22/5/2014

Neve 2014

Tantissima neve in questo 2014, quanta non avevo mai vista prima. Peccato che a metà febbraio il mio ginocchio abbia deciso di ricordarmi che arrivati ad un certa età bisogna mettere in conto qualche problemino. E così mi sono perso un buon mese di attività.

Ma vediamo dove eravamo rimasti.

Ad inizio febbraio mi prendo un giorno di ferie perché il meteo dice sole, mentre il fine settimana non promette nulla di buono. Come spesso capita punto sul Lagorai: è un po' che non vado su in val Campelle e sento la mancanza di quei boschi, che si lasciano superare senza troppa fatica per lasciare spazio ad ampi pascoli esposti a sud. Le cime non sono troppo alte, gli itinerari sono brevi ma portano quasi sempre su una cima panoramica, da cui l'occhio può spaziare fino dalle Dolomiti di Brenta fino alle Pale di San Martino.

Quando fermo la macchina a Ponte Conseria trovo altre due auto. Qui durante il fine settimana si fatica a parcheggiare. È il punto di partenza classico di tutti gli itinerari che salgono verso Nord: Col San Giovanni in primis, una delle escursioni più amate per brevità e facilità. Il mio piano è di salire a Cima Lasteati. Ma le due violente folate di vento che mi accolgono appena sceso dalla macchina, mi ammoniscono alla prudenza. Vabeh, cominciamo a salire poi si vedrà. Trovo subito altri due ragazzi (ma non è mercoledì?) mentre risaliamo il ripido bosco e lo tagliamo a mezzacosta diretti verso la terrazza di Malga Conseria. La neve è bella, sebbene sia a tratti crostosa, ma soprattutto è tantissima. Saliamo col vento che ci sferza ma non demordiamo e in breve raggiungiamo cima Socede. La discesa è ottima nella parte alta, poi seguiamo la traccia di salita ravanando un po' nella crosta.

Sono solo le 12.30 e le gambe hanno ancora voglia di muoversi. Un ragazzo con cui avevo scambiato due parole prima di partire mi aveva consigliato, per patire di meno il vento, di andare sul Croz di Conseria. Itinerario che inizia lì vicino. Perché no? Me la sento e mi incammino ripromettendomi che appena sarò cotto, tornerò indietro. La cottura però arriva nel momento in cui la vetta è così vicina che non riesco a rinunciare. E faccio bene. Il vento si è spento, il panorama è fantastico ed il sole tiepido, infatti sulla cima trovo 5 scialpinisti (diversamente giovani) che si godono il tepore.

Riprendo fiato, faccio uno spuntino e inizio la discesa nella farina più bella della stagione. È il classico bosco ripido da farina abbondante: la gita invernale perfetta. Non resta che andarsi a rifocillare al SAT Lagorai.

Fine febbraio. Porto la famiglia a Cavalese determinato a tentare una gitona: la Busa Grana. Notevole per sviluppo e dislivello. Le gite sul lato nord del Lagorai hanno in gran parte queste caratteristiche: partenza da quote basse (1000 mt o poco più), dislivelli superiori ai 1400 mt, sviluppi chilometrici sostenuti. C'è tantissima neve. Continuo ad andare forte e non sento molto la fatica, ma in discesa qualcosa va storto e pur senza cadere la sera ho un gran male al ginocchio. Il giorno dopo non posso deludere mia figlia e così vado a sciare con lei all'Alpe Lusia. Il risultato di questo exploit è che in 15 giorni il ginocchio mi si blocca e non sono più in grado di camminare. Gran spavento, risonanza magnetica, timori di danni seri... e invece in 30/40 giorni passa tutto da sé. Però resta la paura accompagnata da tante domande e dalla consapevolezza che forse è meglio ridimensionare le aspettative.

Peccato che la Busa Grana per me sarà sempre tra i ricordi negativi. Peccato davvero. Forse dovrei tornarci in stagione più avanzata. Non so, si vedrà.

Per ricominciare ad usare le gambe in montagna aspetto il 29 marzo. Sono in Piemonte dai miei e riesco ad organizzare una breve ciaspolata al Ricovero del Lac Muffé in val di Champorcher (AO). Bella giornata tiepida, bella compagnia. Itinerario breve ma ripido. Bravo Davide che se lo fa con la sua bimba in spalla. Un posto da prendere in considerazione quando non si ha voglia di fare lunghi tragitti e ci si vuole godere un po' di quiete.

