabato mi è successa questa cosa. La prima salita su ghiaccio.

Il team è il solito: Francesco, Davide, Dave, io. Ospite speciale Sergio: un chiacchierone dal sorriso trascinante e dalle notevoli capacità arrampicatorie.

Destinazione Val Varaita... cavoli quant'è bella e quant'è lontana. Sveglia alle 5.30. Recupero Francesco e via verso Pinerolo. Ci stipiamo in due macchine e puntiamo su Verzuolo (CN). Risaliamo alla svelta la valle fino a Sampeyre e dopo una sosta-colazione, ci dirigiamo verso il vallone di Bellino. Il Pelvo d'Elva mi ricorda un conto in sospeso. Ci rido su. Aspetta, aspetta. Si arriva prima o poi.

Non sto a darmi pena. Non mi concentro eccessivamente sull'itinerario. Mi limito a seguire la macchina di Sergio ed a godermi la splendida luce del mattino, magica, come sempre.

Puntiamo sulla cascata di Ciucchinel (Sergio l'ha scelta apposta per noi, vista la propensione al bicchiere della truppa...) vicino a Celle di Bellino. L'avvicinamento è brave ma intenso. Camminare nella neve con lo zaino con dentro corda, ramponi, picche e ferraglia assortita non è un esercizio leggero. Fortuna che è già passato qualcuno e la neve è già in parte compressa. Sfortuna che quel qualcuno è passato oggi, così ci tocca metterci in coda per salire e stare all'occhio per i primi pezzi di ghiaccio che ci fischiano vicino alle orecchie.

Appena la cordata davanti a noi si è un po' allontanata, Sergio attacca il primo tiro, seguito da Francesco, non troppo felice di ri-esordire da primo dopo tanti anni di lontananza dal ghiaccio.

Tocca a me. Una picca per mano. Ramponi nei piedi. Casco in testa. Imbrago con ferraglia ciondolante. Che roba! Sembro uscito da un film di fantascienza. Il ghiaccio si frantuma sotto i colpi delle picche e finisce addosso ai compagni di sotto. Nel caso specifico, essendo io l'ultimo, mi sono preso tutto quello dei miei compagni. Fortunatamente nulla di grosso. Ogni due o tre colpi la picca affonda con un bel suono (tipo szoc!): stabilisco che quel suono mi dà fiducia e tiro. Tiene. Vado su.

La mia più grande paura è che mi si stanchino in fretta le braccia, ma per ora tutto fila abbastanza liscio. Poi arrivo in sosta e vedo cosa ci attende nel secondo tiro. Acc... Un bello scivolo azzurrognolo, ripido e stretto. Dave è fuori quadro, ha mal di stomaco ed è pallido. Già alla partenza non era in forma, decide di farsi calare da Francesco. Gli lascio le chiavi dell'auto per andarsi a scaldare.

Il vento intanto spazza le cime sul versante di fronte al nostro. Le cime hanno tutte un bel pennachio di neve. Lo stesso vento butta secchiate di fresca giù dalla nostra cascata, che su di noi hanno l'effetto di vere e proprie docce di polvere bianca e gelida. Ogni tanto, come intermezzo, qualche bella piastrella di ghiaccio ci piomba addosso. Ora capisco perché questa disciplina non è molto praticata!

Alzo gli occhi e vedo Sergio alle prese con l'ennesima doccia gelata e mi becco un bel pezzo di ghiaccio sul mento. Il dolore mi fa lacrimare. Stringo i denti e mi tasto il mento. Fortunatamente niente sangue. Quando più tardi in macchina racconterò l'episodio, Francesco mi dirà: "Beh, ci hai messo subito il ghiaccio...", di poco vado fuori strada dalle risate!

Le docce sono sempre più intense e frequenti, il consenso è unanime: decidiamo di mollare. Attrezziamo una calata in corda doppia sulla sosta e scendiamo a recuperare Davide.

Sergio propone un pomeridiano a Pontechianale. Per un attimo penso veramente che voglia affittare scarponi e carving e farsi due discese sulle piste. Poi capisco. Destinzaione Pineta nord. Cascata nei pressi delle piste. Ricominciamo che sono le tre passate. Davide ha recuperato e si unisce a noi.

Niente docce per fortuna. Ma il ghiaccio è sottile ed il rischio di finire con piedi e mani a mollo non è poi così remoto. Saliamo le prime due balze e raggiungiamo uno splendido anfiteatro, dove un bel salto di ghiaccio ci guarda dall'alto. Tutto intorno a noi colate di ghiaccio decorano le pareti. È uno spettacolo fantastico, che la luce del tramonto tinge di azzurrognolo. Gli impianti si sono già fermati. La cima del Viso, ancora baciata da sole, fa capolino dall'alto e ci sorveglia.

Con calma, agilità e chiodi, Sergio apre l'ultimo tiro. I Davidi lo seguono alla grande. Ma quando toccherebbe a me e Francesco è troppo buio per provarci. Pazienza. Resta solo il tempo di beccarsi ancora una bella mattonella sul ginocchio. Ahia!

Scendiamo dal sentierino tortuoso che costeggia la cascata verso le luci di Pontechianale. I larici sono scheletri neri. Le prime stelle decorano il cielo, tersissimo. Anche stavolta è toccato a noi il compito di spegnere la luce...

Commenti

il dottore (1/14/2004)

uhe, ma com'è che di capodanno non hai scritto una pippa?
Guarda che certi incontri valgono di più di una serie di molecole di H20 nello stato solido!!

paolo (1/15/2004)

Hai ragione, ma è anche vero che certe cose sono più difficili da raccontare... senza scatenare l'invidia di tutti!
;-)

guido (1/15/2004)

ueh, banfoni, finalmente un po' di "movimento" su 'sto sito!

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8/1/2004

Il vascello fantasma

Per quanti non sono di Torino, ma forse anche per quanti lo sono, visto la natura evanescente del fenomeno, vale la pena spendere una parola su che cosa sia la linea star (www.comune.torino.it/atm/star.htm).

La linea star è stata istituita dalla società che gestisce il trasporto pubblico allo scopo di incentivare il parcheggio fuori dal centro di torino: con un biglietto unico si ha infatti diritto al posto auto ed al trasporto sul piccolo e silenzioso bus elettrico che taglia il centro della città, transitando perlopiù in piccole corsie ed isole pedonali.

Nei mesi passati dalla sua istituzione, il servizio non ha riscosso alcun successo. Ma proprio zero. Ed il piccolo e silenzioso bus elettrico transita pacifico ed innocuo per il centro perennemente vuoto. A bordo c'è solo l'autista, solo come un cane.

Più di una volta durante le pause pranzo lo vediamo transitare, muto e deserto, per via S.Ottavio. Così abbiamo iniziato a pensare a modi per renderlo più divertente ed appetibile al pubblico. Si è pensato di addobbarlo come un vascello, munendolo di un bel castello di poppa e di una prua con tanto di polena. Due belle vele e la bandiera col teschio che sbatacchia al vento. Le porte dovrebbero essere sempre aperte in modo da permettere l'arrembaggio al volo. All'interno sacchi di caramelle da lanciarsi a manate e scimitarre di plastica e cappelli per giocare ai pirati, urlando come matti.

Stamattina però qualcosa è cambiato. Stamattina ne ho visti passare ben due. Ed in tutti e due c'era un passeggero che chiacchierava con il conducente. Che si sentirà meno solo e meno inutile. Ed ho pensato che per lui è un bel modo per iniziare l'anno, e forse anche per noi.

Auguri a tutti.

Commenti

paolo (3/2/2004)

... comunque prima o poi ci farò un giro

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