
5/3/2010
Afasia
Con la storia dei dischi della mia vita me l'ero cavata per un po'. Ma forse l'avevo tirata per le lunghe. Intendiamoci, vorrei ancora parlare di qualche vecchio tocco di vinile oppure di qualche dischetto iridescente. Non escludo che in futuro lo farò.
La verità è che ho fatto i salti mortali per non affrontare esplicitamente i problemi più grandi che mi hanno tormentato in questi ultimi 6 mesi. E anche adesso sto riflettendo se sia il caso di lasciare che le mie cose più private finiscano nella rete oppure sia meglio continuare a parlare d'altro.
In fin dei conti non ho parlato della nascita di mia figlia, che è un evento lieto, dunque a maggior ragione non vedo perché dovrei parlare dei miei problemi di salute. Tanto il 90% dei lettori di questo blog sono cari amici e quindi sanno tutto, gli altri si tengano le loro domande.
Allora perché queste righe? Beh, la mia temporanea, spero, afasia ha i suoi buoni motivi e mi dispiaceva vedere il mese di febbraio senza neppure un post senza scrivere un perché. Ecco tutto.
21/1/2010
appello sms per bimbo con leucemia
http://attivissimo.blogspot.com/2008/01/antibufala-falso-sms-per-donazione.html
prima di inoltrare catene di s.antonio che sono più dannose che altro, sarebbe meglio controllare sul sito antibufala, non sarà una garanzia di certezza, ma è un primo passo per non cascarci come dei polli
19/1/2010
The Cult - Love
1985. Sinceramente, stento a crederlo. Significa che avevo 12 anni e che facevo seconda media.
Non credo di averlo ascoltato allora, ma forse un po' dopo. Chissà chi l'aveva portato nel giro degli amici. Ricordo che forse c'era una copia a casa di Paolo, un mio omonimo di qualche anno più vecchio. Lo risascolto adesso e lo trovo ancora veramente valido, sospeso tra rock e psichedelia gotica con la voce di Ian Astbury che predica come una specie di sacerdote dell'oscuro. Ascoltate Love oppure Phoenix e sarete trascinati in una tamaraggine ricca di stile e personalità. La cosa che più mi colpisce? Non hanno mai più fatto nulla del genere! Chissà che anche qui non ci sia stato lo zampino di un produttore particolarmente capace, ma che in realtà al gruppo il risultato non sia piaciuto (come è possibile, mi domando?) e che loro volessero essere più rock. In effetti anni dopo si produrranno in una cover di Born to be wild che se ben ricordo non è proprio il massimo ed il successivo Electric ha dei suoni da brutta copia degli AC/DC.
Nirvana e Rain sono due singoli spacca mondo, She sells sanctuary e Revolution ancora di più. E già 4 brani così fanno la differenza. Ma è la qualità dei riempitivi a lasciare ammirati. Phoenix è interamente basasta sul wah wah e su un coro ossessivo che trascina a ballare in un sabbah o qualcosa di molto simile. Il lavoro sulle chitarre in ogni brano riesce a tirare fuori qualcosa di speciale ogni volta: un riff, una sonorità. C'è pure la ballatona, e qui già si nota la strizzata d'occhio al pubblico da rock duro, che sarà duro finché vuoi, ma alla ballatona non ci rinuncia, che ha un titolo che vale il brano: Brother wolf, sister moon.
L'aggiunta di due brani effettivamente superflui come bonus track nella versione cd lascia ancora preferire la scaletta del buon vecchio vinile. Nell'era del CD ci troveremo tante volte a sentire nei cd brani superflui aggiunti col solo scopo di raggiungere i fatidici 74 minuti.