Il primo aprile non si scherza: ho voglia di rimettermi in gioco con gli sci. L'idea di partenza è la Forcella Magna in val Sorgazza. A pochi chilometri dalla malga trovo un cartello che mi ammonisce a non continuare per pericolo valanghe. Il solito eccesso di prudenza, penso. Duecento metri dopo mi trovo davanti un palazzo di neve mista a terra ed alberi. Messaggio ricevuto. Torno in dietro e provo a risalire la val Regana, supero di slancio una placca di 10 metri di neve confidando nelle mie gomme da neve. Poi realizzo che non c'è abbastanza neve e torno indietro. Ma in discesa i 10 metri di neve 'innocua' mi tradiscono. La croma sprofonda e rimango bloccato.

Non ci credo. Dopo le imprecazioni di rito estraggo la pala da valanga ed inizio a scavare davanti alle ruote. Mi sdraio a terra e cerco di togliere più neve che posso da sotto la macchina. Quindi vado nel boschetto poco più in là e cerco rametti da mettere davanti alle gomme. Riesco anche a mettere una catena da neve. L'altra non ci riesco da tanto la ruota è infossata.

Dopo un'ora di lotte e sbuffi riesco a sbloccare la Croma. Ma ormai è tardi, sono stanco e pure un po' incazzato. Che fare? Gli impianti al passo Brocon sono ancora aperti, dunque niente risalite su pista. Idea! Il monte Coppolo è citato in tutte le guide che trattano della zona Valsugana/Vanoi come gita brevissima per super principianti. Fa al caso mio, data la situazione. È una gita particolare: l'itinerario segue il costone che si allontana in direzione Sud dal Passo Brocon aprendo tutto intorno un panorama enorme: Monte Grappa, Altopiano di Asiago, Lagorai, Pale di San Martino, vette feltrine. Come tutti gli itinerari di cresta sembra di volare. Giunto sulla vetta sciistica (impressionanti cornici su ambo i lati, mai visto nulla di simile ad aprile ) mi metto in assetto da discesa e trovo un firn meraviglioso. Ripello e torno in cima. Soddisfatto su neve collosa torno alla macchina. Il ginocchio ha retto ed ho fatto una gita che in altre circostanze non avrei mai preso in considerazione, ma che mi ha permesso di conoscere ulteriormente il territorio tra Veneto e Trentino.

Giovedì 17, il meteo annuncia uno zero termico quasi invernale. L'opportunità è imperdibile. Da tempo desideravo fare qualcosa sul versante sud di Sappada, nella zona dei laghi d'Olbe. Parto con calma, decisamente ad ora tarda per la stagione e la scelta si rivela azzeccata. A Sappada ci sono zero gradi ed un cielo blu senza l'ombra di un nuvola. La mia speranza è che quel che resta delle piste battute a fine stagione sia ancora sciabile. Non mi sbaglio, il prato verde a monte della cittadina è attraversato da una strada rialzata di oltre mezzo metro di neve dura, ben intenzionata a durare più di una settimana. La risalgo fino alla stazione a monte e poi mi dirigo ormai fuoripista verso il monte Lastroni, du cui non raggiungo la cima, ma mi fermo lungo la cresta, ugualmente panoramica. Il ginocchio tiene, la neve pure. Vista sul Peralba e la val Visdende (prima o poi andremo anche lì) la discesa è perfetta e goduriosa (ah, la primavera!) fino alla stazione a monte. Poi mi fermo ad aspettare che il manto si ammolli ancora un po': è ancora tutto ghiacciato. Mi raggiunge Ivan, simpatico scialpinista di Udine. Tra una chiacchiera e l'altra la temperatura si scalda: ottima discesa fino alle macchine e poi assieme a fare merenda. I sappadini ci raccontano di un inverno tragico per l'eccesso di neve ed i problemi che comporta. Un anno troppa, un anno poca. Fa sempre quello che vuole lei.

Inizia Maggio e decido di tentare una cosa che avevo in mente da anni. Sfruttare quel che resta a fine stagione delle piste da fondo dell'Altopiano di Asiago (centro fondo di Campomulo) per salire fino al monte Ortigara. Idea un po' folle. So già che al ritorno mi toccherà ripellare e spingere ancora fino all'auto per almeno 2 ore. Ma ormai è decisa: ci provo. L'attraversamento del centro fondo è infinito, ma c'è ancora neve da vendere. Il bosco toglie gran parte della visuale e quando giungo a malga Moline sono un po' perplesso. 'Ma questo grande sbattimento con cosa mi ripagherà? Ammesso che intenda ripagarmi!' Da lì si inizia salire, il bosco si fa rado. La neve, che nella parte in piano è tutta buche o gobbe diventa liscia come un biliardo. Una recente spolverata di bianco copre lo strato giallognolo che ha contraddistinto il manto nevoso di quest'inverno. Ma anche l'ultima neve è trasformata. La colonna mozza che ricorda le vittime della sanguinosa bataglia mi accoglie in un'atmosfera surreale. Tutto è bianco, tutto è pace. Il cielo è di un blu perfetto. In giro ci sono solo io. Consapevole della sfacchinata che mi attende non indugio troppo in cima (che vista sul Lagorai!) e scio molto bene fino alla malga. Da lì in poi è esattamente come me l'aspettavo: una sfacchinata pazzesca!

Resta da raccontare la salita al Clapsavon, ma sarà per un'altra volta.

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29/1/2014

Gennaio!

Beh al lago Volaia ci sono poi stato in una giornata che doveva anche essere soleggiata, stando al meteo. Purtroppo ho camminato sotto una cappa di nuvole tutto il dì, con il vento freddo che mi sferzava la faccia. Pazienza. Ci si potrebbe tornare con gli sci, anche se temo l'intensa aratura nel canale che porta al lago. Fino ad oggi ho già fatto 5 gite con gli sci, una delle quali eccezionale su vicino al Picco di Vallandro, le altre mediamente discrete, ma purtroppo tutte troppo tracciate. Tanti, troppi praticanti oppure troppa poca fantasia? Una via di mezzo.

La Forcella del Cristallo ed il Giavo Grande non credo sia mai possibile trovarle pulite: troppo famose.

La settimana di vacanza a Molini di Tures (BZ) è stata veramente valida: un ottimo compromesso tra le mie esigenze e quelle della famiglia. Il 'mal di Alto Adige' che ne è conseguito (si manifesta come desiderio morboso di tornarci ogni volta che se ne presenti la possiilità) è tuttora vivo.

Ora occorre darsi da fare e cercare di capire dove sia meglio puntare le punte degli sci, ma temo che la quota neve alta abia combinato discreti pasticci: insomma non sarà facile trovare neve bella.

Mi piacerebbe anche cimentarmi nuovamente con lo slittino, ma non mi vedo a partire direttamente da Venezia per andare ...solo a slittare.

Sabato scorso sono infine tornato in uno dei miei luoghi prediletti. Forse è il mio luogo prediletto: il rifugio Serot in Valsugana. C'è qualcosa in quelle cime arrotondate e piene di sole che me le fa amare particolarmente. Forse la scoperta di quei luoghi quando oramai ero rassegnato a vivere di canaloni dolomitici (che sono stupendi, sia ben chiaro, ma non sempre si ha voglia di salire tra ristrette pareti, tra pinnacoli di roccia incombenti) mi ha rivelato che a due ore da Venezia avevo ... uno spicchio di Piemonte (non me ne vogliano i Trentini, ma alla fine dei conti il confronto coi luoghi nativi è quasi inevitabile). In realtà da quando ho iniziato a frequentare il gruppo montuoso del Lagorai, ho scoperto qualcosa di ancora più particolare. Ma sarà argomento di qualche testo futuro.

Insomma la salita all'Hoabonti è in assoluto una delle mie favorite. Dà il meglio con la neve trasformata e quindi è meglio aspettare almeno la fine di febbraio, ma non ho saputo resistere: troppa voglia di sole. La dieta a base di croste era messa in conto.

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11/11/2013

Autunno dolomitico

Scusate l'assenza, ma tra il birrificio e il sito www.rifugiaperti.it di tempo ne rimane davvero poco. Troppe parole sono rimaste nella mia testa negli ultimi mesi e non c'è mai stato il tempo di condividere qualche riflessione. Pazienza, rimediamo oggi.

Ho una gran voglia di fami un giro autunnale per montagne e così metto la fantasia all'opera. Requisito fondamentale: versante Sud per non battere le brocche. Altitudine non oltre i 2500, ma anche meno. E come al solito, luogo inesplorato raggiungibile in giornata da Venezia. Non facile ormai, avendo girato quasi tutto il girabile della fascia sud delle Dolomiti.

Continuo ad avere in testa la Carnia, ed in particolar modo il lago Volaia, dalle parti del Coglians. Ma non vorrei che intubasse troppa aria. Così provo ad immaginare qualche alternativa. Vorrei anche andare in esplorazione di nuove gite con gli sci, anche se come attività lascia il tempo che trova, visto che poi la neve (potere magico) cambia tutto. Se poi penso che in un posto ci andrò con gli sci, allora la voglia viene anche un po' meno: tanto vale aspettare la neve. Insomma la scelta non è facile, neanche un po'. Intanto aspettiamo il bollettino delle 13.

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